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Kindergarten Teacher - Lontano da qui (2018) - Pollicino era un grande
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Kindergarten Teacher – Lontano da qui (2018)

Anna è bella,
Abbastanza bella per me.
Il sole colpisce la sua casa gialla,
È quasi un segno di Dio.

Poesia di Jimmy
 

Entro quali limiti diventa illecito perseguire la bellezza? E’ uno dei quesiti che ci pone questo film.
 

Kindergarten Teacher tradotto in italiano con Lontano da qui è un piccolo film di Sara Colangelo, regista di origine italiana presentato al Sundance Festival. Si tratta di un remake di un film israeliano di Nadav Lapid del 2014.

La storia è quella dell’insegnante Lisa Spinelli (l’attrice Maggie Gyllenhaal) che, oltre che essere maestra di asilo da vent’anni, segue un corso di poesia, senza troppa fortuna. Non  ha una grande creatività, non è originale e non ha il sacro fuoco della poeticità dentro. Come dice il suo insegnante però, sa riconoscere la bellezza. Quindi quando incontra il piccolo genio nel suo asilo Jimmy (il piccolo attore Parker Sevak), Lisa sente che salvare la sua poesia diventa la sua missione.
 

Il piccolo Jimmy vive solo con il padre, poco presente  per gestire un club notturno e che lo lascia alle cure di baby sitter non particolarmente acuta ma abbastanza attente al bambino.

Ogni tanto, il piccolo cammina avanti e indietro come in trance recitando poesie estremamente delicate e feroci insieme. Una scelta di immagini e di parole che lascia Lisa colpita ed entusiasta, con la certezza di dover salvare questo miracolo.
 

Lisa è una  donna spenta e ferita che non ritrova la sua energia vitale

 

Lisa è una in crisi di mezz’età, nulla sembra farla gioire. L’incontro con il bambino poeta sarà per lei come un risveglio che la troverà carica di passione per la vita e desiderosa di salvaguardare Jimmy nonostante il mondo non sia d’accordo con lei.
 

La vita di Lisa è frustrante. Il suo matrimonio spento anche se tranquillo, non la emoziona più, fare sesso con il marito viene presto dimenticato se ha di meglio da fare, lei cerca brivido, emozione, poesia appunto. Nei suoi braccialetti e nei suoi orecchini new age, insieme al suo vestiario indeciso, Lisa mette insieme ideali passati, per cui la deridono i figli, e desideri presenti, senza trovare un mondo a cui appartenere. Il suo cruccio, l’assenza di curiosità che,  dice Lisa molte volte, svanisce dal mondo, come dai suoi figli adolescenti, presi da se stessi e non capaci di cogliere la pacata disperazione materna.
 

Fino a dove ci si deve spingere per proteggere l’arte?

 
Per salvaguardare un dono artistico cosa si può arrivare a fare? E’ più importante del rispetto delle convenzioni e della tutela di un minore? Questo ci chiediamo quando le azioni di Lisa diventano sempre più esagerate e la sua depressione si trasforma in ossessione. La donna insoddisfatta si trasforma in una arrogante creatura che si sente il dovere di agire per il suo fine, salvare l’arte di Jimmy. Prima la deruba, passandola per sua, si fa amare per questo talento che non le appartiene e poi cerca di dare spazio al bambino, lo costringe a visitare musei dove non dovrebbe portarlo per stimolare la sua creatività, lo porta a recitare le sue poesie davanti ad un pubblico, cerca di catturare più poesia possibile, per nutrirsene e per evitare si spenga, in una società arida, secondo lei, che non è in grado di apprezzare e dare vita a questo miracolo.
 

Ma Lisa vuole sempre di più, come certa di avere una missione e non si accontenta, si erge a giudice degli altri. Crea con il piccolo una relazione al limite, accudendo il bambino come una piccola santa reliquia, senza ascoltarlo se non nella sua necessità che continui a essere un poeta inconsapevole, che crea ogni tanto, come per bisogno naturale e non per decisione.
 

Nelle parole di Jimmy, Lisa trova la sua riscossa contro la atroce incapacità di stare nel mondo, anche in quello che si è costruita e che pure non riesce ad abitare.

 

L’ossessione  per il talento la spinge sempre più avanti, fino ad inseguire il bambino quando il padre gli farà cambiare scuola. Impone la sua legge agendo anche piccole violenze sul piccolo, impercettibili, come svegliarlo mentre gli altri dormono, fargli continuamente domande, chiamarlo al telefono per vedere se ha per lei una poesia. Man mano che sentiamo crescere il disagio della donna, comprendiamo che cerca nel bambino la poesia per la vita che non riesce più a sentire. Fino al finale che fa sorridere amaramente.
 

Quando la vita diventa faticosa ci vuole un motivo per andare avanti

 
La sua motivazione è proteggerlo da un mondo incapace di stimolare la poesia, il suo terrore è che la società possa spegnere la vena poetica del bambino, immergerlo in un mondo indifferente che crede abbia spento già i suoi figli. Il suo è un progetto ideale e puro come la poesia ma che non conta della realtà.
 

Nella conclusione il film ci lascia con una domanda sospesa, con un senso di impotenza e allo stesso tempo di divisione tra le leggi della poesia e quelle della società, per un secondo sentiamo lo stesso disorientamento disperato di Lisa e ci chiediamo, noi che avremmo fatto? Cosa è giusto fare? Davvero va bene così?


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Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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