Top
Toglietemi tutto ma non il mio bambino…ma è un errore! – Pollicino era un grande
fade
13358
post-template-default,single,single-post,postid-13358,single-format-standard,eltd-core-1.1,flow-ver-1.3.5,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0,vc_responsive

Toglietemi tutto ma non il mio bambino…ma è un errore!

Sembra che ogni nuova generazione di giovani sia sempre più suscettibile e sempre più pusillanime e ogni nuova generazione di genitori sempre più disposta a proteggerla e a incoraggiare questa pusillanimità, in un crescendo senza fine.

Javier Marías

 

State leggendo e siete già nervosi. Questo titolo vi fa ribollire il sangue nelle vene.
 
Perché? Perché un figlio è tutto, per un figlio, se sei un buon genitore, devi rinunciare a tutto. Se non lo fai, se non lo manifesti in ogni modo, non sei affatto un bravo genitore, peggio, non sei affatto una brava persona. Guarda i Social e impara. E’ pieno di frasi che inneggiano al sacrificio, a come si deve mettere il bambino prima di tutto.
 

 
Voi siete il genitore del bambino, la vostra attenzione, la vostra energia, il vostro tempo, la vostra agenda deve comportarsi solo e unicamente di conseguenza. Vi è concessa qualche battuta da condividere sui social, ma solo se finisce con paroline dolci se siete poi in grado di recuperare con una dose ultra di dolcezza e solo se poi date prova della vostra dedizione alla causa. La priorità è sempre e solo il bambino. Non avrai altro dio all’infuori di lui.
 

I figli sono tutto.

 
Senza figli non saresti granché e se hai avuta la benedizione di avere un bambino a dare senso alla tua vita, ecco, tutto deve partire da lì. Sue le tue priorità, tuoi i suoi bisogni.
 
La tua vita non solo non sarà più la stessa ma non sarà più la tua.
 
E non parliamo dei primi mesi, dove mamma e bambino (o adulto e bambino) sono ubriachi di bisogno, amore e contatto uno per l’altra/o. I mesi in cui ci si “conosce” e il bisogno di presenza è pressoché totale per necessità, d’altronde i nostri cuccioli d’uomo sono fragili e hanno bisogno di cure continue, la stessa natura ci chiede una dedizione senza remore, una presenza senza fine.
 

Il miracolo in quei mesi è che il cervello e il corpo si adattano al compito, riescono a fare tutto in modo da esserci nel migliore dei modi.

 
Dorme meno anche il genitore più amante del sonno se ce ne è il bisogno. Certo parlo sempre di situazioni dove non vi siano pregresse difficoltà, dove la genitorialità può occupare uno spazio sereno e protetto. Non sempre questo può accadere senza ostacolo. Ma quando accade è naturale, e bello, che si difenda il proprio bambino, che si protegga lo spazio che lo ospita, si curi la tana per renderla confortevole, non ci si allontani mai troppo. Nei primi mesi in cui ci si scopre genitore certamente è sempre una rivoluzione.
 

Ma poi il pupo cresce.

 
Inizia ad avere i suoi ritmi, più o meno più cadenzati, inizia a capire e assaporare il valore di autonomia e scoperta, dorme un poco di più, può essere affidato ad un amorevole custode, una nonna, una zia, una baby sitter. L’incantesimo dell’innamoramento genitore/bambino si apre e permette al mondo esterno di farsi avanti o meglio, al genitore di riprendere il suo posto tra gli altri adulti, pur consapevole dei cambiamenti avvenuti, pur ora ricco della nuova esperienza di mamma/papà. Eppure non tutti riescono ad uscire da quella dimensione.
 
Anche quando si potrebbe trovare come avere del tempo, nei pensieri e nelle agende, lontano da “lui”, ecco che questo diventa impossibile. Qualcosa di potente, una qualche forza superiore, rende il passaggio impervio. Ecco che ci si impedisce di chiamare il parrucchiere per prendere un appuntamento, la persona amata diventa lontanissima, leggere un libro porta immediatamente a delle ripercussioni sull’universo, gli amici sono vuote creature che non possono capire. Può capitare che si assecondi il desiderio di restare nella zona confortevole che si è creata con il proprio pargolo e allora il mondo esterno, compresa la propria coppia, si allontana e scolorisce, sempre di più.
 

Ami tuo figlio, ma non hai più molto altro e se ti scopri a pensare al lavoro come una oasi di pace, viene assalito dal senso di colpa e ti si chiude lo stomaco.

