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Settembre is the new year , accogliamolo al meglio! – Pollicino era un grande
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Settembre is the new year , accogliamolo al meglio!

Settembre: era la più bella delle parole, l’aveva sempre sentita dentro, perché evocava aranci in fiore, rondini e rimpianto.
Alexander Theroux
 
Possiamo fare finta di niente, ma ne siamo tutti consapevoli.

Il vero inizio anno è settembre.

Settembre dopo la pausa estiva.
Settembre dopo le emozioni che la leggerezza senza agenda ci ha regalato.

Settembre con quelle sensazioni di “è possibile” che ci scorrono dentro, è possibile fare sport, far durare un amore nato in estate, prendersi cura di noi, rimettere ordine nel nostro armadio, non dimenticarci chi siamo un’altra volta.
 

Settembre che pullula di buoni propositi, che per lo più finiscono con l’infrangersi contro il muro dei “devo” quotidiani, dei “ci si aspetta che io”, lasciando al loro posto, a inizio novembre, solo l’amaro di un rimpianto e il desiderio di pausa natalizia.
 

Passiamo l’anno in attesa di una libertà che poi facciamo sfiorire dietro una scrivania, tra i doveri imposti, nella paura di cambiare quelle piccole cose che ci renderebbero liberi anche in pieno ottobre.

 
Perchè siamo così bravi a dare la colpa agli altri, la società, il lavoro, chi diciamo di amare…che non ci accorgiamo come siamo noi i primi a tenere stretta tra le nostre mani, la chiave che finisce con il chiuderci in gabbia, quando la stessa chiave, potrebbe aprire la porta dietro la quale rinchiudiamo la nostra estate essenziale, quella che ci scorre dentro, quel desiderio che pensiamo segregato in pochi giorni l’anno, ma che nel suo spirito potremmo godere sempre. A partire a oggi.
 

 
Settembre è il vero inizio dell’anno. L’occasione, la possibilità di essere proprio come ci siamo sentiti durante quei giorni senza calendario che ci hanno riempito lo sguardo, quei giorni che potevamo sentirci come volevamo o forse, più semplicemente e tragicamente insieme, quei giorni in cui ci permettevamo di ascoltarci.
 

Se siamo stati capaci di regalarci una vacanza, che significa aver creato dello spazio vuoto da riempire, uno specchio in cui guardarci come fosse la prima volta, allora dovremmo tentare di proteggere quello che abbiamo trovato dentro di noi.

 
Le foto dell’estate ci ricorderanno un momento, ma quello che siamo può farci compagnia e diventare parte di noi sempre. Gli ostacoli per cui realizzare questo semplice, quanto rivoluzionario, progetto, possono essere rimossi. La nostra vitalità può scorrere serena.
 

L'inizio è là dove si arriva. Hans Urs von Balthasar

 
Siamo per dodici mesi l’anno, solo che questo ci spaventa. Allora ci creiamo delle aspettative, per lo più irraggiungibili, così da poterci deludere e smettere di ascoltare le nostre emozioni, che pure sono in grado di spaventarci. Non che queste smettano di esserci, solo se ne restano nascoste, in attesa di essere di nuovo libere. A volte, pulsando sotto pelle, facendoci star male. Ma, per molti, si tratta di un male preferibile alla paura di affrontare la propria vita e trasformarla in quello che si vorrebbe realmente.
 

Le emozioni hanno sempre una storia da raccontare a chi riesce ad ascoltare, anche quelle “brutte” quelle che ci fanno sentire cattivi, legittimare quello che proviamo è l’inizio di una relazione più piena con noi stessi.

 
Se quello che abbiamo vissuto in “pausa” ci ha portato a pensare che dobbiamo cambiare qualcosa, comprendiamo cosa va cambiato e agiamo. Non lasciamo assopire quella voce che cerca di farci sentire di cosa abbiamo realmente bisogno, non facciamo che si spenga in attesa della prossima ora d’aria estiva.
 
