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COME TI INTERVISTO UN POLLICINO – ALESSANDRO BARONCIANI RACCONTA “QUANDO TUTTO DIVENTO' BLU” - Pollicino era un grande
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COME TI INTERVISTO UN POLLICINO – ALESSANDRO BARONCIANI RACCONTA “QUANDO TUTTO DIVENTO’ BLU”

POLLICINO ama il fumetto, il disegno, la creatività. Ritiene che esiste nel disegnare storie una poesia che arriva diretta al cuore e alle menti di chi legge, permettendo di sentire, oltre le parole, quanto raccontato. Se oggi si conosce qualcosa di più di questa forma espressiva, viene ancora troppo spesso sottovalutata. Nell’intervista di oggi, si racconta un libro che è nato due volte, oggi dopo 10 anni fa, insieme con l’autore che, con generosità, regala ai lettori del blog una immagina ricca di suggestioni, del suo pensiero.

 

Con chi parliamo oggi? Oggi parliamo con Alessandro Baronciani. Nato a a Pesaro (classe 1974), il suo lavoro è creare. Nello specifico con il disegno.

Foto dal sito Bao Publishing

E’ un fumettista, ma – come ci spiega la sua pagina dedicata della sua casa editrice (Bao Bublushing) anche “illustratore, art director, grafico e musicista”. Insomma, parliamo di una persona artistica e creativa, capace di raccontare con passione e gentilezza il suo lavoro. Partecipare ad un suo incontro vuole dire scoprire di certo qualcosa di curioso, perché di certo di tratta di un artista con la voglia di entrare in contatto o meglio, far entrare in contatto chi ascolta con il suo mondo e le sue storie.

 

Qui nel blog, lo avevamo raccontato già per uno dei suoi libri passati (2015) La distanzamolto amato da Pollicino. Romanzo grafico scritto insieme a, poeta-cantante Colapesce. Un testo che ha avuto un giusto successo, portando chi legge, oltre a godere del tratto, a fare riflessioni sul concetto di distanza. Oggi, in periodo di quarantena e isolamento forzato, il tema sembra assolutamente attuale.

 

Ma i suoi libri sono tanti, per citarne alcuni Le ragazze nello studio di Munari, il romanzo grafico noir Negativa, l’esperimento (2016) Come svanire completamente realizzato attraverso una racconta online. Inoltre, occupandosi di illustrazioni, una volta riconosciuto il suo stile, e ci si mette poco, potete vederlo spesso in libreria, nelle copertine di vari testi o nel tratto di locandine di concerti e manifestazioni.

 

Il libro per cui lo intervistiamo oggi è la sua “ultima” rinata creatura. Stampata per la prima volta anni fa, nel 2020 viene ristampato Quando tutto diventò blu. Un libro che ci racconta “in salsa Baronciani” gli attacchi di panico. Immergendoci- nel vero senso del termine- nel mondo della paura, in un viaggio profondo e gentile, da cui si riaffiora con una consapevolezza diversa.

 

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Benvenuto Alessandro. Volevo farti le 5 domande classiche di Pollicino, sulla nuova veste cartonata del tuo “Quando tutto diventò blu”. Come è nata la scelta di raccontare gli attacchi di panico? Perché credi sia un tema di cui parlare?

 

Il libro è nato, molti anni fa, parlandone con il mio primo editore mentre aspettavo un treno che tornava a Pesaro. Venivo da Milano, in quel periodo lavoravo ancora in agenzia pubblicitaria. A Bologna mi incontravo con Omar Martini, il mio primo editore. Veniva in stazione e prendevamo un caffè, chiacchieravamo e gli raccontavo le idee su quello che sarebbe stato il mio prossimo libro.

Il primo era andato molto bene, era una raccolta di storie che durava da circa 5 anni, una specie di autoproduzione che spedivo solo se ti abbonavi e ti spedivo per posta, non elettronica, quella vera e propria con il postino e la buca delle lettere.

 

Stavo pensando che avrei voluto fare un libro che parlasse di avventura. In fondo sono cresciuto con i fumetti Bonelli e volevo provare a raccontare e a pensare a quella che poteva essere considerata oggi una “avventura del ventesimo secolo”.

Così mi sono venuti in mente gli attacchi di panico.

Avevo trovato un libro in una bancarella, si chiamava “E liberaci dal male oscuro” di Cassano. Era un libro intervista dove per la prima volta venivo a conoscenza dei disturbi legati alla paura o alla depressione. Era un testo che si leggeva molto bene e un po’ alla volta ho cominciato a pensare di tirarci fuori una storia.

 

I fumetti sono sempre stati legati all’avventura e anche gli attacchi di panico lo sembravano. In fondo erano abbastanza simili.

 

Non c’era una foresta da cui uscire, un castello da attaccare, o una casa infestata da visitare; c’era una ragazza che doveva sconfiggere qualcosa di oscuro che veniva da lei stessa, ed era a casa ed aveva paura ad uscire dalla propria stanza. 

 

Era una avventura che, diversamente da quelle western o di fantascienza non aveva ancora raccontato nessuno.

 

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Rispetto la prima edizione della tua graphic novel, credi che sia cambiata, nel tempo, la maniera di approcciarsi agli attacchi di panico? Anche nel tuo mondo, tra i disegnatori (artisti, creativi, illustratori non so quale termine preferiate), per esempio,
senti che la sensibilità ai temi psicologici si sia fatta più marcata?

 

Mhh, non lo so. Gli attacchi di panico forse sono più conosciuti, se ne parla sicuramente di più di dieci anni fa. Continua a essere difficile comprenderli e scoprirli.

