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COME TI INTERVISTO UN POLLICINO: SANDRO BALDONI, REGISTA DE “LA BOTTA GROSSA” – Pollicino era un grande
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COME TI INTERVISTO UN POLLICINO: SANDRO BALDONI, REGISTA DE “LA BOTTA GROSSA”

“Storie da dentro il Terremoto” questo è il titoletto scritto in piccolo sotto a “La Botta Grossa” il film- documentario che sta girando in questi giorni nelle sale e che ci parla della tragedia del Terremoto dell’ottobre 2016. Quali sono le storie? Quelle dei protagonisti, alcuni dei numerosi sfollati, terremotati che hanno perso la casa, e non solo, in quei giorni. Le ferite di un terremoto segnano l’anima come la terra, crepe profonde che soltanto il tempo, la pazienza e una gran cura  possono provare a riempire. E poi ci sono i nemici innaturali, quelli che dovrebbero essere amici e invece diventano antagonisti della serenità di tante famiglie, come la burocrazia di uno Stato che dimentica o dilata il tempo, ieri l’Abruzzo, oggi l’Umbria e le Marche. Pollicino è corso subito ad incontrare il regista di queste storie con la voglia di fargli qualche domanda. Perché c’è qualcosa anche della storia personale di chi scrive tra le macerie che hanno soffocato l’Italia negli ultimi anni. Incontrare Sandro è stato un piacere e ve lo racconto qui di seguito.

Con chi parliamo oggi?  Oggi Pollicino ha incontrato Sandro Baldoni, regista e terremotato. Oltre al cinema, la sua anima di racconta storie lo ha visto anche scrivere per Il Manifesto, L’Espresso, Cuore e il Male, senza dimenticare il suo lavoro da copywriter in varie agenzie internazionali. Sua l’agenzia di Milano che negli anni ’80 e ’90 ha ottenuto riconoscimenti e premi per diversi spot pubblicitari. I suoi film hanno sempre trovato una bella accoglienza. Fondata la casa di produzione Pasodoble nel 1993, realizza il suo primo film l’anno dopo, “Strane storie-Racconti di fine secolo” che vince il Ciak d’oro come miglior regia e il Nastro d’Argento dei critici cinematografici. Suoi i film “Consigli per gli acquisti” (1998) e Italian Dream (2008).

Poi il 30 ottobre 2016 Sandro vive sulla sua pelle il dramma del terremoto del centro Italia. Il sisma arriva dopo le scosse che ad agosto avevano distrutto Amatrice, una scossa violentissima, magnitudo 6,5, con epicentro tra le province di Perugia e Macerata, in Umbria e nelle Marche. Le terre di Sandro Baldoni. Ecco che allora il regista decide di raccontare le storie da dentro il terremoto e le fa rivivere nel documentario ” La botta grossa“. Un viaggio che parla di ansia, dolore, trauma, rabbia ma anche speranza e comunità, con un riferimento specifico alla psicologia, attraverso la presentazione della tecnica dell’EMDR.

Con attenzione, umanità e poesia, ci viene presentata una realtà dolorosa che ancora per molte persone fa male come il primo giorno.

 

Come recita lo stesso film (citando Ungaretti):

 “Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro”

Un film che è anche un atto d’amore per una terra ferita e di rispetto per la comunità fatta di persone che cercano di trovare il modo migliore di andare avanti. Ho potuto fare le mie solite cinque domande a Sandro, per entrare ancora più in questa che è anche la sua storia.

 


1

 

Quando è scattata la necessità di dare vita alla storia de “La Botta Grossa”?

 
Quando sono entrato nella mia casa distrutta. Da quello stato d’animo – taglio delle radici e sfondamento del tetto – sono partito per capire gli stati d’animo della gente del paese in cui sono cresciuto.

Io vivevo lì solo 3 mesi l’anno, perché quella era diventata la mia casa di vacanze: se io ero rimasto così spiazzato, cosa provava chi aveva perso tutto in pochi minuti?

