Hai scritto un libro dedicato all’adolescenza, come mai questo mondo e non altri?
Beh semplice: è il mio mondo, nel senso che è il mondo con cui ho a che fare tutti i giorni. Sono della filosofia del “scrivi ciò che conosci”. Infatti ho scritto anche un libro sugli anziani in casa di riposo, dopo aver svolto lì un anno come obiettore di coscienza.
E che fine ha fatto quel libro?
In realtà dopo Eppure cadiamo felici, fra i miei, è il mio preferito: ci ho anche scritto sopra una sceneggiatura a cui per un po’ si è interessato il regista Marco Risi.
Poi lui ha fatto altre cose ma insomma, secondo me la storia è ancora buona e spero che un giorno diventi davvero un film o una serie. I vecchi sono meravigliosi.
Quanto contano le storie familiari per Gioia e Lo? E per Enrico, quanto pesano le esperienza che i ragazzi fanno in casa?
Tantissimo. Sono, almeno fino a quattordici anni, ciò attorno a cui ruota tutto l’universo emotivo dei ragazzi. Poi meno, ma il segno resta sempre specie se, come nel caso di Gioia e Lo, quel segno sono tante ferite.
Quando guardi gli adolescenti intorno a te, cosa vedi? L’immagine che ne danno i media, gli articoli, a volte anche i professionisti, è fedele alla realtà che conosci?
Col cavolo. Dipingono sempre un mondo di bamboccioni viziati o di rincretiniti dai social e dai videogiochi. Io dico: venite a leggere uno dei temi dei miei ragazzi, e poi ne riparliamo. C’è più voglia di vivere e ci sono più sogni e speranze e cose da dire lì dentro, che in mille degli articoli scandalizzati della serie “o tempora o mores” che leggo ogni giorno.
Contro quale Orco combattono Gioia e Lo e qual e’ l’arma segreta che pensi possa funzionare per avere la meglio?
L’Orco è semplicemente il mondo di fuori: vedi, gli adolescenti chiedono tante cose ma una di quelle più importanti è la coerenza, intesa come una somma di chiarezza, trasparenza e sincerità.
Una volta che questi ragazzi si affacciano sul serio sul mondo dei grandi si rendono conto come questi valori siano più rari che l’ossigeno su Marte. E contro questo hanno una sola arma, che è poi l’arma che a un certo punto sfoderano Gioia e Lo: l’amore.
Marisa Moles
Concordo con Enrico (che conoscevo già essendo mio corregionale e collega): i giovani sono molto più profondi di quanto si pensi. Io insegno al liceo, lui alla scuola media quindi la fascia di età è differente, ad ogni modo non si può – né si deve! – banalizzare e standarizzare un mondo, quello della preadolescenza e dell’adolescenza, che è molto variegato. L’impronta familiare ha senza dubbio la sua importanza (molti giovani e giovanissimi sono davvero lasciati soli in famiglia) ma è anche vero che, crescendo, i ragazzi seguono molto di più l’esempio degli amici, che non è sempre positivo, anche per il gusto della trasgressione. L’importante è che, passata la “burrasca”, quello che in famiglia è stato seminato germogli. Insomma, l’educazione è fondamentale e, in questo ambito, anche la scuola ha la sua importanza ma non deve sostituirsi alla famiglia.
Non ho letto ancora il libro di Enrico ma è nella lista di letture estive. La scuola è finita ma noi prof lavoriamo ancora. Niente vacanze, per ora.
Ciao Marzia. è sempre un piacere leggerti.
Marzia Cikada
Grazie Marisa, è un piacere ritrovarti!