Iniziamo con le piccole cose, spesso sono loro che possono salvarci. Piccole abitudini che possono fare in modo che ci si prenda cura di noi. Mini pause dal lavoro, serate con le amiche o con persona che si ama, quei momenti di bellezza che solitamente nascondiamo sotto la pila della corrispondenza inevasa o accatastiamo insieme alle cose da fare, agli impegni di lavoro e allo spazio per i bambini.
 

Quell’emozione che abbiamo provata non facciamola restare un mite e impossibile desiderio, rendiamola qualcosa di vicino, che si possa toccare, che possa essere il nostro quotidiano.

 
Cosa ha reso memorabile questa estate? Fermiamoci a come siamo stati in grado di vivere certe emozioni, certi incontri, certi momenti. Il miglior panorama, la fuggente passione, la serena solitudine, niente di quello che abbiamo vissuto sarebbe stato possibile se non ce lo fossimo permesso e questo significa solo che quando ci lasciamo guidare da noi stessi, se ci rendiamo capitani della nostra barca, riusciamo a goderci quello che la vita ci regala con le sue sorprese.
 

Sarà una magia scoprire che la vita, liberata dai lacci di aspettative e bisogni posticci, sappia esattamente di cosa abbiamo bisogno.

 
Non ci sono liste in questo post. Non servono. Siamo noi quello di cui abbiamo bisogno. Non è il lavoro, non sono gli amici,  non è il dispettoso amore o gli impegnativi figli a spegnere le nostre passioni e i nostri sogni, siamo noi a smettere di sognare, a lasciarci inquinare da pensieri non autentici, a farci condizionare dalle aspettative degli altri, del mondo, anche nostre ma spesso false, costruite su qualcosa che a ben guardare non siamo noi.
 
Non viviamo Settembre, possibile inizio di un nuovo presente, con la speranza delle aspettative, ma definiamoci per quello che siamo, vivendo i giorni come una continua possibile sorpresa.
 

 
Diamo spazio alla sorpresa quotidiana, quella che ci permette di sorridere anche facendo la spesa. Non attendiamo, non costruiamo tabelle e grafici su quello che ci aspettiamo dagli altri, dal mondo, da noi stessi. Le aspettative uccidono la realtà, che pure potrebbe esserci dolce e accogliente, gli amori annegano nelle attese di una perfezione che non possono garantire, neppure i migliori, le emozioni in potenza, pronte a lanciarsi alla scoperta del mondo, si spengono quando si sentono “mai abbastanza“.
 

Ci sono due modi per essere felici: migliorare la vostra realtà o diminuire le vostre aspettative. Jodi Picoult


 
Se l’Estate ci insegna qualcosa è che quanto di più emozionante finiamo con il vivere è sorprendente e inatteso. Perchè siamo noi, perchè è la vita stessa ad avere una carica vitale di sorprese che ci attendono anche dietro piccole libertà di ogni giorno,  piccoli gesti che possiamo godere, se agiamo per quello che siamo, indipendenti dalle aspettative, legittimati dall’essere quello che siamo.
 

Apriamo la porta a Settembre carichi di quello che siamo e facciamo qualcosa che parli di noi.

 
Gli incontri estivi, con noi stessi, con gli altri, con la natura, ci ricordano cosa siamo e come vogliamo essere, cerchiamo di mettere nella nostra quotidianità quella energia, quelle emozioni e quella capacità di sentirsi bene anche nella vita in cui stiamo rientrando. Diamo il nostro tocco personale a come viviamo il lavoro, la scuola, le relazioni, gli amori, rendiamoci riconoscibili a noi stessi, diamo fiducia a quello che siamo.
 
Da oggi, in ogni nostro singolo giorno.

 


Pollicino: Chi si ritrovi con gli occhi pieni di aspettativa a settembre.
L’Orco : L’aspettativa che avvelena le possibilità.
L’arma segreta :  Vivere quello che siamo, accettare quello che gli altro sono.
Marzia Cikada
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