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Il 20 Novembre ha la T maiuscola -Giornata Mondiale contro la TransFobia- – Pollicino era un grande
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Il 20 Novembre ha la T maiuscola -Giornata Mondiale contro la TransFobia-

LA’ DOVE SI AMA NON SCENDE MAI LA NOTTE.
Proverbio del Burundi

Non viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Se dovessi trasformare il proverbio qui sopra in realtà, direi che fuori dalla mia finestra sarebbe notte. Vedrei nello sfondo lucine accese in certe case, la fievole fiamma di qualche candela coraggiosa e avrei modo di ammirare qualche sparuto lampione mentre cerca disperatamente di fare il suo lavoro, ma intorno, denso e gelido, ci sarebbe il buio.

Il buio dell’ignoranza divora l’amore.

L’ignoranza afferra le parole buone e le tramuta in sberleffi e quando l’umiliazione che queste creano non è abbastanza, fa diventare questa una maledizione, a volte una epigrafe. Poco importa se uccidendo per mani di altri o armando la mano di chi si ritrova, disperato, a essere sicario di se stesso. In ogni caso è quasi sempre l’ignoranza a premere il grilletto. Quello che rimane, dopo, sono le lacrime di chi resta e il silenzio di chi non c’è più.

Per questo oggi, 20 Novembre, questo Blog dedica un post al giorno della rimembranza, un giorno in cui si ricordano le persone morte a causa di atti di violenza legati a situazioni di transfobia, un giorno conosciuto nel mondo come TDoR – Transgender Day of Remembrance –

E’ importante che oggi se ne parli, perchè proprio la terra che abito, l’Italia, detiene un triste primato. Quello delle persone transgender che vengono uccise. Uccise perchè non conformi.

20-novembre-2016-tdor

Il 17 Novembre ero a Roma, ascoltando le voci di un Convegno dell’Associazione TGenus, una Associazione di volontariato nata a tutela dei diritti delle persone transessuali e transgender, una realtà che spero possa crescere e trovare spazi sempre più grandi da occupare. In quella serata, oltre alla professionalità dei relatori, le protagoniste erano le storie delle persone.

Le storie dovrebbero essere sempre raccontate, perché solo quando le ascoltiamo riusciamo a sentirle addosso.

Molti di noi pensano di non avere responsabilità se il mondo non è sempre un bel posto. Ma non è vero. Ce ne accorgiamo quando ascoltiamo le storie, quelle che ci raccontano di quanto possa essere duro scoprirsi diversi da quello che si credeva, da quello che tutti intorno credevano, quando è faticoso vivere un corpo ostile, che non si riconosce come proprio, che in alcuni casi ci ripugna. Questo succede a molti transgender e transessuali, oltre al caos che inizialmente si prova dentro, vengono buttati contro il muro delle certezze degli altri. Che, in ogni modo che possono, rendono palese che non solo non vanno bene, men che meno sono speciali, ma in loro c’è “qualcosa” che li rende sbagliati.

E nessuno che si crede un errore può sentirsi degno di amore, degno di diritti, degno di uno specchio che rifletta una immagine amabile di sé.

Le storie che ho sentite, simili a quelle di tanti bei film (dal classico “Boys don’t cry“al recentissimo “3Generations”), dovrebbero essere ascoltate da tutti.

Storie di adolescenze difficili, di violenze fatte di parole e di azioni, di discriminazioni e di superficialità, di paura e vergogna alla ricerca di quel momento, di quell’aiuto, di quell’amore che rende possibile dire “Esisto e non mi arrendo”.

Finché viviamo nel silenzio, non sappiamo neppure di essere sordi.

Non immaginiamo neppure di poter sentire. Così, le storie che ascoltiamo, ci danno prova di quanto limitato era il nostro mondo e ci dicono che dobbiamo allenarci per imparare a sentire, per riconoscere i suoni, per superare la nostra mancanza.

Siamo ancora un mondo che manca, di rispetto, di ascolto, di accoglienza, di specchi che non divorino la nostra immagine ma ci insegnino ad amarla fino a che non sia davvero il riflesso di quello che siamo.

Un mondo terrorizzato da quanto non è uguale, che ignora la bellezza della vita, perché di vita ne apprezza solo una, mentre la vita è tante vite, si manifesta in molteplici vesti, volti, mani, sessi, sguardi, colori.

Amare la vita è amare la moltitudine di possibilità che questa ha reso possibile.

Chi nasce transgender ha avuto in sorte due vite. La prima finisce quando si capisce chi si è veramente, ma non deve sparire per far posto alla seconda, ne è parte, rappresenta il prima che ha permesso ci fosse quel dopo e non altri. Ma perché sia possibile imparare ad amare il bozzolo, bisogna imparare che la bellezza della farfalla dipende anche da quello. E non sarà possibile finché il benessere di ogni persona non sia assicurato, finché la cultura non sia in grado di accogliere e sostenere ogni cammino verso se stessi.

Il piccolo poema di questo video, scritto da Lee Mokobe, poeta di strada di Cape Town. Lee scrive e recita che:

“Nessuno pensa a noi come come esseri umani

perché siamo più fantasmi che carne,

perché le persone temono che l’espressione del mio genere sia un inganno”

E’ dovere di chi è nato in un corpo che riconosce come suo, che ama persone che gli viene permesso di amare e vive la sua vita senza dover per questo combattere o provare paura, proteggere il diritto a vivere di tutt*.

Per questo si deve costruire una cultura capace di riconoscere le differenze e rendersi più ricca grazie a queste, insegnando ai genitori la bellezza della vita che stanno crescendo, quale essa sia, accompagnando i bambini a diventare grandi ascoltandosi, per capire chi sono veramente senza mai avere paura che per questo possono essere discriminati, feriti, umiliati, uccisi.

– Pollicino ha pensato che magari non sempre c’è chiarezza nei termini quindi ve ne racconta qualcuno usando il GLOSSARIO tratto dal libro “Linee Guida per la Consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche gay bisessuali” di Vittorio Lingiardi e Nicola Nardella-

Transgender. Individuo che disconferma le aspettative, i ruoli e gli atteggiamenti tradizionali legati al genere, spesso mantenendo inalterato il proprio sesso biologico.

Transessuale. Individuo il cui sesso biologico differisce dalla sua identità di genere…attua o si propone di attuare interventi chirurgici e/o ormonali per adeguare il proprio fisico, la propria voce ecc a come si sente di essere psicologicamente.

Marzia Cikada

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