 
Sono cose che non bisogna dire, sono cose che non si dovrebbero neppure provare. Sono genitori che si aggrappano alla dimensione magica del loro rapporto, rassicurante, con il bambino e dimenticano il resto della ricchezza del proprio mondo emotivo. Sono bambini che diventano il centro incontrastato del mondo dei loro genitori, che lo resteranno spesso troppo a lungo, nei casi peggiori anche quando avranno un amore da portare a casa, sempre e solo se piace a mammà (o papà!).
 
Un passo indietro.
 

Avete preso un aereo ultimamente? E nella vostra vita in genere?

 
Vi racconto, in ogni caso, una storia. Quando si sale sull’aereo l’hostess o lo steward, nella semi o totale indifferenza di tutti, suole spiegare come ci si allaccia la cintura di sicurezza, indicano le uscite di sicurezza e ti spiegano come ci si salva se di colpa manca la pressione nella cabina, se si deve fare un atterraggio di emergenza o similari. Per esempio. Se capita che manchi l’aria, allora prenderemo la maschera per l’ossigeno che si trova sopra, sotto o di lato al nostro sedile. Dobbiamo metterla per bene e respirare attraverso questa per sopravvivere. Sapete cosa dicono di fare nel caso abbiate il vostro bambino accanto? In quel caso dovrete mettere comunque  PRIMA la vostra maschera e DOPO, certamente con una certa velocità, potrete stringere per bene la stessa per far respirare il vostro piccolo. Ripeto. Prima dovete poter respirare voi, poi il bambino. Se non lo fate, se vi sacrificate per far respirare prima il bambino, potreste finire con il morire entrambi.
 
Potreste svenire mentre cercate di mettergli la maschera. Per esempio.
 
Così la vita. Così come in caso di problemi di pressione in cabina durante un volo, il bambino ha bisogno che tu stia bene per poterti prendere cura di lui.
 

Se tu stai bene allora farai in modo che lo stia anche lui.

 
Se tu non sei ok, il tuo bambino non potrà mai essere completamente ok.
 

 
Ogni bambino non nasce per essere il centro del tuo mondo, ma perché possa costruire il suo mondo anche grazie a te e al tuo modo di insegnargli come prendersi cura di se stesso. Anche in questo l’imitazione è fondamentale. Gli insegni ad amarsi, amandoti.
 

Una cultura che mette come unico centro del mondo i suoi pargoli fa un torto anche a loro.

 
Alimenta l’idea che si debba essere perfetti per essere genitori e che questa perfezione passi dal dimenticarsi di se stessi. Molti genitori si chiudono, cambiano amicizie, frequentano solo posti per bambini, parlano solo di bambini, leggono solo di bambini, vedono solo bambini. Dimenticano il vocabolario degli adulti per imparare tutto su suoni, nenie e vocine infantili.  Sacrificano uno spazio personale per potersi sentire abbastanza in gamba da poter fare il genitore, non provano più ad essere altro e quello che erano, lo bruciano ai piedi dell’altare del dio dei genitori, il Bambino Perfetto, il loro Messia Coccoloso. Dopo  di ché questo bambino deve esserlo per forza perfetto, o come giustificare a se stessi di aver rinunciato a tanto? E i bambini ci provano ad essere il messia, ad essere perfetti per meritare un amore nato su una dimenticanza, quella della persona che ha rinunciato a delle parti di sé per essere madre, padre, genitore. In fondo si perde tutti.
 

La pressione sociale che stiamo creando intorno alla genitorialità è notevole.

 
Dalla nascita alla crescita, sono molti gli stereotipi di cosa dovrebbe fare ed essere un buon genitore per sentirsi accettabile come tale. Riviste, libri, film che non guardano alla realtà ma al sogno patinato di un improbabile paradiso dei genitori, dove nessuno è mai triste o prova emozioni ambivalenti o si stanca.
 
Pensiamo alla sofferenza di tante madri che incontrano la depressione sulla strada della loro maternità, magari perché non possono allattare al seno. Insistono, si fanno male, insistono ancora, si sentono inferiori, difettose, mancanti in qualcosa e cominciano a provare emozioni ambivalenti (ed indicibili) per i loro bambini, che pure amano o potrebbero amare se non fossero troppo prese a non amare se stesse a doversi dimostrare all’altezza.
 
La loro immagine di madre diviene ferita ai loro stessi occhi, non riescono a percepirsi adatte proprio perché non sono in grado di corrispondere ad una immagine di madre naturale e “funzionante” che viene imposta dal mito della mamma perfetta. Invece, seppure l’esperienza dell’allattamento al seno rimane certamente una esperienza di salute, amore e incontro per la diade mamma e bambino, resta preferibile una qualunque scelta che non avveleni il seno materno e la sua fantasia, meglio un biberon carico di amore e che faccia sentire il bambino sazio, con gli occhi sorridenti della mamma o di chi lo nutre puntati sereni su di lui. Meglio accettare che in certi casi non si riesce ad allattare ma offrire un gesto di amore buono e nutritivo più di qualunque costrizione.
 
