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24 cose sul film SPLIT (2017) Una per personalità – Pollicino era un grande
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24 cose sul film SPLIT (2017) Una per personalità

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Visto che sul film Split, di recensioni più serie, ce ne saranno molte, io voglio divertirmi o anche no. Come? Mettendo insieme, nello stesso post, più anime. Quindi ecco a voi una recensione in 24 punti, una per ogni personalità del protagonista di questo film. Troverete osservazioni psicologiche, punti di vista da amante del cinema, piccole cose dal sapore del fumetto e altre ancora sanno di chicca, sciocchezza, gioco, estrema serietà. Proprio come il nostro regista dal nome complicato, M. Night Shyamalan, che mette insieme la serietà di un disturbo di personalità con il gioco della caricature, il sapore horror, il piacere adolescente delle saghe (per altro non annunciate) e altro ancora.

Prima di iniziare: Se dovete vedere questo film, sappiate che qui è di casa lo Spoiler.

1. Split SONO tanti film.

Sebbene si presenti come un thriller psicologico, Split mette da subito in scena, e poi sempre più, altre anime. Se conoscete il regista, non vi stupirete. Il suo equilibrio è sempre un rincorrersi di registri narrativi diversi, spesso con risultati non avvincenti. Ma se è la prima volta che vedete un suo film, sappiate che potreste divertirvi quanto irritarvi. La dichiarazione di come sarà il film è chiara sin dal titolo, infatti, “split”, in lingua inglese significa  diviso, spaccato e similari.

2. La Trama.

Split è la storia di Kevin, giovane uomo affetto da disturbo dissociativo dell’identità (DDI). Dentro di lui ci sono 23 persone differenti, con differenti voci, corpi, personalità. Ma qualcosa sta cambiando, è in arrivo la peggiore, la numero 24 “La Bestia“. Le personalità dentro il protagonista seguono una gerarchia e Dennis, una delle personalità al momento al potere dentro Kevin, rapisce tre ragazze e le nasconde in attesa de “La Bestia”. Il giovane uomo è seguito da una Dr.ssa Flecther, una psicoterapeuta che si occupa prevalentemente di personalità multiple che sembrerebbe aver agganciato una di loro Barry, personalità buona, ma che ha ormai perso le redini dell’orda. La dottoressa, seguirà poco e male gli indizi alla ricerca di cosa stia accadendo. Intanto le tre ragazze cercano, ognuna a suo modo, di sopravvivere. Man mano che la storia va avanti si susseguono colpi di scena e conosciamo meglio Casey, una delle ragazze rapite che nulla c’entra con le coetanee, per storia di vita e personalità. Proprio per questo avrà modo di entrare in contatto, in parte, con alcune delle personalità di Kevin.

3.  L’ispirazione

Sembrerebbe proprio che tutto inizi dalla storia di Billy Milligan, giovane uomo affetto dal disturbo dissociativo di identità, che presentava oltre 30 personalità, da un ragazzino di 14 anni, timido e insicuro, a quella della sensibile Christine di 3 anni, dislessica, passando per l’esperto serbo-croato di karate di 23 anni. Anche Billy aveva rapito delle giovani ragazze. Il lavoro che ha dovuto affrontare per mettere insieme le sue personalità, con l’aiuto della identità chiamata il “Maestro” gli ha permesso di scrivere un testo sulla sua vita, il certamente interessante “Una stanza piena di gente”.  Il modo in cui le personalità interagivano dentro Billy è molto simile a quello raccontato da Kevin, come fossero in cerchio e chi è nella luce, come su un palco, prende la parola e il potere. Scrive lui stesso:

Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. È un segreto di famiglia

Ma se molti punti sono di collegamento con Billy, il film si discosta sempre di più, inserendo aspetti tutti suoi e ben lontani da una narrazione scientifica.

6.  Chi è Kevin? L’attore James McAvoy.

Il protagonista di questo film, o i protagonisti, sono giocati dall’attore  J. McAvoy. Sebbene capiti di pensare “No, dai,  James! Anche meno” in alcuni punti troppocaricati, la sua è una messa in scena godibile. Vista la piega che prende il film sul finale poi, viene da chiedersi se ci abbia preso gusto a fare il protagonista fumettoso, stavolta in una parte da cattivo.

