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Come ti Intervisto un Pollicino: Enrico Galiano, insegnante e scrittore – Pollicino era un grande
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Come ti Intervisto un Pollicino: Enrico Galiano, insegnante e scrittore

Pollicino legge molto. E ama leggere di adolescenza. Per questo è molto felice di fare qualche domanda ad Enrico Galiano. 

Enrico è un insegnante e uno scrittore. Nasce nel 1977 a Pordenone. La sua per l’insegnamento è una passione ma la sua dote speciale è che sa comunicare ai ragazzi. Attraverso i suoi video, il suo modo di esprimersi e le parole che sceglie, attiva un canale con loro, rispettoso di quello che sono e capace di farsi ascoltare. Quello di cui è convinto è che se vuoi che gli studenti non si annoino, devi essere il primo a divertirti. Insegnante di Lettere, scrittore, videomaker (trovate sotto il link al suo canale YouTube dove potete vedere diverse sue “lezioni”). Come scrittore ha pubblicato tre libri con le Edizioni Biblioteca dell’Immagine (Vecchi fuori. Vita quotidiana in casa di riposo, Italiani al ristorante e Cattivi bambini), collabora con il Messaggero Veneto e con ScuolaZoo.

Pollicino lo ha scoperto con “Eppure cadiamo felici” (ed. Garzanti, 2017) un libro per ragazzi ma non solo. La storia di due adolescenti che si trovano e mettono insieme le loro difficoltà, che cercano di capire come crescere senza fare gli errori degli adulti, che rivendicano, a modo loro, il diritto ad essere felici. La storia di Gioia e Lo raccoglie molti aspetti del mondo degli adolescenti, le prime esperienze affettive e sessuali, il peso delle famiglie, la fatica di avere a che fare con i gruppi quando sei diversa dagli altri, il dolore di crescere. Dopo aver letto il testo, abbiamo pensato di fare qualche domanda al suo autore, Enrico,  e lui, gentilmente, ci ha regalato le sue risposte.


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Hai scritto un libro dedicato all’adolescenza, come mai questo mondo e non altri?

 

 

Beh semplice: è il mio mondo, nel senso che è il mondo con cui ho a che fare tutti i giorni. Sono della filosofia del “scrivi ciò che conosci”. Infatti ho scritto anche un libro sugli anziani in casa di riposo, dopo aver svolto lì un anno come obiettore di coscienza.

 

2 E che fine ha fatto quel libro?

 

 

 

In realtà dopo Eppure cadiamo felici, fra i miei, è il mio preferito: ci ho anche scritto sopra una sceneggiatura a cui per un po’ si è interessato il regista Marco Risi.

Poi lui ha fatto altre cose ma insomma, secondo me la storia è ancora buona e spero che un giorno diventi davvero un film o una serie. I vecchi sono meravigliosi.

 

3 Quanto contano le storie familiari per Gioia e Lo? E per Enrico, quanto pesano le esperienza che i ragazzi fanno in casa?

 

 

Tantissimo. Sono, almeno fino a quattordici anni, ciò attorno a cui ruota tutto l’universo emotivo dei ragazzi. Poi meno, ma il segno resta sempre specie se, come nel caso di Gioia e Lo, quel segno sono tante ferite.

 

 

4Quando guardi gli adolescenti intorno a te, cosa vedi? L’immagine che ne danno i media, gli articoli, a volte anche i professionisti, è fedele alla realtà che conosci?

 

Col cavolo. Dipingono sempre un mondo di bamboccioni viziati o di rincretiniti dai social e dai videogiochi. Io dico: venite a leggere uno dei temi dei miei ragazzi, e poi ne riparliamo. C’è più voglia di vivere e ci sono più sogni e speranze e cose da dire lì dentro, che in mille degli articoli scandalizzati della serie “o tempora o mores” che leggo ogni giorno.

 

5Contro quale Orco combattono Gioia e Lo e qual e’ l’arma segreta che pensi possa funzionare per avere la meglio?

 

 

L’Orco è semplicemente il mondo di fuori: vedi, gli adolescenti chiedono tante cose ma una di quelle più importanti è la coerenza, intesa come una somma di chiarezza, trasparenza e sincerità.

Una volta che questi ragazzi si affacciano sul serio sul mondo dei grandi si rendono conto come questi valori siano più rari che l’ossigeno su Marte. E contro questo hanno una sola arma, che è poi l’arma che a un certo punto sfoderano Gioia e Lo: l’amore.

 


Pollicino ringrazia Enrico, ma specialmente ringrazia Gioia e Lo, la loro tenacia ed energia, il loro desiderio si esserci e trovare il bello anche dove nessuno guarda, anche in quello che non viene mai notato. Dal libro: «Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”? Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.»

 

Per saperne di più

 

Chi volesse approfondire la conoscenza dell’autore o acquistare il libro, può essere interessato a questi link:

Il libro nel sito della casa editrice: Garzanti “Eppure cadiamo felici”

Canale YouTube di EnricoGaliano

Marzia Cikada
2 Commenti
  • Marisa Moles

    Concordo con Enrico (che conoscevo già essendo mio corregionale e collega): i giovani sono molto più profondi di quanto si pensi. Io insegno al liceo, lui alla scuola media quindi la fascia di età è differente, ad ogni modo non si può – né si deve! – banalizzare e standarizzare un mondo, quello della preadolescenza e dell’adolescenza, che è molto variegato. L’impronta familiare ha senza dubbio la sua importanza (molti giovani e giovanissimi sono davvero lasciati soli in famiglia) ma è anche vero che, crescendo, i ragazzi seguono molto di più l’esempio degli amici, che non è sempre positivo, anche per il gusto della trasgressione. L’importante è che, passata la “burrasca”, quello che in famiglia è stato seminato germogli. Insomma, l’educazione è fondamentale e, in questo ambito, anche la scuola ha la sua importanza ma non deve sostituirsi alla famiglia.
    Non ho letto ancora il libro di Enrico ma è nella lista di letture estive. La scuola è finita ma noi prof lavoriamo ancora. Niente vacanze, per ora.
    Ciao Marzia. è sempre un piacere leggerti.

    20 giugno 2017 at 7:37 Rispondi
    • Marzia Cikada

      Grazie Marisa, è un piacere ritrovarti!

      2 luglio 2017 at 13:58 Rispondi

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