Spesso si pensa di avere altri problemi, problemi fisici legati a qualcosa che “viene da fuori” non da me. Continua a essere difficile comprenderli da chi non li ha mai avuti. È difficile capirli e farsi capire. È una sofferenza difficile anche da spiegare.

 

Non so se i disegnatori siano più sensibili a temi psicologici, però penso che i fumettisti, i creativi, siano sempre alla ricerca di un modo giusto per poter raccontare una storia.

 

Non è soltanto il tema ma come lo tratti, come lo disegni.

 

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La scelta estetica che si fa quando si inizia una opera grafica, definisce già di per sé una scelta narrativa. In che modo il tratto o il colore che usi in “Quando tutto diventò blu” danno la tua versione della storia di Chiara, la protagonista del libro?

 

Esatto, il modo per poter raccontare una storia è importante quanto la storia che stai raccontando. Il fumetto a maggior ragione è sempre stato uno strano “media”. Non capisco perché alle volte viene sottovalutato. Nelle storie raccontate ho letto spesso temi difficilmente trattati in altro modo. Apre a nuovi mondi.

Subito dopo la prima pubblicazione di Quando tutto diventò blu, fui chiamato da una agenzia che aveva letto il libro per una interessante campagna di sensibilizzazione su una malattia.

 

I fumetti riescono a parlare in modo inedito e in maniera orizzontale. Mi piace quando apri un libro e questo ti fa scoprire qualcosa in più oltre a quello che c’è scritto dentro. È questa una delle ragioni per cui il libro è stampato di blu.

 


L’inchiostro è blu come il mare oscuro che avvolge la storia all’inizio. Quel mare che sembra venuto fuori dalla coperta da cui è avvolta. è tutto blu. Di solito i libri vengono stampati sempre con l’inchiostro nero, ma non c’è una vera ragione per cui stampiamo sempre con questo colore. Il blu richiama il titolo del libro. Rende la storia speciale.

Mi piace quando le cose sono speciali, quando non
sono scontate.

 

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Secondo te, le persone che vivono attacchi di panico, hanno delle somiglianze con il Pollicino della favola?

 

Non lo so. Non mi ricordo tutta la storia di Pollicino, ma non mi sembrava uno incline a lasciarsi prendere dal panico. Era tutt’altro che uno sprovveduto. Uno che lascia briciole dietro di sé sicuramente è una persona che pondera bene quello che sta facendo.

Ha quello che i candidati nei loro CV che presentano alle grandi aziende si chiama: ottime capacità di “problem solving”.

 

Quando me la raccontavano da piccolo mi sono sempre chiesto perché usare le briciole, cioè del nutrimento. Una parte che serviva a te per vivere…buttava un nutrimento per un ritorno. in inglese un “nutrimento di ritorno” si dice feedback. Lo so è una traduzione un po’ forzata ma questa parola composta mi ha fatto sempre pensare a qualcosa di buono che ti torna indietro.

Nelle chitarre elettriche distorte, ad esempio, quel rumore fantastico che ti ritorna dall’amplificatore è appunto il feedback. Il feedback è anche un commento che qualcuno lascia sulla tua board dopo aver letto qualcosa. I grandi marchi si aspettano i feedback dei lettori, dei clienti. Il feedback sono i pareri che ci lasciano gli altri e che mi aiuteranno a cambiare, migliorare, “nutrirmi” di cose nuove.

Quando scriviamo una storia, abbiamo una idea, una avventura,un racconto che vogliamo disegnarlo, scriverlo, crearlo. Non sappiamo cosa stiamo facendo.

 

La storia ci sta portando dentro un bosco che non conosciamo, e non sappiamo neanche se siamo legati! Se questa storia è piaciuta, se dopo dieci anni viene ristampata, vuol dire che abbiamo lasciato bene le nostre briciole sul sentiero.

 

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Da disegnatore, contro quale Orco si combatte di più oggi? E quale potrebbe essere l’Arma segreta migliore, a seconda del nemico?

 

Non ne ho idea. Non ho armi segrete, mi spiace. Ti sto scrivendo nel bel mezzo di questa incredibile quarantena e sono ancora molto scosso da tutto quello che sta succedendo.

Forse l’Orco peggiore sono le notizie false.

Oggi è difficile farsi strada, leggere un giornale, avere una idea esatta di quello che succede. Non dico di conoscere o di capire una cosa, dico soltanto “avere una idea” di quello che sta succedendo.

 

Alimentare il mondo con notizie false non fa altro che creare ancora più paura, perché non sai dove queste vanno a finire e quali persone potrebbe confondere.

 

 

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POLLICINO RINGRAZIA la cura e la franchezza nelle parole di Alessandro. Certamente una bella disponibilità, gentile e non scontata. Chi vive di paura, sente molte cose, molte emozioni difficili da raccontare e da comprendere, se non si provano. Raramente chi ha paura si sente speciale. Un libro, meglio ancora un libro disegnato, aiuta a vedere tanti aspetti che, altrimenti, sfuggono veloci. Specie a chi non si può permettere il tempo di cogliere attimi, pres* da emozioni assolute (come il panico). Ci auguriamo che lettrici e lettori possano sentire la specialità delle loro storie, riemergendo dal mare profondo della loro fragilità, volando a pelo d’acqua. Grazie Alessandro Baronciani.

 

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Avete voglia di comprare il libro? Lo trovate in libreria, in tutte le librerie online (come Ibs o Amazon) o direttamente sul sito della casa editrice Bao Publishing

Potete seguire i moltissimi lavori di Alessandro Baronciani sul suo sito o cercarlo sui social (Facebook – Twitter-Instagram).

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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