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L’Abbecedario del Terapeuta – D come Desiderio – Pollicino era un grande
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Marzia Cikada
2 Commenti
  • marisamoles

    Facciamo due lavori diversi, tu ed io, eppure molto simili, e non sto parlando della mia attività allo sportello d’ascolto perché non è il MIO lavoro, è qualcosa che faccio con umiltà e consapevolezza della mia imperfezione colmata, forse, dalla mia umanità.

    Quando scrivi: «Il terapeuta nel suo angolo del desiderio, riesce a trovare la motivazione per affrontare incontri sempre nuovi con rinnovata energia e capacità di scovare l’unicità dell’individuo, della coppia, della famiglia che si ha di fronte, senza cadere nella facile e sterile, ripetizione di prassi, gesti e frasi.» mi basta sostituire il termine “terapeuta” con “insegnante” e mi ritrovo. Mi ritrovo soprattutto in quel desiderio che forse è quel quid che fa la differenza tra un insegnante/terapeuta e un buon insegnante/terapeuta. E quella capacità di meravigliarsi, sempre, che allontana lo sconforto anche nei momenti di crisi. Quelli in cui ci si chiede “sbaglio?”, sapendo perfettamente che il rischio esiste altrimenti saremmo macchine perfettamente programmate (sempre che esistano!) e non uomini e donne.

    Sai cosa penso? Sono fortunati i tuoi pazienti ad avere una terapeuta così sensibile e innamorata del suo lavoro.

    Un abbraccio.

    27 maggio 2013 at 13:36 Rispondi
    • Marzia Cikada

      Grazie Marisa. Diciamo che sono fortunata anch’io ad aver incontrato pazienti che hanno nutrito l’amore per il mio lavoro con il loro coraggio a fidarsi di me. Un abbraccio anche a te.

      30 maggio 2013 at 7:04 Rispondi

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