La casa dove viveva stabilmente, il lavoro, le sicurezze, i punti di riferimento anche semplici (anche solo visivi) che facevano da “segnali di percorso” per una vita decorosamente vissuta?

E poi, cosa provava chi era stato improvvisamente sfollato lontano?


 

2Da una parte abbiamo le ferite sulla pelle dei terremotati, non sempre legate solo al trauma del terremoto, ferite più “umane” se mi permetti, e dall’altra abbiamo la bellezza di essere, e in alcuni casi riscoprirsi, comunità. “La Botta Grossa” come ci racconta questi aspetti dell’umanità terremotata?

 
Ho notato subito questo corto circuito: la forza devastante del terremoto aveva anche ricompattato le comunità, e in qualche modo riavviato all’interno di esse un’energia che si concretizzava con l’ascolto e la comprensione reciproca, l’azione comune, il ritrovarsi intorno a una necessità collettiva, anche una rinascita degli ideali.

In un periodo storico in cui l’individualismo (pur se “social”) la fa da padrone, non era così scontato che accadesse.

3

 

Nel tuo film parli anche di EMDR (vedi riquadro), cosa puoi raccontare di questa tecnica per come l’hai vista intervenire sulle persone colpite dal terremoto?

 
Ho visto questo gruppo di (quasi tutti giovani) psicologi sguinzagliarsi nelle varie comunità delle valli umbre e marchigiane, e con grande energia e umiltà mettersi al servizio delle persone: coi loro gesti vagamente esoterici (la mano che si muove davanti agli occhi del paziente)  all’inizio mi sono apparsi quasi come sciamani guaritori, ma poi conoscendoli e approfondendo la questione ho scoperto che l’EMDR poggia su solide basi scientifiche che riguardano la funzionalità degli emisferi cerebrali.
 
Hanno certamente portato tra la gente conforto e sollievo, e lasciato un ottimo ricordo.
 

 

4Nella tua storia, chi o cosa credi sia più facilmente identificabile con Pollicino?

 
La mia storia è fatta di molliche sparse qua e là, che ogni tanto mi servono per ritrovare la strada della mia espressività, spesso sommersa.

All’improvviso trovo molliche sul sentiero, e capisco che sto andando nella direzione giusta.

Salvo poi ri-perdermi fino a trovare la prossima pallina di pane.
 

Contro quale Orco combatte il tuo film o i protagonisti delle tue storie e qual è l’arma segreta che pensi possa funzionare per avere la meglio?

 
L’Orco nel mio film è il terremoto, quindi la Natura, che però in quelle zone mostra tutto intorno anche tratti paradisiaci: il peggio e il meglio di sé.

Col passar del tempo, altri orchi forse più piccoli ma altrettanto spaventosi si prospettano: la Sospensione (il tempo che non passa o passa senza che nulla di nuovo accada),  la Mancanza di Prospettive, l’orrenda Burocrazia gigantesca e inafferrabile…

 


POLLICINO RINGRAZIA SANDRO, LA SUA DELICATEZZA E LA SUA CAPACITA’ DI DARE MEMORIA AD UN PAESE CHE SPESSO DIMENTICA. IL FILM È ANCORA NELLE SALE, NON IN TUTTE LE CITTA’ DI ITALIA MA IN MOLTE. L’INVITO COME PERSONA E COME TERAPEUTA È DI ANDARE A VEDERLO. UN DOCUMENTARIO PER CONOSCERE, PER CAPIRE, PER SENTIRE IL DESIDERIO DI RINASCERE VIVO NELLE COMUNITÀ COLPITE DAL TERREMOTO.

 

Man mano che vengono definite delle date, potete trovare gli eventi digitando La Botta Grossa su Facebook. A Torino ci sarà la proiezione a Gennaio 2018.

Informazioni sul Film: Sito CinemaItaliano.Info

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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