7. Ma cos’è la DDI?

Il Disturbo dissociativo di identità, secondo il DSM V,  rappresenta un disturbo di personalità complesso quanto delicato. La persona si “splitta” cioè vive una disgregazione della propria identità che si trasforma e vive, allo stesso tempo, personalità differenti e ben distinte tra loro. La persona vive una dissociazione, non è consapevole cioè, di quello che fanno e vivono le altre personalità o quanto meno non completamente. Di conseguenza, la si vedrà cambiare umore, gestualità, comportamento ma anche modo di muoversi, ridere, parlare, vestirsi. Ogni identità rappresenta una parte della persona con sue proprie caratteristiche e capacità. La causa di una dissociazione così travolgente è legata ad esperienze traumatiche di forte entità, per lo più di origine infantile. Attraverso la scissione messa in atto, la vittima del trauma tende a difendersi da quanto subito. In molti casi coesisteranno personalità vittima, deboli e altre protettive, forti, anche se non necessariamente positive.

Nel film, Kevin, abusato da una madre assolutamente non adeguata e orfano del padre in un incidente ferroviario, presenta personalità vittima, il piccolo Hedwig e identità che pur con il fine di proteggerlo dal dolore, ne mettono in scena parti negative, come Dennis e Patricia o peggio “La Bestia”, che si vendica prendendosela con chi non è evoluto, cioè con chi non ha sofferto nella vita. Le personalità  influiscono e cambiano il  corpo di Kevin, alcune possono avere una malattia (diabete) non presente in altre o mostrare capacità speciali come arrampicarsi sui muri (ma tra le due una è invenzione romanzata cinematografica).

9. Da Thriller psicologico a Saga Marvel

Arriva un momento nel film che sarete portati a pensare di aver cambiato la sala in preda al sonnambulismo. Infatti, se inizia come un thriller e, in effetti, parte con una certa tensione, dal rapimento delle ragazze alle sedute con la terapeuta. Poi, lentamente quanto inesorabilmente, finite col trovarvi in un film di supereroi. L’arrivo de “La Bestia” che per qualche minuti speravate davvero non esistesse, trasforma tutto. Scene di sangue, parole magiche, l’eroe positivo che si salva, un cameo che vi porta direttamente in un altro film (rendendo di fatto SPLIT un sequel). Tutto questo in divenire fino a comprendete, dalle ultime scene, in pieno stile Marvel, che la storia non è finita ma che ci sarà un capitolo III e tanti saluti psicologia e approfondimento scientifico.

10.  Come ne esce la Psicologia da questo film?

Ne esce a metà film, come vi dicevo al punto precedente e non farà più ritorno nella forma credibile. Se all’inizio sembra possibile ci sia una ricerca scientifica e studio della letteratura in merito alla storia, probabilmente complice la somiglianza con la storia di Billy Milligan, alla fine si comprende che il regista si voleva solo divertire. La scientificità è un pretesto per accattivare lo spettatore e poco di più. Insomma, non è una cosa seria. Se siete un professionista, di certo, spererete che gli spettatori comprendano la differenza. 

11. Il peggior nemico dello Psicologo.

Il personaggio della psicoterapeuta, che sembra poter essere una chiave in tutto il film, presto si palesa come una semplice pedina. Da psicologa, guardando il film, ho riflettuti su come, in fondo, ne uccide più il senso di Onnipotenza che l’ignoranza o incompetenza. Di cosa? Di psicologhe nei film e terapie negli studi. Nella pellicola, la psicoterapeuta, la dr. Fletcher, prima lascia andare degli indizi piuttosto netti, non crede alla presenza della “Bestia” perché coccolata dal suo ego, non accetterebbe la ferita di capire che le cose stanno diversamente. L’esistenza della personalità numero 24, infatti, non darebbe credito alle sue idee sulla DDI di Kevin. Quindi, furbescamente, decide di affrontarla completamente da sola (il che, vista la pericolosità minacciata de la Bestia, è anche poco etico).La fine è immaginabile.

Anche nella realtà, affezionarsi troppo ad una idea non rinforzata dai fatti, può far saltare dei percorsi terapeutici. In qualunque momento, un professionista deve capire che le ipotesi di lavoro, se ci sono elementi validi, vanno messe in discussione.

14. Operazione Avengers. Il Sequel che non ti aspetti.

Quando il film si trasforma, la psicologa entrata in sala ha fatto un saltino di godimento. Alla fine, a digiuno di ogni informazione sul film, vedere come storie  diverse si leghino tra loro e diano vita ad una piccola saga, mettere insieme i pezzi, sorridere alla vista di Bruce Willis nell’ultimissima scena e sentire quel compiaciuto ghigno da amante delle nuove epopee cinematografiche, è più soddisfacente che uscire da un perfetto documentario sulla DDI. E mi perdonino i colleghi! Che poi, alla fine di che film è sequel il nostro SPLIT? Se non lo avete già letto da qualche parte o se non avete visto il film, vi svelo io il segreto. Il regista riprende la storia di Unbreakable (2000). Infatti, alla fine del film, si parla di un incidente avvenuto molti anni prima dove erano morte 131 persone tranne David Dunn (il Bruce Willis che ci regala l’ultima battuta del film). In quel caso, il tutto era legato al personaggio dell’Uomo di Vetro, l’uomo che aveva causato la strage e ancora in giro per il mondo.

