Privacy Policy
Top
Se mi amassi mi capiresti... Amore non è telepatia - Pollicino era un grande
fade
14637
post-template-default,single,single-post,postid-14637,single-format-standard,cookies-not-set,eltd-core-1.1,flow-ver-1.3.5,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0,vc_responsive

Se mi amassi mi capiresti… Amore non è telepatia

C’è il boom della comunicazione: tutti a comunicare che stanno comunicando.
Altan

 

Nella costruzione di una coppia è fondamentale imparare che si può non comunicare. E’ un assioma della comunicazione nato dalla scuola di Palo Alto  – tra i cui esponenti abbiamo Paul Watzlawick –  ormai trito e ritrito ma, confessiamolo, mantiene il suo fascino. Perché spesso ci dimentichiamo che il cosa e il come diciamo le cose, fanno entrambi parte della nostra capacità di entrare in connessione con l’altra persona.
 

Quando ci si innamora, si diventa fragili e si cerca in continuazione una conferma.

 

Conferma che ha molte sfumature. Di presenza, di amore, di fiducia. I nostri bisogni primari, insieme a quelle che sono le premesse dovute alla nostra esperienza di attaccamento (John Bowlby) finiscono dentro le relazioni affettive e finiscono con il minare la loro resistenza. Le prove a cui si sottopone la propria supposta anima gemella sono innumerevoli e spesso il fil rouge è sempre lo stesso, una provocazione per capire fino a che punto, davvero, è in grado di esserci, di essere affidabile, di convincere che la scelta è stata sincera.  I “vediamo se capisce”, “vediamo se si ricorda” sono provocazioni sterili che aprono solo la coppia alla possibilità di stare male. Perché ci sono prove destinate ad essere perse, specie se si basano sul pensiero magico che se si è amati davvero allora la propria mente è trasparente e leggibile.
 

Per quanto suoni scontato è sempre nell’arte di comunicare che si salvano – o si perdono-  le coppie

 

Zygmunt Bauman ritiene che “il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione“. Molti di questi fallimenti passano proprio attraverso la folle idea che possiamo essere compres* senza aiutare l’altr* a farlo. C’è una parte della popolazione mondiale, che ritiene che, in quanto coppia, l’altra parte della mela debba comprendere in maniera istantanea quello che passa per la testa della/del partner. Come se ci fosse la convinzione di una tale comunanza di animi da rendere possibile percepire quello che si prova e pensa.
 

La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione. Carl Rogers

 

Se questo non accade è dubbio, paura, dolore, rabbia. Iniziano lunghi periodo di recriminazione, si sfoderano le delusioni passate e si entra in un vortice di sofferente malessere. Ma i silenzi possono avere molteplici significati e il nostro mondo interiore può essere capito solo se invitiamo le persone ad entrarci dentro e glielo spieghiamo passo per passo.
 

Come un giardino esotico dove ogni fiore ha caratteristiche e bisogni speciali che non è possibile immaginare, ma che possono essere appresi, così il mondo interiore di ognuno deve essere presentato, passo per passo, per essere leggibile al/alla partner.

 

Nel testo Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere – di John Gray  si racconta il rapporto amoroso come qualcosa da curare, da tenere con cura.
 

Un rapporto di coppia è come un giardino, per crescere rigoglioso deve essere annaffiato regolarmente. Ha bisogno di cure particolari a seconda della stagione e del clima. Bisogna deporre i semi ed estirpare le erbacce. In modo analogo, per mantenere viva la magia dell’amore è necessario che ne comprendiamo le stagioni e dedichiamo cure adeguate alle speciali necessità dell’amore stesso.

 

Le persone sono diverse. Solitamente gli uomini sono più pratici nel loro modo di pensare, maggiormente lineari. Dal canto loro, le donne raccontano quello che provano con maggiore dovizia di particolari, definiscono precisamente i loro sentimenti ed emozioni. Questo nelle relazioni eterosessuali segna già una differenza importante, sebbene non è sempre così.
 


 

Accogliere la fatica dell’altra parte a capire di che cosa si ha bisogno e cosa si sta comunicando è sempre un bene per la coppia. Anche solo riconoscerlo è un atto di cura verso la relazione. Un semplice “deve essere faticoso” può aiutare.
 

Essere coppia non significa essere legati magicamente né condividere un unico cervello

 

E’ bene che si accompagni la persona amata a conoscerci. Sapere chi siamo è già difficile in prima persona, immaginiamo quanti possa essere duro che per chi non è noi? Quindi via la credenza magica che essere innamorati doni la possibilità di interpretare e comprendere senza fatica i gesti, anche minimi, e i silenzi della persona amata. Non è così. Ci vuole calma, fiducia e la disponibilità a raccontarsi.
 

Se non ci liberiamo di questo pregiudizio (se mi ama mi capisce) rischiamo solo di creare molteplici occasioni di scontro e litigio.
 

Parlare in prima persona di quello che si prova o vuole senza colpire l’altr* a botte di TU

 

Le litigate spesso si semplificano se evitiamo di attaccare a suon di TU e se ci raccontiamo. Se sono le nostre emozioni quelle che cerchiamo di esprimere e facciamo sentire dall’altra parte. Basta parlare in prima persona.

Io provo…./Io penso…./Mi fai sentire…./Non ho capito bene…

Sembra una piccola cosa ma cambia notevolmente la percezione della relazione ed evita di far sentire le nostre parole come un continuo attacco. Non è una gara a chi fa meno domande, ma un tandem dove bisogna trovare l’armonia per lavorare insieme per arrivare al proprio obiettivo, star bene insieme.
 

Parlarsi, parlarsi tanto e meglio se a voce, non filtrati da messaggi o peggio emoticon.

 

Litigare per messaggi non è mai un buon modo per salvare la relazione. L’amore si costruisce, anche discutendo se ce ne è il bisogno. Non si deve temere il confronto, ma il silenzio, la paura e le recriminazioni. Quindi mettiamo da parte l’illusione della telepatia e spieghiamoci, raccontiamoci, diamo all’altr* la possibilità di capirci sul serio. Se ti ama, farà in modo di ascoltarti e ce la metterà tutta per comprenderti. Se lo/la aiuti.

 


Pollicino:  Il desiderio di tutt* di essere compresi

L’Orco: La voglia di essere compresi telepaticamente

L’arma segreta: Imparare a comunicare di nuovo, di nuovo, di nuovo

 

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

Commenti

Sorry, the comment form is closed at this time.