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Il Matrimonio che vorrei (Hope Springs) – Pollicino era un grande
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Il Matrimonio che vorrei (Hope Springs)

 
Il matrimonio deve continuamente combattere contro un mostro che tutto divora: l’abitudine.
Honoré de Balzac
 
 

Quanta fatica essere coppia!

Peggio, quanta fatica essere coppia come lo si vorrebbe essere. Non dimenticandosi di quello che si vuole, di quello che vuole l’altro, di quello che si vuole insieme. Una cura continua, un impegno quotidiano, un lavoro. Verrebbe da chiedersi se ne vale la pena. Ne vale la pena? Parrebbe di si, se pensiamo che un buon matrimonio, un buon legame aiuta a vivere meglio, più a lungo, sostiene il benessere, migliora la propria immagine di sè. Ma la grande fatica resta.

Sembrano scoprirlo sulla loro pelle, Kay e Arnold, protagonisti del godibile film ” Il matrimonio che vorrei”  di David Frankel, sceneggiato quasi come opera per il teatro da Vanessa Taylor e con due attori capaci e stimati come Meryl Streep e Tommy Lee Jones. Coppia come tante, con la stessa mostrata serenità e celata sofferenza di tante altre. Una unione di 31 anni, due figli, una nipote, stanze separate, niente sesso da quattro forse anche cinque anni, regali per la casa per l’anniversario del loro matrimonio. Una coppia che ha perso il gusto delle piccole cose, che ha dimenticato le sfumature dei proprio desideri, che si trascina monotona giorno dopo giorno, facendo finta che possa bastare, perchè “un matrimonio non cambia” pensano, come viene suggerito a Kay da una sua amica. Solo che, come in tante storie, uno dei due ( e come spesso succede la lei in questione) comincia a soffrire di quella distanza, di quel non essere guardata negli occhi, di quel aver perso un obiettivo comune.

Perchè prima si pensa a far la coppia, poi a fare i figli, poi a crescerli e a vederli sistemati nel mondo e poi? Poi c’è il tempo di essere coppia di nuovo, se non si è dimenticato come si è coppia e ci si è limitati, piuttosto, solo a vivere  sotto lo stesso tetto.

Arnold, nella nostra coppia, pare averlo scordato, pare non pensarci, difeso dai suoi modi un pò bruti e silenziosi. Lei non chiede per timidezza e paura fino al crollo, alla decisione di non arrendersi. Ed ecco la coppia immergersi in una esperienza di terapia intensiva di una settimana che tra entusiasmi, dubbi, battute di arresto e nuove scoperte li allontanerà per potersi ritrovare come complici che partecipano, si cercano, si ritrovano sotto le coperte e dentro il mondo. Un finale positivo, che crea speranza per tante altre storie per un film che è stimolo di riflessione per gli spettatori, illustra una situazione tipo dove molti si ritroveranno e indica bene i passi falsi da non fare per le coppie giovani che si avviano serene alla vita comune.

Prima regola? Non smettere di fare sesso.

Non solo per il sesso in se, ma per quello che comunica in termini di alleanza, desiderio di conoscere l’altro, soddisfazione personale. Si fa un buon sesso se si coopera nel modo giusto. Se si riesce a comunicare fantasie, possibili e non, se la distanza con l’altro è solo quella, sana, delle reciproche differenze e non quella di un muro che divide.

David Schnarch scrive che il sesso non è solo una parte della relazione, ma “incarna, letteralmente e metaforicamente la profondità e la qualità del rapporto emotivo della coppia.” ( dal testo a cura e di M. Andolfi del 1999 “La crisi della coppia.”) in questa cornice, non solo l’atto in se, ma ancor di più la tenerezza e l’intimità che questo comporta sono la cartina tornasole del benessere di una coppia.  Nel film Kay studia come dare piacere, insieme si esercitano nell’abbraccio, lo trovano “piacevole” dopo anni senza carezze, eppure la sfida non sarà solo sperimentare un nuovo modo di vivere la sessualità, peraltro con la fortuna di viverla liberi da certi limiti propri delle coppie novelle. La vera sfida sarà rinnovare il loro modo speciale di ritrovarsi alleati, di conoscersi e sperimentarsi, sarà scoprire cosa è cambiato nell’altro e trovarlo semplicemente bello. Se si dimentica, lentamente, come comunicare al partner la continua conferma dell’averlo scelto, se si diminuiscono le attenzioni, le condivisioni, se si smette di dire quello che piace e quello che non piace, lentamente la coppia resta un involucro vuoto. Dopo trovano posto distanze e recriminazioni e vengono bandite emozioni e crescita. Facciamo attenzione a non cadere nella trappola. Il film sembra un monito a rinfrescare, ogni tanto, la propria scelta, a rinnovare, come dice una coppia al ristorante all’altra protagonista  “il tagliando“, perché non solo la macchina/coppia non smetta di andare, ma perché possa ancora godersi qualche impennata e una manciata di virtuosismi su strada.


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