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Come rendersi odiosi in poche mosse* – Pollicino era un grande
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Come rendersi odiosi in poche mosse*

Spiacere è il mio piacere

io amo essere odiato

Francesco Guccini “Cyrano”

 

I banconi delle librerie pullulano di manuali per piacere, piacersi, riuscire a fare colpo su chi è intorno a noi. E se stessimo sbagliando? E’ estate e forse, tutta questa fatica per creare armonia, buone relazioni non è la migliore delle idee. Empatizzare con chi mi è vicino di ombrellone? E magari mi ha anche fatta arrivare un poco di sabbia mentre sistemava l’asciugamano? Creare armonia con il collega che si ritrova ancora chiuso in ufficio a Luglio? E con qui bisogna far quadrare i conti del bilancio prima possibile?

Facciamo una gran fatica a sembrare migliori di quello che siamo, perchè insistere? Che non sia meglio farci vedere con i nostri difetti, anzi, sforzarci di essere per una volta, piacevolmente, completamente, odiosi?

A chi giova tutta questa fatica? Perchè piacere, mi e vi chiedo, quando si può essere odiati e avere un gran potere sulle persone?

 

Essere odiosi ha un suo fascino, lo sguardo delle persone si fa attento, se siete in una stanza difficilmente cercheranno di entrare con voi, il posto a sedere accanto a voi sarà sempre l’ultimo ad essere occupato e, nei team di lavoro, scoprirete il gusto di fare tutto da soli, perchè gli altri, se ne guarderanno bene di farvi perdere tempo dopo che gli avrete per bene chiarito che sono inferiori, meno capaci e non all’altezza. Pensiamo poi fuori dal lavoro, meno impegni sociali, meno compleanni per cui comprar regali, più tempo libero per coltivare noi stessi. Insomma, essere odiosi è un risparmio di energie e pecunia non indifferente. Quindi, sinceramente, perchè non imparare ad essere odiosi già oggi?

Come? Ci ho pensato un poco, il caldo estivo aiuta senza dubbio a tirare fuori il peggio delle persone e, con un poco di fortuna e impegno, potrai diventare a breve, la persona più sgradevole che i tuoi colleghi, amici, familiari abbiano mai avuto intorno. La sgradevolezza, a differenza dell’amore, ha un altro grande merito, come scrive Ugo Bernasconi:

 

L’amore spesso non è ricambiato. L’odio lo è sempre.

 

GIUDICARE SEMPRE, GIUDICARE TUTT*

Non trattenerti. Giudica. Senza saperne di più, senza cercare di capire. Hai un giudizio pronto in canna? Spara. L’altro sarà sorpreso, magari se la prenderà un po’ ma a breve capirà che la sai lunga e si adatterà. Tutti hanno un difetto che è bene fargli notare, fanno scelte che non ci piacciono e allora, perchè farglielo fare, come se potessero essere liberi di vivere la loro vita? Dall’amico innamorato di quello sbagliato, alla scelta delle scarpe per un matrimonio, al taglio di capelli o al libro dell’estate. Perchè non dire la tua, meglio se netta e tranciante?

Es. Quello non fa per te! Hai preso le scarpe nell’outlet del circo? Ma chi ti ha tagliato i capelli, Edward Mani di Forbici? Lo hai persino comprato quel libro? E così via.

Quando poi non ti accontenterai più delle piccole cose quotidiane, critica le scelte di vita. Il pensiero di ognuno può essere il tuo campo di battaglia, non perdere tempo a capire che ognuno può avere le sue ragioni, giudica, senza mezzi termini, senza tregua. Non la pensano come te? Sbagliano. Senza Se e senza Ma. Vita personale, lavoro, immagine, cinema, spettacolo, vacanze, famiglia. Ogni aspetto della vita degli altri può essere maltrattato con frasi nette e pungenti, Es. “Sei vegetariano? Ma non lo sai che le piante soffrono?“, “Non vuoi un figlio? Sei una persona terribile”, “Un altro figlio? Lo fai solo per il tuo egoismo” (e ricorda la variante per coppie che non possono averne o coppie omosessuali, dove devi riportare con chiarezza la loro grettezza a non voler adottare, che in Italia è facile!), “Aprire la Partita Iva? Come credi di sopravvivere?”, “Solo chi è senza creatività può accettare un posto da impiegato oggi” e così via, le vie del giudizio sono infinite, perchè non percorrerle tutte. Unica attenzione da fare: non ampliare il tuo sguardo o potresti vedere le motivazioni delle persone o peggio, scoprire cosa provano e perchè hanno fatta una scelta invece di un’altra, il rischio empatia è dietro l’angolo, non abbassare la guardia.

 

MORS TUA, ALLEGRIA MEA

“Se sbagli godo. Ricordalo bene. Il fallimento degli altri, anche se non ti porta nessun vantaggio, fa festeggiato con un sorriso. Un esperimento sociale di qualche tempo fa ce l0 ha insegnato, un ragazzo faceva la proposta di matrimonio in un mall, dopo aver radunato intorno a lui tutta una serie di persone, smartphone alla mano. Quando la sua dolce metà scappava via dicendo di non poterlo sposare, le persone erano su di giri, non smettevano di riprendere, ridevano del malcapitato (attore per sua fortuna). Ecco. Fai come la maggioranza. Godi del male altrui, le persone ti troveranno detestabile e il gioco sarà fatto.

