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Adolescenti e le loro menti "sbagliate" – Pollicino era un grande
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Adolescenti e le loro menti "sbagliate"

Adolescenza

Lo si dice in tutte le salse, c’è scritto in tutti i manuali, ci si fanno dibattiti e convegni, film, telefilm, libri. Avere un figlio adolescente non è una passeggiata, anzi è fatica e spesso paura. Ci sono molti modi di reagire che ogni genitore crea secondo il suo stile e le sue risorse.

Ma perchè i ragazzi di oggi sembrano tanto ingestibili e meno propensi a guardare al futuro, parafrasando una canzone di ormai una generazione fa?

Tutto sembra, al solito, scaturire dalla scienza e dal cambiamento nei tempi di crescita. Partiamo da un articolo presente sul  Wall Street Journal dal significativo nome di “Che c´è di sbagliato nella mente degli adolescenti?” (  What´s wrong with the teenage mind?) dove, affrontando il modo di agire degli adolescenti ( 13-16 anni) si è definita come insostenibile la nuova generazione di adolescenti, precoci nel crescere ma lenti nel divenire poi autonomi.

La domanda molto chiara che si fa nell’articolo è questa ” Cosa succede quando i bambini entrano nella pubertà prima e nell’età matura dopo? La risposta è: una buona dose di stranezze adolescenziali”  ( traduzione dell’autrice, nell’originale cit. ” What happens when children reach puberty earlier and adulthood later? The answer is: a good deal of teenage weirdness.) Motivando questo inasprirsi delle difficoltà con la mancata armonia tra la crescita neurale quella psicologica, l’articolo di Alison Gopnik, professore all’Università di Berkeley, spiega come siano possibili le gesta di questi impossibili adolescenti. Sta tutto nelle forti emozioni, causate dagli ormoni sessuali scatenati in pubertà nel sistema limbico, e lo scontro con il sistema sociale.  Se le emozioni sono quindi forti, estreme, terribilmente UP o terribilmente DOWN, continuamente spinte alla ricompensa e alla sfida, dall’altra parte agisce una maturazione cerebrale collegata al calcolo del rischio, al controllo e alla previsione delle reazioni molto lenta, che arriva a maturità intorno ai 20 anni. Questa frattura tra emozione e razionalità, crea uno spazio di azione dove non ci sono regole e si tramuta nei comportamenti provocatori ed eccessivi dei ragazzi.

Questo senso di sfida è rintracciabile anche in comportamenti spesso palesati da imprese impossibili, basti pensare ad adolescenti che navigano da soli intorno al mondo, minorenni che scalano montagne ed altre avventure, come riportato in un articolo di due anni fa del Corriere, dove veniva poi evidenziata una mancanza di attenzione dei genitori, che venivano in un caso anche segnalati ai Servizi Sociali ( come nel caso della giovane olandese Laura Dekker).

La mente adolescente

In linea su questa assenza, anche se in maniera diversa, in pone la psicologa Gopnik che suggerisce che causa dell’eccesso ci sia anche la lunga infanzia senza problemi dei ragazzi, definita e protetta da una mancata responsabilizzazione da parte dei genitori, che crescendo i figli in un mondo ovattato non li pongono mai di fronte al limite e alla regola, impedendogli di trovare come dare ordine alle loro emozioni fiume. Per aiutare questo prendere la via della maturità, si propongono attività anche fisiche ( come ridipingere la scuola o seguire studenti più piccoli) che permetterebbero ai ragazzi di sentirsi “più grandi” e quindi meno liberi di vivere di provocazioni. Una sorta di addestramento partendo da piccoli lavoretti che insegnerebbero agli adolescenti come crescere in un mondo tanto rallentato da quel punto di vista.

A questo articolo, chiaro e ben fatto, segue però una carrellata di esempi di come poi, nella vita di tutti i giorni, le spiegazioni non bastano e molti genitori,invece di ragionare su come aiutare i figli, rischiano di lasciarsi andare ad atteggiamenti non poi tanti più maturi di quelli criticati.

Un esempio su tutti e il genitore americano del video caricato da qualche tempo su YouTube, visto e commentato da moltissime persone, genitori ma anche figli, molti dei quali definiscono il protagonista un eroe. Questi, nel video, racconta come abbia trovato un post della figlia sul suo Facebook, tentando di impedirne la lettura ai genitori,  in cui si lamentava di avere una vita difficile, dovendo fare le faccende domestiche, di come non li aiuterà mai da vecchi, di come dovrebbe essere pagata per le mansioni che svolge in casa, di quanto il loro comportamento sia ingiusto etc. Uno sfogo eccessivo nel suo essere deliziosamente adolescenziale, che non stupisce come il video reazione del padre. L’uomo infatti, prende la sua pistola e spara al suo portatile dicendo che il prossimo se lo dovrà comprare da sola e dedicando gli ultimi colpi alla moglie.  Al video sono seguiti tantissimi click e tantissimi commenti, molti di comprensione. Per arginare la figlia, sembrerebbe ingestibile, il padre parla di dosi di  “tough love” traducibile in italiano con una sorte di amore severo, pieno di limiti e regole per il bene della ragazza.  Cosa ci viene da pensare? Certamente che il divario tra genitori e figli sembra sempre più incolmabile e che la comunicazione dell’era digitale non sembra aiutare molto. Se una volta i ragazzi potevano sfogare liberamente la loro rabbia contro i genitori al segreto, oggi il social network rende  tutto amplificato e la voglia di visibilità limita molto la capacità di ragionare direttamente con l’interessata, in questo caso la ragazza, rispetto ai problemi emersi. Senza entrare nel merito del comportamento del padre, certamente riporta chiaramente un certo malessere di essere genitore e genitore con figli adolescenti, che pare il peggio che possa capitare. Ma sono diventati così impossibili i ragazzi e così incapaci di insegnare la responsabilità i genitori? Certamente questo semplice interrogativo lascia aperti moltissimi approfondimenti, nella consapevolezza delle miriadi di variabili che influiscono sul comportamento, di natura neurologica, culturale, sociale, antropologica.

Se poi faccia più tenerezza il ragazzo in preda alla sua pericolosamente lunga adolescenza o il genitore sperduto di fronte alle tante provocazioni, questo non saprei dirlo.

Pollicino:  L’Adolescente 
 
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Marzia Cikada

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