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COME TI INTERVISTO UN POLLICINO: CRISTINA PORTOLANO, disegnatrice di fumetti – Pollicino era un grande
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COME TI INTERVISTO UN POLLICINO: CRISTINA PORTOLANO, disegnatrice di fumetti

POLLICINO  arrossisce quando si parla di sesso, ma sa bene che riguarda tutt*, anche lui.  Sa che nel 2018 le relazioni sono anche online, sa che c’è differenza tra piacere e intimità e che entrambe sono parti essenziali del benessere di chiunque.

 

Con chi parliamo oggi? Oggi Pollicino ha incontrata Cristina Portolano . Cristina è nata a Napoli nel 1986 e di lavoro disegna storie a fumetti. Non solo. E’ illustratrice e ha collaborato con le sue illustrazioni ai due volumi di “Storie della buonanotte per bambine ribelli” (Good Night Stories for Rebel Girls) edito in Italia da Mondadori. Non solo, sempre le sue creazioni le trovate per Einaudi EL, Linus, Internazionale, Il Sole 24 ORE, Lo straniero, Illustratore Italiano, Hamelin, Soccer Illustrated,  Illywords, Napoli Monitor, e vari collettivi di autoproduzione (Ernest virgola, Delebile, Teiera, Squame). Ma Cristina insegna anche, a volte,  educazione artistica alle scuole medie, nonché potete trovarla che tiene laboratori di fumetto e arte murale.Come è diventata quello che è oggi? Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna e l’ École nationale Supérieure des Arts Décoratif (EnsAD) di Parigi. Nonché ci mette tanta passione in quello che fa. Due anni fa ha realizzato il suo primo libro QUASI SIGNORINA (Topipittori, 2016). Una storia tutta speciale di come si cresce, che danza tra i fumetti, il disegno, un fratello grande, Maradona e la Barbie. Un libro che ci racconta come sia possibile avere e curare una propria idea personale della vita, anche quando significa scontrarsi con pregiudizi e stereotipi su come deve essere una bambina e con certe idee degli adulti.

 

Pollicino l’ha incontrata, chiaramente online, per parlare con lei del suo secondo libro NON SO CHI SEI (Rizzoli Lizard, 2017). Si tratta della storia una giovane donna e delle sue relazioni sessuali nate da incontri legati alle app come Tinder, OkCupid, Grind. Certo, si parla di sesso, vedendo nella capacità di capire il proprio corpo e nella serenità con cui possiamo gestire anche relazioni leggere, uno strumento per conoscerci, lontano dalle ipocrisie e dai sensi di colpa a cui molto spesso la cultura ci abitua. Le app diventano uno strumento per rispondere ad un bisogno che non è solo legato al piacere e alla soddisfazione sessuale ma anche al contatto con se stesse. Cristina, attraverso le avventure di una donna senza nome, in cui è quindi facile rispecchiare una parte di noi, ci racconta la solitudine nell’epoca in cui è più facile avere una relazione, anche se breve. Ma non solo, nel libro incontriamo la possibilità di imparare chi siamo attraverso quella che non è più una “folle novità moderna” ma la normalità quotidiana per i milioni di persone che si rapportano agli altri attraverso le app. Con tutta una serie di aspetti peculiari.


 

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Benvenuta Cristina. Parliamo di “Non so chi sei”. Il tuo non è un libro su Tinder ma che attraversa Tinder per raccontare il desiderio e il bisogno di godere, di sentire una intimità – anche con persone con cui si sa che non si costruirà nulla. Ed è il viaggio di una donna. Ce ne parli?

 
Si l’hai descritto bene tu. Ultimamente, e anche per ragioni di marketing, si tende ad abusare molto del nome di questa app, Tinder, mettendo sotto questo cappello molte storie diversissime tra loro e la mia ne è soltanto un esempio. La mia protagonista attraversa questa app ma il fulcro centrale non è un’esplorazione antropologica (che pure potrebbe aver senso) ma il racconto di una singola esperienza. Le emozioni, ciò che prova la protagonista (che non ha nome come tutti i personaggi) e la sua esperienza di vita. E’ il viaggio di una donna che cerca di sopravvivere come può a questi tempi in cui, pur stando tutto connessi, siamo e ci sentiamo terribilmente soli.
 