 

Ma fai attenzione, deve essere chiaro che il tuo ridere degli altri in difficoltà non sia scambiato per un attacco di fiducia, un gesto di attenzione per alleggerire l’altro malcapitato, protagonista di un momento negativo. In quel caso potresti essere, erroneamente, interpretato come qualcuno desideroso di incoraggiare gli altri a rialzarsi e invece il tuo è solo piacere, un poco sadico, diciamolo, nel vedere l’altro star male, sbagliare, essere peggio di te.

 

NON E’ COLPA MIA

Nessuno ama essere criticato, ma tu devi fare in modo che nessuno tenti di farlo, meglio, neppure di pensarlo, quando si parla di te. Bandisci l’autocritica dal tuo vocabolario e attacca per primo. Sempre. Va male qualcosa al lavoro? Dimentichi un documento o un appuntamento? Non è colpa tua. Gli altri hanno sbagliato qualcosa, non ti hanno avvertito per ricordarti quello che era un TUO compito, non sono stati in grado di fare da soli solo perchè gli hai detto che lo avresti fatto tu, non sono capaci senza di te di fare niente o farlo abbastanza bene. Ecco. Il messaggio è che non è colpa tua, se qualcosa va male, nel tuo lavoro, nelle tue mansioni, la responsabilità è sempre e solo da cercare FUORI. Mettere sulle spalle degli altri sempre tutte le responsabilità (non sono io è che….) è un passo importante e decisivo per risultare sgradevole, per rallentare le cose e creare malumore. Inizia subito, cosa aspetti?

 

HAI SBAGLIATO!

E dal momento che non è colpa tua, perchè manifestare comprensione? Gli altri sbagliano, devono saperlo. Perchè cercare tristemente un modo per vincere tutti, la faticosa strategia  win win, che rende tutti felici e cooperanti, quando possiamo dire agli altri “Tu hai sbagliato, io avrei fatto bene!”?

La verità è che lavorare in Team è faticoso, bisogna fare attenzione alle relazioni, capire come rispettare le persone, misurare la fiducia, spingere avanti tutti, pensare come molti e non solo come uno. Vuoi mettere? Più rilassante far capire prima possibile che  “io sono meglio di te” a tutti ed evitare di comprendere, capire, essere assertivi nell’interesse del gruppo, accogliere, valorizzare le competenze degli altri. Il team sei tu, sei tu il Re Sole dell’ufficio, sei tu l’anima della festa. Anche se ti diranno che, senza gli altri, sei solo una persona arrogante che pensa di valere in quanto se stessa, anche se ti diranno che la forza di un gruppo, di una équipe è il NOI, tu sai che non è così. Ricorda, loro sbagliano sempre, quindi perchè dargli retta?

Un esempio da seguire? Te lo ricordi il buon Marchese del Grillo (1981) di Alberto Sordi? Potrebbe esserti di ispirazione.

 

PIACERSI TANTO, PARLARE SEMPRE

Gli altri sono il tuo pubblico. Faglielo capire! Non perdere occasione per parlare a lungo, di ogni cosa, anche prendendo la parola quando sono gli altri a iniziare. Sappiamo bene come la tua voce sia preferibile a quella degli altri, le tue storie più interessanti, il tuo parere più incisivo.  Ascoltare è un’arte per poveri di spirito. Non ti serve e non ti serve sapere cosa nel tuo gruppo stiano vivendo, se hanno notato aspetti che potrebbero esserti sfuggiti, se ci sono elementi che potrebbero essere di chiaro interesse per la buona riuscita di un progetto o anche solo del programma del week end. Tu parla, parla sempre. Presto le persone ti troveranno esasperante e magari smetteranno di coinvolgerti in noiose tavole rotonde neanche fossi Re Artù.  Come essere ancora più convincente? Abusa di messaggi vocali su WhatsApp. Non solo se guidi o se proprio non puoi farne a meno, deliziati e inonda gli altri di messaggi fiume pieni di particolari anche non troppo utili, perchè dire in qualche riga quello che puoi dilungarti a scrivere minuti e minuti?

 

CALMATI! STAI ALLEGRO! CHE SARA’ MAI!

Minimizza. Quello che per gli altri è un problema, fallo diventare una piccola idiozia, facendo comprendere in modo chiaro che è da sciocchi dedicare troppo tempo ed energie a starci male. Fai attenzione a non sembrare comprensivo o a non far credere che il tuo sia un tentativo di alleggerire una situazione faticosa. Sminuisci le emozioni degli altri, i loro sentimenti per qualcosa che per loro è importante, fai capire che a te non tange e quanto è poco accattivante perdere tempo in certe “cose”. Che sia un lavoro andato male, un amore in crisi, un tradimento, un problema di salute o la malattia di un animale domestico, il “Che sarà mai!” aiuta a far capire che per te le priorità sono sempre altre, solo e unicamente le tue.

