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Lettera ad una Bambina non ancora nata - Pollicino era un grande
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Lettera ad una Bambina non ancora nata

Non ci sei ancora eppure ti scrivo, sento di avere una responsabilità verso di te, anche se non ti conosco.

 
Anche se, probabilmente, non ti conoscerò mai. Eppure, sento che non posso fare a meno di parlare con te, per ricordarti cosa eravamo prima di te, sperando che ti sia inutile ogni mia singola parola.
 
Tu sei il futuro e io sono il presente, figlia di un passato che sembrava promettere un po’ meglio e invece no. Sono un presente amareggiato, talvolta frustrato, spesso combattivo. Un presente che si vede fragile, aggredito da fantasmi che pensavamo in molt* sconfitti per sempre e invece tornano a infestare le nostre case. Scioccamente la reazione capita sia ironizzare, son comunque fantasmi vetusti, di quelli catene e ragnatele, ma troppo spesso sbagliamo. Perché sono più forti di quello che crediamo e hanno dalla loro armi potenti e fatali. La cultura che non siamo riusciti ancora a cambiare abbastanza e la paura.
 

Scoprirai crescendo quando sia potente la paura.

 
E’ la peggiore delle armi, incorona i violenti e mette in angolo chi non riesce a trovare una sua voce, fino a fargli credere che l’angolo sia il suo posto naturale. Lo hanno fatto per secoli con le donne e lo fanno ancora.
 
Sono fantasmi che vogliono ingannare le menti, perché sono spaventati da un mondo dove le persone sono persone e basta.
 
Lo so, per te che sei il futuro è folle quello che dico.
 
Per te una persona è una persona, una vita con optional che la rendono una diversa dall’altra.

Per te una donna va rispettata in quanto persona e, quello che oggi sembra importare, non è che una caratteristica, particolari che aggiungono ricchezza, non limitano e non impoveriscon nulla e nessuno.
 
Invece qui, nel presente, bambina mia, il genere, quello con cui si nasce necessariamente, il colore della pelle, il posto dove sei nato tutto ha un valore superiore alla vita.
 
Mi sorridi.
 

Devono sembrarti assurde le mie parole. Lo so e non sai quanto mi fa bene vederti sorridere. Sapere che non deve essere sempre così.

 
Te l’ho detto, combattiamo con fantasmi di altri tempi da queste parti. Ma è così.
 
Se nascessi oggi, per avere una idea delle tue possibilità di essere felice, o anche solo di pensare di poterlo essere dovremmo far caso a tante variabili. Non è scontato che tu debba solo darti da fare, potresti dover usare tutte le tue energie anche solo per sopravvivere. Oggi, se nasci donna, peggio se nasci donna in un corpo di uomo, se nasci donna in un corpo di uomo magari in un paese in guerra, la tua vita sarà una battaglia. Sarai sempre un meno per troppe persone, cercheranno di dirti che non puoi decidere di te, che esiste una natura superiore che ha scelto ruoli e doveri e che non puoi ribellarti, che devi accettare quello che non sei e piuttosto stare male e sfogare quel male su chi hai intorno, trasformarlo in odio e sfogarlo su chi è più fragile ancora di te. Si, lo sfogo, specie se su chi combatte già una battaglia personale, da queste parti è ancora merce preziosa. Lo so, non capisci. Ma l’odio si vende un tot al kilo, lo scambiano per potere, per l’illusione di essere meglio, come se non bastasse essere qualcuno ma si dovesse sempre primeggiare sugli altri per la certezza del proprio valore.
 
Il tuo sguardo si è fatto cupo. Mi spiace.
 

Hai ragione. L’odio fa schifo. Non è costruttivo, non rende più intelligenti, non migliora la nostra qualità della vita ma per qualcuno è un modo per sentirsi giusti.

 
Si, hai capito, odiare chi sta male, chi è “diverso”, chi sta combattendo perché non si sente compreso o anche solo chi lotta un’idea sbagliata, chi non vuole la violenza ma cerca l’incontro, chi accoglie, in questo presente viene acclamato. E sì, spesso odiare serve a buttare fuori la rabbia per il proprio dolore che non si vuol affrontare.
 

Odiare è un lavoro per deboli, dici?

