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Distanze infinite che rinforzano l’Amore – Pollicino era un grande
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Distanze infinite che rinforzano l’Amore

… persino tra gli esseri umani più uniti continuano ad esistere distanze infinite, si può vivere meravigliosamente fianco a fianco solo se ciascuno riesce ad amare quella distanza in modo da vedere l’altro stagliarsi contro il cielo della sua completezza

Rainer Maria Rilke
 

Cosa racconta la parola amore?

 
Si prova molto amore ma si riesce ad amare poco. Perchè abbiamo paura, perchè non vogliamo essere feriti, perchè non sappiamo come si fa. Non parlo solo del sentimento affettivo unito ad una buona dose di attrazione sessuale, o comunque almeno una dose sufficiente. L’amore ha molte forme, esiste tra due persone che si amano, genitori e figli, amici, colleghi, tra chi vive la stessa esperienza o fa parte della stessa comunità, quartiere o continente o pianeta che sia. Il sentimento amoroso ha le sue regole, spesso non scritte nell’animo umano ma scritte da mano umana secolo dopo secolo. Regole non sempre positive, spesso legate a stereotipi e pregiudizi o necessità culturali più che realmente umane.
 

L’amore si impara nella distanza

 
Che l’amore va imparato, giorno dopo giorno, paura dopo paura, fino a rendersi conto che siamo in grado di affidarci alla persona amata, fino a quando la persona amata sarà in grado di affidarsi a noi. E’ un gioco con mille trappole l’amore, basta un imprevisto e si resta fermi un giro.
 

Un pregiudizio che viviamo è che l’amore debba essere conoscersi al 100%, nulla deve esserci di sconosciuto, niente da scoprire. Ma il bisogno di conoscere tutto di lui/lei oltre che eccessivo è impossibile.

 
La distanza non è solo viva nei limiti della condivisione, nel rispetto degli spazi individuali, nelle distanze dei corpi. La distanza respira nell’impossibilità di conoscere l’altro completamente, nell’impossibilità di essere del tutto conosciuti. Molte coppie vorrebbero che tra i due passasse neppure un cerino ma rischiano, così, di costringere uno dei due al sacrificio. Infatti, perchè la coppia respiri. deve pur sempre restare un, pur minimo, pertugio, una fessura che entri aria. Se questo non avviene probabilmente, nella coppia, una parte ha rinunciato a qualcosa e questo potrebbe, se parliamo di un qualcosa di essenziale, venire a chiedere il conto, prima o poi, con la rottura del legame, la paralisi nella crisi o la manifestazione di una qualche sintomatologia di diversa natura.
 
Non ci rendiamo conto che la leggenda platonica dell’anima gemella è suggestiva quanto non del tutto corretta. Platone, nel suo Simposio, racconta che saremmo nati con quattro braccia e gambe, due teste. Gli dei, al solito poco simpatici, avrebbero diviso in due le creature originarie per punirle di una qualche insolenza, lasciandole alla disperata ricerca di unità, possibile solo ritrovando l’altra metà, uomo o donna che sia.
 
Ma non ci dice Platone che, anche in questo bisogno di unione e sicurezza nell’altro, rimane una parte lontana, una distanza essenziale tra le due metà. Qualcosa che non potremo mai conoscere per intero, eppure non velenoso, se accolto, per il godimento dell’amore, dell’unione. E’ come reagiamo a questa distanza che ci permette di capire quanto siamo legati all’altra parte in maniera sana. Nella libertà e non nel controllo possiamo finalmente sorridere della nostra unità ritrovata, accogliendo l’esperienza che l’altra metà della mela avrà fatta mentre era alla nostra ricerca.
 

Ognuno di noi ha una zona intima e non tutti hanno la possibilità di accedervi

 
La vita porta ognuno di noi ad avere bisogno di spazi diversi per star bene, impariamo da piccoli quali sono le distanze che ci sono concesse, quali sono necessarie e quali ci fanno male. Lo stile di attaccamento  decide molto di quello che sarà il nostro modo di amare. Evitanti o simbiotici che saremo, cercheremo qualcuno che possa danzare con noi in questa distanza.
 
Mai troppo vicino o lontano.
 

 
Se imparo ad accogliere la tua distanza da me, allora ti amo. Per questo è così complicato. Molte storie d’amore si trasformano in una lotta per il potere, per il controllo, con un sottile bisogno, che non si ammetterebbe facilmente, di sentire di aver piegato il/la partner fino a diventare quello che volevamo fosse ma non quello che è.
 