Scegliamo il bene per la relazione, non per la statistica, non per i luoghi comuni e giammai per i gruppi Facebook pieni di mamme speciali e perfette.
 

Per amare un bambino dobbiamo amare anche noi stessi, per amarci dobbiamo rimanere visibili, la persona che abbiamo accanto deve restare visibile. Il nostro corpo deve essere percepito.

 
Ogni genitore fa delle scelte difficili, la più difficile sembra sempre più essere quella di continuare a pensare a se stessi o  continuare ad amare la propria coppia. Certo non parlo dei primi mesi, full immersion totale nel mondo del bambino e nella relazione con il piccolo, alla scoperta di che tipo di madre o padre si è o si riesce ad essere. Parliamo sempre del dopo.Quando la magia della nascita sblocca le lancette dell’orologio e come in una fiaba il tempo da immobile riprende a scorrere.
 
Quando il tempo torna ad avere un significato, l’agenda degli impegni si riapre al presente, il tempo riprende a scorrere. Allora è bene ricordarsi di sé stessi.
 

 

Lascia uno spazio in agenda per l’amore, il sesso, il tuo corpo.

 
Guardarsi allo specchio e riconoscersi, cambiati, certamente, ma con alcuni desideri simili a quel prima lontano. Il desiderio di contatto con gli altri, con il mondo, con le proprie passioni, con il proprio corpo, il desiderio del piacere che si è messo da parte per un po’ va recuperato, ora che il corpo stesso è cambiato dalla gravidanza, anche se magari il bambino l’ha partorito chi abbiamo accanto,  i nove mesi e l’attesa cambiano tutti anche se diversamente, ora che la vita è cambiata, scoprire che alcune piccole gioie sono ancora le stesse. Se ci manca il compagno o la compagna nella sua intimità, nel modo di incoraggiarci, nell’abbraccio solo per la coppia che non capita da un po’, ecco il momento per stringersi forte. Il sesso è sfumato? Richiamiamolo nella relazione.
 
Gli amici si sono allontanati, apriamo le finestre, facciamogli capire che siamo lì, anche con un marsupio addosso o nei pochi momenti senza, per incontrarci di nuovo, per la bellezza delle chiacchiere, per la gioia di un pomeriggio leggero. Lasciare uno spazio alle coppie senza figli e persino al tempo per gli amici single, separati, divorziati. Quelli che dopo venti secondi in cui parli di poppate, crescita, svezzamento, risultati eccelsi in prima elementare ti ordinano una birra e ti fanno ridere con le ultime avventure in ufficio o ti portano a fare disquisizioni sulla moda del momento, il film appena visto o la politica del tuo paese.
 
Pensa a come sarebbe il caso ogni tanto, di spegnere la TV e abbracciare la persona che hai accanto anche solo per dirle che sta andando tutto bene, che ve la state cavando e se pensate che così non sia, entrate in contatto e parlatene. Costruite uno spazio adatto alla paura di non farcela ma anche a confessare come vi mancate, datevi una mano per sistemare casa, per avere più spazio da passare insieme alla vostra coppia.
 

I figli non sono tutto

 
E rinunciare a tutto non farà di voi dei genitori migliori.
 
L’amore moltiplica tanto più si ama, inaridisce se lo si costringe per senso di sacrificio, paura, necessità degli altri. Così, stare con il vostro bambino sarà ancora più bello se avrete ripreso a coltivare una parte di mondo tutta vostra, dove leggere, scrivere, uscire, fare sesso, amare e non essere “solo” una mamma/un papà. Scoprirete che anche le mamme amano, leggono, fanno sesso, scrivono, lavorano e lo fanno tanto meglio quanto più si permettono di seguire il loro modo di essere, tanto più si accettano come sono. I bambini vanno accolti, amati, protetti anche dai rimpianti dei genitori, nessun bambino merita, tra venti anni, di essere colpiti dalla colpa di avervi legato mani e piedi, di non aver vissuta la vostra vita “colpa loro”.
 
Nei limiti, esiste un equilibrio possibile tra i molti ruoli che si giocano da genitore e ogni bambino impara con più facilità a difendere la propria felicità se il suo genitore è felice.

 


Pollicino: Tutti quanti noi davanti ad un figlio

L’Orco: Il timore del giudizio, di non sentirsi abbastanza

L’arma segreta: Imparare a trovare il proprio tempo accanto al tempo per il proprio bambino

Marzia Cikada
Commenti

Scrivi un commento