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Demolition (2016) – Pollicino era un grande
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Demolition (2016)

La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente.

Marcel Proust

SE DEVI AGGIUSTARE QUALCOSA

DEVI SMONTARE TUTTO

La storia di Davis (Jake Gyllenhaal) è tutta in questa frase. E lui, il nostro protagonista, è un uomo rotto che deve capire  il nuovo ordine da dare ai suoi pezzi. Nell’ultimo film di Jean.Marc Vallèe si parla di lutto e dei modi che la mancanza usa per farsi sentire, diventando possibilità se se ne accettano i modi, talvolta bizzarri.

Un film sul ritornare a sorridere, sulla possibilità di dare un senso alla morte entrando in contatto con sé stessi e le proprie emozioni. 

Trama. Davis è sposato con Julia (Heather Lind). Lui si occupa di finanza con il suocero. Un giorno, mentre parlano di un frigorifero da sistemare, un auto si scontra con quella di Davis e Julia. Lui ne esce illeso, lei muore. Davis pensa di non sentire nulla, dice di non averla amata. In effetti la coppia non era felice, eppure a modo suo, Julia accompagnerà Davis a capire molto della sua vita e a come viverla.

Julia diceva a Davis che lui non faceva attenzione alle cose. Quando lei muore, lui comincia a fare attenzione. Vede quello che non vedeva. Mentre il padre di lei, decide di investire i soldi dell’assicurazione in una borsa di studio (la sua eredità dice) Davis riflette su quale sia l’eredità di Julia. Ma a guardarlo in superficie, sembra quasi che il dolore non ci sia, Davis inizia invece a fare cose “strane”. Prima di tutto, inizia a scrivere all’Ufficio Reclami di una ditta di distributori automatici perchè mentre era lì, in ospedale, il giorno che è morta Julia, un guasto non gli ha permesso di ottenere il suo pacchetto di dolciumi. E scrivendo il suo reclamo diventa altro. Parla di sé, del suo lutto, con una strana distanza, con distacco, insomma Davis sta vivendo una profonda dissociazione dalle emozioni che prova. Ma lentamente si riprende tutto, certo prima dovrà distruggere quello che c’era. Demolirlo per poter sorriderne.

In questo lo aiuterà qualcuno, abbiamo sempre bisogno dell’aiuto di qualcuno.

Nella storia di Davis i qualcuno saranno Karen Moreno (Naomi Watts) e il figlio quindicenne di lei Chris (Judah Lewis). Non è una altra donna, un amore, quello che nasce con Karen, responsabile della ditta di distributori a cui si appella Davis, non banalizziamo. Forse lo diventerà, ma nasce come un porto sicuro dove poter fuggire, un nido caldo dove lui si rifugia, lontano dalla casa perfettamente fredda che aveva costruita con Julia. In compagnia di questa famiglia, una donna sensibile e vulnerabile e un ragazzino alla scoperta di se stesso, Davis riesce lentamente a riprendere lucidità, ad avere nuovi occhi. Per Chris sarà l’adulto disponibile con cui parlare dei suoi dubbi sul suo orientamento sessuale, affrontandone poi le conseguenze (un pestaggio di cui il ragazzino resterà vittima), per Karen un aiuto con il figlio e l’occasione di fare scelte importanti, come lasciare l’uomo con cui è ma di cui non le interessa.

Trovare come far posto ad un lutto è una operazione quando mai delicata.

Davis ci riesce demolendo, cose, oggetti, casa sua, la sua vita. Julia lo accompagna in questo. Poco prima di morire, gli aveva ricordato di avere degli arnesi per aggiustare le cose e Davis li trova, li teneva nascosti e inizia a fare tutto a pezzi, a partire dal frigorifero fino alla sua stessa casa. Mentre lo fa scopre cosa sia quel fare attenzione che si era negato. Scopre i suoi sentimenti, il suo amore imperfetto per la moglie morta e il suo desiderio di fare qualcosa per lei. Quando tutto sarà smontato, allora potrà ricostruire e dare un senso, sorridere, correre, essere curioso, vivere essendo finalmente in contatto con se stesso.  Dopo che le cose sono smontate possiamo aggiustarle e vederle funzionare di nuovo. ( Meglio).

E se vi sembra che ci sia troppa metafora in tutto questo, come dice Davis ci sono momenti in cui tutto è metafora.


Pollicino: Chi ha vissuto un lutto

L’Orco: La fatica di rimettere insieme i pezzi.

L’arma segreta: Imparare a fare attenzione, recuperando le proprie emozioni.

 

 

Marzia Cikada
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