I racconti che mettono le app di incontri o comunque raccontano delle esperienze con persone conosciute online si stanno moltiplicando per fortuna, forse è perchè ci stiamo rendendo conto che le presone hanno bisogno di capire cosa gli sta succedendo. E’ come quando nell’800 si scriveva di amori epistolari. Esattamente la stessa cosa e tensione erotico/psicologica.

 

2Nel tuo libro scrivi “In Italia si usano mezzi nuovi per approcci tradizionali” ci racconti questo paradosso dal tuo punto di vista?

 
Si è un vero paradosso e ne è vittima sopratutto chi sta sulle app in cerca di relazioni “sentimentali” e “stabili”, come se, mettendosi dei paletti così rigidi abbiano la sicurezza di trovarne. Potrebbe anche finire che invece, proprio precludendosi la possibilità di divertirsi senza quest’ansia da prestazione, si perdano la possibilità di trovare un rapporto davvero romantico e duraturo li dove non lo stavano cercando.
 
Grazie a queste app si ha la possibilità di sovvertire anche tutti quegli approcci tradizionali stucchevoli (che non demonizzo comunque) ma che a volte sono un po’ forzati.

Credo che però questo faccia parte della nostra società così ancora profondamente patriarcale e di matrice cattolica.

 

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Come te la sei cavata con il tema “Vergogna” che sembra circondare ancora il tema sesso, ancora di più se al femminile ed occasionale?

 
Fin da piccola ho sempre parlato apertamente di sesso e rapporti, non mi sono mai vergognata ad esprimere ciò che pensavo o a confrontarmi su questioni sessuali che non capivo.
 
Questo senso di vergogna penso che non mi sia mai appartenuto e di conseguenza è stato naturale poter disegnare un fumetto di questo genere. Certo il cervello emetteva impulsi standard suscitati dalla società in cui vivo, tipo: Tutti mi giudicheranno, nessuno capirà il senso del fumetto, cosa penseranno i miei amici di me? Ma poi tutte queste domande devono passare in secondo piano se sai che il messaggio che stai dando è più forte di tutto e supera gli eventuali pregiudizi con cui ti scontrerai. Pensi al valore percepito delle tue opere ma allo stesso tempo non ci devi dare troppo peso e devi andare avanti per la tua strada.
 

Se i grandi scrittori si fossero fermati al giudizio che gli altri potevano avere di loro dopo aver letto le loro opere, credo che non ci sarebbe stata la maggior parte della letteratura che conosciamo oggi.

 
Infatti questo atteggiamento sta cambiando, vedo sempre più giovani che si cimentano con temi spinosi e credo che sia una grande conquista.

 

4Nella tua storia, chi o cosa credi sia più facilmente identificabile con Pollicino?

 
Beh Pollicina è la protagonista, che semina uomini e partner sessuali come se fossero briciole di pane che la riporteranno a se stessa e alla comprensione dell’alterità.

Contro quale Orco combatte la tua storia e qual è l’arma segreta che pensi possa funzionare per avere la meglio?

 

L’orco dell‘isolamento e della sciattezza emotiva. L’arma segreta che può funzionare penso sia la gentilezza, anche dove non richiesta e non necessaria.

 


POLLICINO RINGRAZIA Cristina – Per il suo libro, che ci aiuta a raccontare un mondo di relazioni che ci parlano di noi più di quanto non crediamo. Per la sua eleganza nel trattare il sesso e il piacere femminile in maniera ironica e serena. Per la sua estrema gentilezza, che la rende non solo una bella autrice e illustratrice ma anche una deliziosa persona e non sempre è facile trovarne…non solo online! Grazie Cristina e mille di queste storie.

http://www.cristinaportolano.com/wp-content/uploads/2017/12/AVATAR_2017_picolino-copia.jpg

Per saperne di più

Chi volesse acquistare i libri di Cristina non farà fatica. Sono disponibili  nelle librerie, su Amazon e sui siti delle Case Editrici.

Volete conoscerla meglio? Ecco alcuni link importanti.

Sito di Cristina Portolano: http://www.cristinaportolano.com

Facebook Pagina del libro Non so chi sei

                     Pagina di Cristina Portolano Comics

 

Marzia Cikada
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