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Si può ridere dalla Psicologa? Umorismo e Terapia - Pollicino era un grande
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Si può ridere dalla Psicologa? Umorismo e Terapia

La storia è orrenda senza humour.

Bertold Brecht
 
Se qualcuno ci racconta di aver pianto in terapia non ci viene difficile crederlo. Non per nulla, in quasi tutti gli studi, sono presenti in bella mostra fazzoletti di ogni genere. Ma se ci raccontano di aver riso?
 
La cosa potrebbe farci pensare che forse, la persona che abbiamo davanti abbia davvero bisogno di farsi vedere, ma da uno bravo! E invece, la bella notizia, è che forse lo sta già facendo!
 
Nell’immaginario collettivo, lo/a psicologo/a è quella persona seria e silenziosa che prende appunti mentre qualcuno di fronte parla, parla, parla…
 

Errore! Nello studio della psicologa si ride. O almeno capita.

 
Ben consapevoli dei benefici sulla salute della risata, la categoria degli psicologi ha scoperto nel tempo che far entrare il sorriso nelle loro stanze era una ricchezza. Spesso irrinunciabile. Nel tempo la psicologia ha studiato l’umorismo come meccanismo di difesa, pensiamo al caro S.Freud ma poi ha iniziato a comprendere i mille movimenti emotivi che sono alla base di un cambiamento e la risata, l’ironia, l’umorismo hanno acquisito un potere, il potere di far cambiare le cose.
 
Ma così non è più una cosa seria. Penserete.  Altro errore.
 
L’umorismo diventa per il/la terapeuta, un alleato importante. L’utilità del sorriso è provata da diverse ricerche che hanno contribuito a ritenere un beneficio la capacità di essere divertenti in terapia. D’altronde divertire  deriva dall’idea di volgere altrove. Non è quello che vogliono le persone che chiedono aiuto alla psicologia? Volgersi altrove, cambiare rotta? Vedere altre terre, scoprire altri occhi per stare meglio nel loro mondo?
 
Il sorriso è serissimo, richiede impegno da parte di tutto il nostro cervello e ci insegna a deviare una lettura negativa del mondo, su binari più leggeri – ma non superficiali- che ci permettano di relativizzare e di affrontare meglio la difficoltà.
 

NON dobbiamo essere divertenti ad ogni costo

 
Nulla ad ogni costo funziona. Figuriamoci sforzarsi di essere divertenti. Il buon professionista sa quali sono gli strumenti utili ma anche quelli che può utilizzare. Possiamo avere in mano la migliore delle armi ma se non si confà a quello che siamo, i risultati potrebbero essere meno soddisfacenti, se non negativi. Quindi non sforziamoci ma impariamo, se possible a trovare il nostro modo di sorridere del mondo.
 

Per portare la comicità in stanza di terapia, è necessario conoscere e comprendere chi abbiamo davanti. Facciamo attenzione, da terapeuti, a non rendere l’umorismo aggressivo.

 
Comprendere se la persona ha spazio per il sorriso, se non è troppo ferita da rendere una risata una violenza. Significa che ogni storia va valutata a parte. A volte arrivare a fare una battuta di cui ridere insieme è il compimento di un percorso, vuol dire aver aiutata la persona a trovare la sua forza, al punto fa poter vedere il suo dolore come qualcosa su cui si può anche ridere. E ridendo il dolore diventa passato.
 
Dopo aver compresa la persona, capiamo cosa la persona trova divertente, capiamone il linguaggio e la comicità. Allora possiamo sentire che la nostra battuta sarà un aiuto e non una ferita ulteriore. Potremo sorridere insieme e velocizzare il processo di cambiamento.
 

Quando si ride ci si sente potenti. Specie se stiamo ridendo di noi stessi.

 
Accettare i nostri limiti, fare posto per le nostre ferite, permette di comprendere che possiamo elaborare i nostri traumi e avere poi lo spazio per il nuovo.
 
La AATH (Association for Applied and Therapeutic Humor) comunità di professionisti, promuove lo studio e la pratica del buon umore come portatore di salute e benessere. Con le sue attività sviluppa e spiega come la risposta cognitiva all’umorismo sia positiva e aiuti la comprensione. Ci capiamo meglio se siamo consapevoli al punto da poterci anche prendere un po’ in giro.

Se siete seri, siete bloccati. L'umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla. RICHARD BANDLER

 

 

Ridere sviluppa una via altra che prima non si vedeva

 
Quando faccio una battuta durante un incontro, capita che sulle prime la reazione sia di sorpresa. Ma nella sorpresa, esiste la possibilità di un nuovo sguardo. Lo spazio di terapia diventa un allenamento a cambiare prospettiva, a coltivare un modo diverso di affrontare – coping – le situazioni. Nasce l’occasione di vedere altro da quello che si vedeva e di prendersi in giro amorevolmente per confermarsi e non per sminuirsi.
 

Con l’umorismo, ma nella giusta dose, si sviluppa una visione alternativa della realtà, si ammorbidiscono i confini e si cambia punto di vista oltre la rigidità conosciuta.

 
Non solo il sorriso attiva una risposta positiva nel corpo ma riduce lo stress, sviluppando possibilità diverse,  di emozione e pensiero. Ecco che il lato curioso e divertente delle cose diventa un alleato del cambiamento. Tra una risata a l’altra.
 

Ma ci sono momenti in terapia che potrebbero non far ridere per niente

 
Quindi ridete, sorridete, provocate se necessario. Ma, in ogni modo possible, evitate le battute che non sono in linea con la relazione o contrarie alla sensibilità della persona. L’obiettivo della terapia e del counseling psicologico è sempre di allenare la persona a stare meglio, a scoprire le sue risorse e ad utilizzarle mai, proprio mai, di sentirsi sminuita in uno spazio che dovrebbe essere protetto. A parte questo…una risata vi cambierà e seppellirà il passato!


Pollicino:  Chi sorride

L’Orco: Lo stereotipo che il/la terapeuta non rida mai

L’arma segreta: Promuovere il buon umore come risorsa per il cambiamento

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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