Può essere una lotta per insegnare le buone maniere a chi non è interessato, per mettere a dieta chi si va bene com’è, finché non diventi un problema, il bisogno o la negazione di spazi individuali, la richiesta di non frequentare più un corso di giapponese ma, anche, la difficoltà di accettare certe sfumature del mondo interiore dell’altro, certe debolezze o qualità, la sua etica rigida o il suo lato superficiale che non ci piace.
 
L’amore è nell’accogliere quello che dell’altro non possiamo spiegarci ma che lo rende quello che è. Diverso da noi.
 
L’amore è la libertà di rischiare che qualcuno ci conosca davvero, restandoci accanto, non – nonostante i nostri difetti – ma anche per loro. Qualcuno in grado di accogliere quella profonda distanza che si sente in certi momenti passare nella coppia, che spaventa perchè non la si capisce. Ma sono proprio le nostre incertezze, sono le sfumature della nostra anima che chiedono comprensione, sicurezza, un posto caldo dove riposare, un posto dove non ci sono prove da superare, solo una morbida accoglienza.
 
L’amore è la risposta affermativa alla nostra domanda di sempre.
“Posso essere come sono?”
“SI”
 

Amare un figlio è ricordarsi che è altro da noi

 
La necessità di affrontare distanze ed elementi sconosciuti di chi amiamo capita anche fuori dalla coppia. Pensiamo agli amici o ancor di più al delicato rapporto genitori e figli.
 
L’amore di una mamma o di un papà per la loro creatura cresce man mano che si impara ad accettare che ogni figlio è imprevedibile. L’amore che ha bisogno di trasformare l’altro in noi stessi o che lo costringe nel recinto che gli permettono le nostre etichette e convinzioni non è amore. Vi è una parte di violenza che spoglia questo sentimento di ogni anelito affettuoso, per quanto si possa credere di farlo nelle migliori intenzioni.
 

Un figlio, una figlia non saranno mai come li si è aspettati. Uno, due, mille aspetti potrebbero rendere diversa quella persona che abbiamo davanti dal sogno aspettato per tanto tempo, che siano 9 mesi o più.

 
Sui figli pesa spesso quell’amore che chiede di pagare dazio prendendo come propri obiettivi di generazioni passate, sogni nati prima che si nascesse, certezze che per i figli sono tutte da scoprire. Ma siccome ogni figli* vuole solo l’amore e il riconoscimento dei propri genitori, si troverà spesso disposto a sacrificare la sua distanza da loro per poter essere degno di quell’affetto che lo ama per quello che non è. Quando un genitore impara la bellezza assolutamente inedita del figlio, allora potrà dire di amarlo pienamente.
 

Nella stanza della psicologa la distanza si scalda, diventa amabile e può curare

 
Nell’esperienza degli psicologi la distanza è un posto da condividere e abitare per il tempo della terapia, imparando a vedere l’essenza delle persone che si accolgono, non per quello che hanno sempre creduto di dover essere ma per quello che sono.
 
Una essenza che è rimasta uguale nel tempo, pur se nascosta dalle aspettative della famiglia, della coppia, della società, sempre pronta a divorare quello che c’è di unico in ognuno, in nome di una più rassicurante omologazione che non mette in discussione regole non dette e stereotipi culturali. Proprio sbattendo contro alcune di queste regole e stereotipi molte persone che arrivano in psicoterapia hanno nutrito un senso di colpa per quello che sono e cercano ascolto per superare quella distanza che è diventata interna.
 
In terapia si impara a vedere il bello che c’è in ogni distanza e la sua funzionalità, la genuina necessità di dare spazio a quello che le persone sono diventa possibilità e il lavoro del terapeuta diventa portare quello che è sempre stato allo scoperto, permettendo a chi lo possiede di renderlo manifesto, senza colpa o vergogna.
 
Solo dando spazio a questa distanza sarà possibile iniziare a costruire un cambiamento possibile. Ogni incontro diventa terapeutico quando si è disposti a vedere il bello di ognuno, quando si è disposti a provare affetto per quelle parti rimaste nascoste, facendo in modo che la relazione terapeutica diventi cura, ripristinando giuste distanze, in cui la persona possa riconoscersi e non ferirsi.
 


Pollicino: Le distanze tra noi leggere

L’Orco: L’impossibilità di accogliere l’imprevisto, quello che non conosciamo

L’arma segreta: Riconoscere che ogni persona ha quel qualcosa di insondabile che la rende profondamente quello che è e che va bene così.

Marzia Cikada
1 Commento
  • fede

    Certe distanze si accorciano solo con l’età. Crescendo e maturando si comprende che la distanza tra noi e qualcos’altro o qualcun’altro è solo nella nostra testa.

    11 marzo 2018 at 16:03 Rispondi

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