17. La bellezza del dolore

C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.

Leonard Cohen

“La Bestia” a capo delle identità di Kevin, ha una sua idea. Chi conosce il dolore, è più evoluto quindi merita di vivere, mentre chi ha avuta una infanzia e una vita protetta, risulta impuro e possa essere ucciso/mangiato. Per questo salverà la giovane Casey, vittima di abusi e violenze, ma non avrà pietà per le altre due adolescenti rapite, con la loro vita serena e il loro attaccamento sicuro. Ricordiamo che il messaggio arriva da un uomo con una infanzia traumatica che non ha saputo elaborare in maniera adattiva le terribili cose accadutegli. Per questo, la sola empatia che riesce a provare è per chi è simile a lui, vittima di una forte sofferenza. In generale ben venga una vita gradevole e serena. Certamente, la capacità di superare le difficoltà, rendendole parte della nostra vita e non lasciandoci soggiogare da queste, è una bella risorsa e chi riesce a passare attraverso i suoi traumi, a resistere al dolore diventando un adulto sereno, ha sicuramente una storia di cambiamento da raccontare da cui abbiamo tutti un poco da imparare.

18.  La vera protagonista della Storia?

La vera eroina del film, la figura davvero positiva, è la giovane Casey (Anya Taylor-Joy). La sua storia cresce lentamente tra i vari flashback, scena dopo scena. Scopriamo che la sua incapacità di entrare in contatto con le ragazze della sua età è legata al trauma che vive da quando era bambina. La sua forza, ci insegna anche che non tutti i bambini dall’infanzia feroce si trasformano in mostri, ma lottano e amano la vita a costo di farsi del male per ricordarsi di essere vivi (Casey presenta tagli sul corpo dovuti ad un autolesionismo). E’ per Casey che alla fine speriamo nella salvezza, nella liberazione del suo mostro (lo zio  a cui è affidata dopo la morte del padre e che ne abusa da quando era molto piccola), nella possibile salvezza nello svelamento del segreto. E’ Casey la vera emozione del film, per lei si fa il tifo, perché possa finalmente riprendersi la vita che la violenza e la noncuranza della figura paterna le hanno negato. Quando l’agente le fa l’ultima domanda e lei tentenna, per poi uscire di scena, è lei che speriamo di ritrovare nel prossimo film, forte, libera, sorridente. 

20. Il fascino cinematografico del DID

Il DID, o disturbo dissociativo dell’identità, piace. Il cinema ne va ghiotta dai temi di  Psycho  (1960) di Hitchock, oggi trasformato in una brutta serie tv. Sono moltissimi i film che vedono protagonista questa patologia, anche alcuni piuttosto demenziali come Io, me &Irene dei fratelli Farrelly. Qualche esempio più famoso? Per esempio Strade Perdute (1996) di Lynch, l’ormai classico  Fight Club (1999), o il complesso Shutter Island (2010). La meraviglia di una persona che ne contiene diverse, il potere della mente di nascondersi per sopravvivere, è spunto di trame complesse e accattivanti, sebbene non sempre propriamente scientifiche.  

21. Per cosa vale davvero la pena andare a vedere questo film?

Se bastasse un motivo per vedere questo film, vi direi di andare per vedere il piccolo Hedwig ballare. Credetemi. Anche solo cercare la scena su YouTube ne vale la pena.

23. Critiche da chi lavora per i DDI

SPLIT  ha raccolto diverse critiche. Infatti, giornali e associazioni nate per occuparsi dei DDI, come l’australiana SANE ritengono che il film rinforzi uno stereotipo negativo  rispetto le persone che presentano questo disturbo, dandone per altro una immagine violenta ma incapace di cogliere la reale sofferenza che si nasconde dietro questo tipo di disturbo di personalità. Dello stesso parere la dottoressa M. Stevens fondatrice dell’Organizzazione Post Traumatic Success, che accusa il regista di usare una malattia per fare intrattenimento. 

24. Se volete guardare questo film dovrete imparare ad essere Split*

A me è andata così. Sono entrata psicologa e uscita adolescente al suono di “Evvai” pensando alla possibilità, divertita, del sequel e al legame tra questo film e il suo predecessore, legame che quando scopri diaverlo capito,  per qualche minuto, ti fa sentire furbissima.

* Ora, se avete dentro di voi una personalità giocosamente ossessiva, vi sarete resi conti di un giochino presente in questo post recensione sui generis. Consideratelo un omaggio a Kevin e alle sue personalità. Anche le psicologhe si divertono alle volte- 
Marzia Cikada
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