 

TU NON ESISTI

A corollario del punto precedente, per risultare odioso c’è sempre la meravigliosa, spesso emotivamente violenta, disconferma. Dare modo agli altri di capire che non esistono, che le loro necessità per te non hanno importanza, ti offre un potere enorme sugli altri. Non ascoltare, non prendere in considerazione l’altro, comunicagli in modo chiaro e netto che non sei interessato al nulla che li riguardi. In questo modo, aiuti anche chi ti è intorno a capire che non saranno mai abbastanza, potrebbero trovare il modo per curare una epidemia, vivere senza acqua, respirare in assenza di ossigeno, trasformare lo smog in caramelle dietetiche, niente da fare, per te saranno tutte piccole cose senza importanza. Se sei un genitore, il tuo potere con i figli poi diventa fortissimo nel disconfermare sempre le loro emozioni, necessità, insomma, riuscirai presto a renderli docili e feriti, il che potrebbe renderti più semplice il compito.

 

INTERROMPERE SEMPRE

Se non stai parlando abbastanza, cerca quanto meno di non far mai finire un pensiero, fai scendere su ogni conversazione l’ascia affilata del “Secondo me…” e riprendi così tutta l’attenzione su di te. Fai in modo che i pensieri degli altri, coerentemente con il punto di cui sopra, si volatilizzino e restino da ascoltare solo i tuoi.

 

Si va bene, MA NON SONO D’ACCORDO…

Non importa cosa dicono intorno a te, a te non piace. Un poco come il famoso Puffo Brontolone, a cui mai nulla andava a genio, cerca di far notare come nulla ti sia gradito. Le idee degli altri sono tutte da buttare giù, facendo un buon lavoro di critica a 360°, qualunque sia la proposta, parti lamentandoti di un qualche errore che di certo è stato fatto nel formulare l’ipotesi e continua mostrando il tuo disaccordo. Tutto può essere criticato, con un poco di allenamento vedrai che non sarà difficile, eventualmente, il colpo da maestro, sarà poi riproporre la stessa idea da te criticata ma come tua, con qualche piccola differenza, facendo notare come ora sia possibile valutarla positivamente, solo e sempre grazie a te.

 

LAMENTARSI SEMPRE, LAMENTARSI MEGLIO

Questa è la regola d’oro. Lamentandoti di tutto, la tua aggressività sarà libera di viaggiare tra le persone, come portatore di lamento potrai smontare ogni idea costruttiva, attirare l’attenzione sempre e solo su di te (“Non sapete a me che succede! Come sono sfortunato…”) Metti su un bel tono stereotipato e trascinato, poi lamentati di tutto, della tua vita, del mondo che è incapace di funzionare come sarebbe meglio, di come non sei apprezzato, di come se gli altri riescono è perchè barano o hanno un “santo in paradiso”, di come per invidia molti ti trattano male, di come sei una vittima in un sistema malato. Deve essere chiaro che non vi è rimedio alla tua sofferenza e che gli altri ne sono in fondo anche loro artefici in qualche misura. Resta sordo alle discussioni di approfondimento e non sentire ragione, mostra la tua mancanza di empatia come un favoloso orpello o amuleto magico, non ascoltare, infila ovunque il tuo lamento inconsolabile senza pensare a quanto quella frustrazione che manifesti sia in fondo l’immagine di una ferita al tuo grandioso narcisismo che non riesce a rimarginare. La tua negatività, nella sua maniera continua di picchettare sul tuo cervello e su quello altrui, renderà solida la costruzione della tua realtà, dove il mondo esterno è brutto e cattivo e tutto contro di te, le persone cercheranno di starti alla larga (confermando di tramare contro di te per invidia e pochezza) ed essere felice e solitario sarà presto un piano riuscito.

 

Non male vero? D’altronde non siamo su questo pezzo di terra per creare armonia. Puoi cominciare subito, sempre che leggendo non ti sia reso conto di essere già parecchio avanti. In ogni caso, come ti sembra il mondo visto al negativo? Hai già pensato a  come riempire tutto quello spazio dentro e fuori di te?

 

 

[* serve che io dica che in questo post si è fatto largo uso di ironia, sarcasmo e psicologia inversa? Forse sì. Allora sappiate che, in questo post, si è fatto largo uso di ironia, sarcasmo e psicologia inversa. In fondo se “odiare” non porta a molto di buono, se la solitudine in fondo può diventare spiacevole, è sempre meglio stare con le persone, conoscerle, scoprire la forza del Noi e l’empatia. Cerca bene, perchè ne abbiamo tutt*, persino TU! mia molteplice fonte di ispirazione.]

 


Pollicino:  La parte di noi che riesce a rendersi odiosa

L’Orco: Restare aggrovigliati nella nostra aggressività incapace di guardare dentro in modo critico, di usare la propria empatia

L’arma segreta: Fare il contrario di quanto ho scritto in questo post 🙂

Marzia Cikada
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