 
Hai ragione. I forti amano, accolgono, non hanno paura di essere odiati. Sanno che questo è solo il presente, che domani deve essere migliore perché il loro impegno è di non lasciare troppo spazio ai fantasmi. Bambina mia, mi vergogno così tanto per quello che scoprirai abbiamo lasciato che accadesse. Per le donne picchiate, morte, per le ragazze e i ragazzi che non hanno saputo a chi chiedere aiuto, per tutte le persone che abbiamo lasciato morire, per tutta la vita che abbiamo lasciato spegnersi, abbandonata, alla deriva, in un mare a volte di onde e sale, altre di pregiudizi e paure. E sono entrambi difficili da domare, ci si salva a fatica da entrambi se si viene lasciati soli.
 
Io ti chiedo scusa per chi come me non ha saputo fare di più, ma se sei quello che spero tu sia, in qualche modo ce l’abbiamo fatta, siamo stat* capaci di cambiare le cose, di ricacciare i mostri in un angolo e tirare fuori dall’angolo le vittime della violenza, quella delle parole, che scava l’anima e quella delle mani, che segna la pelle.
 

Se tu ci sei, abbiamo finalmente disinfestato questo Paese dalla banalità del male che avevamo permesso attecchisse sulle paure e le fragilità del nostro tempo.

 
Perché io ti vedo e mi vengono le lacrime agli occhi. Perché sei la bellezza della vita possibile. Il sorriso di chi sa di non dover chiedere scusa, di avere occasioni, possibilità. Puoi scegliere e hai la tranquillità di chi non teme la responsabilità, perché sa bene che senza non esiste realtà che possa essere duratura. Guardarti apre il respiro e mitiga il dolore di vivere qui.
 

Sei la forza per cui molte di noi resistono alla frustrazione, ogni giorno, la ragione per cui non ci siamo stancate di educare, parlare, manifestare, essere contro. Sei la spinta a farcela ancora – nonostante sembra troppo difficile. Ancora contro le discriminazioni, contro gli stereotipi, contro chi crede che il diritto sia da limitare a determinate categorie “superiori” ad altre.

 
Non guardarmi così, è vero che la storia doveva averci avvertiti ma non sembra che siamo stati in grado di imparare. Esiste un abisso dove si vorrebbe gettare la consapevolezza che secoli di storia ci hanno insegnato, immagina che non vorrebbero neppure che venisse studiato più il passato. Invece noi non ci arrendiamo, leggiamo la storia e le favole insieme, sappiamo che la memoria e la capacità di sognare sono armi più potenti di mille leggi infami e di qualunque pistola carica. Certo la pistola potrebbe ucciderci, ma la parola seminata rende immortali, non il mio volto, ne farai volentieri a meno, ma il mio desiderio, simile a quello di tante persone qui, nel presente, il desiderio di essere esseri umani migliori.
 

Bambina mia, sei la figlia che arriverà tra le braccia di una madre, di un padre, di più madri, di più padri. Sei una speranza e un sogno.

 
Sarai quello che vorrai essere e se fossi una delle fate della bella addormentata, ti donerei la possibilità di poterlo essere senza dover combattere, senza bisogno di tirare fuori le unghie, senza imbarazzo o vergogna. Con la giusta fatica che aiuta a crescere, con le ginocchia che è bene sbucciarsi una volta nella vita, con la frustrazione che è crescita, è il gusto di imparare, anche dai propri sbagli, ma non con il dolore di sentirsi sbagliata. Se fossimo in una favola, e non immagini quanto ne siamo lontane, vorrei immaginarti semplicemente libera di scegliere, rosa, rosso, azzurro, persino il beige. Mi piacerebbe fossero per te niente più che colori. Non stendardi, idee, violenza camuffata da buone intenzioni. Solo colori che si possono amare, non amare, abbinare o dimenticare per inventarne di nuovi.
 
La tua gioia è balsamo per le ferite di questo presente. Ti guardo e mi emoziono.

Il tuo sorriso illuminerà un passato che guarderai consapevole di non doverlo mai far tornare, saprai insegnare a chi verrà dopo di te il rispetto e la ricchezza che esiste in ogni essere vivente.
 

Saremo un ricordo utile per evitare nuovi errori, scriverete romanzi su di noi che verranno letti a scuola, nell’incredulità dei più che non penseranno possibile fossimo così lontani da essere persone e quanto fossimo disperatamente attaccati alle cose.

 
Bambina mia, che mia non sei, sei la possibilità di riscatto di questa umanità decadente. Ti auguro di esserci, un giorno.
 

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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