Privacy Policy Una sana eredità - Trauma coronavirus, resilienza e futuro - Pollicino era un grande
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Una sana eredità - Trauma coronavirus, resilienza e futuro - Pollicino era un grande
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Una sana eredità – Trauma coronavirus, resilienza e futuro

Abbiamo ricevuto dalla nostra famiglia […] le idee di cui viviamo così come la malattia di cui morremo.

Marcel Proust

– La signorina Misato è proprio uno schianto!
– Anch’io prima la pensavo così, ma in casa è così pigra, rozza, trasandata. Insomma, tutto tranne uno schianto. Per me è persino imbarazzante guardarla […]
– Lei ti fa vedere dei lati della sua personalità che a noi non mostrerebbe mai. Questo significa che voi due siete una famiglia.
Neon Genesis Evangelion

 

Una comunità che cura se stessa diventa una comunità migliore

 

Del trauma si parla molto in questo periodo ma poco si fa. Se gli articoli di giornale e le stime statistiche ci raccontano del bisogno di prenderci cura del benessere psicologico, insieme con tutto il resto, le persone non sempre stanno trovando una offerta adeguata ad elaborare le situazioni, ed emozioni traumatiche, vissute o che si stanno vivendo in queste settimane. Non per mancanza di professionisti ma per la difficoltà a mettersi in contatto con loro, anche per motivazioni economiche – spesso parte dello stesso vissuto negativo.

 

La pandemia ha avuto su ogni singola vita un peso.

 

Durante la quarantena restrittiva (Fase1), per alcuni casi si è trattato “solo” di vivere la condizione, innaturale, di isolamento prolungato, ma per altre persone, ci sono stati lutti, violenza, agita e subita, paura di morire, paura del contagio, una sofferenza che è diventata da sopportabile ad angosciosa, temendo di non potersene più liberare.

 

Ognuno ha reagito e sta reagendo, secondo le proprie forze e capacità, secondo la propria resistenza, in armonia con le proprie risorse. Facciamo attenzione che alcune emozioni, pur spiacevoli, come la paura, sono congrue con quello che stiamo attraversando. La paura non è debolezza. E’ una utile risorsa per capire cosa sta succedendo, ci mette in allerta. Chiaramente se non riusciamo a contenerla e diventa una angoscia totalizzante, significa che stiamo vivendo qualcosa che ci porta oltre le nostre possibilità.

 

Ma se una reazione alla situazione caratterizzata da stress è normale – non possiamo vivere senza battere ciglio situazioni così impreviste, spaventose e complicate – il prolungare del malessere diventa non adattivo.

 

Preparando la strada a un vero e proprio disturbo, se non ce ne prendiamo cura. Il male che proviamo, le percezioni e in pensieri negativi che affollano la nostra mente, carichi della nostra storia e più potenti meno noi siamo resilienti, finiscono per l’impedirci di adattarci alla nuova realtà – per altro ancora in continua trasformazione.

Questo provoca malesseri diversi, si fatica a mantenere un equilibrio emotivo continuativo, mille segnali ci attivano e fanno star male (anche un suono o un odore), la notte non si riesce a riposare e le ore notturne sono cariche di incubi e sofferenza. Si cerca di evitare tutto ciò che ricolleghiamo alla situazione dolorosa o evento che abbiamo vissuto. Emozioni e percezioni sono disregolate.

 

 

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è il risultato dell’impossibilità di sentirsi al sicuro, la sensazione di vivere soprafatt* dagli eventi, dalle emozioni. “Mi sento a pezzi, disorganizzat* – come se non potessi tornare ad uno stato di quiete, di equilibrato benessere.

Specie per chi ha vissuto un lutto, o ha rischiato la vita, o in questa circostanza, ha perso il lavoro, la capacità economica, una relazione importante. Questi vissuti traumatici, possono diventare parte della sua storia e accompagnare a lungo la persona.

 

La storia dell’umanità è la storia dei suoi traumi. Così come la storie delle famiglie. Per questo non possiamo fermarci a guadare al presente. Prenderci cura di chi soffre oggi protegge chi crescerà domani.

 

Le storie che verranno dopo di noi, saranno aiutate o avranno difficoltà in più, a seconda del nostro modo di affrontare il nostro vissuto.

 

Quello che viviamo, la nostra storia, non è solo nostra. E’ partita prima di noi, è la storia delle nonne e dei nonni, delle madri e dei padri. Poi diventa parte della storia di chi abbiamo intorno. Della nostra famiglia, della nostra coppia, dei nostri figli. In questo periodo sono nati bambini, madri e padri hanno vissuto la nascita in un contesto ben diverso da quello sognato, con la paura di presentare il piccolo ad un mondo malato, rinchiuso, sospeso. Altri bambini e bambine nasceranno. Le loro famiglie, avranno scritto dentro la loro storia, anche i traumi che oggi non si riusciranno ad affrontare.

 

Se non aiutiamo queste famiglie, bambine e bambini cresceranno con un trauma già presente nella loro storia.

 

La psichiatra Rachel Yeruda, racconta che, se si è vissuto un evento traumatico, i livelli cortisolo sono più bassi del normale, fin dalla nascita. Questo facilita la possibilità di vivere i sintomi del disturbo post-traumatico da stress. La storia familiare è collegata ai nostri stati d’animo, influenza il nostro modo in cui percepiremo ansia o tristezza. Se uno dei nostri genitori è affetto da stress post-traumatico, avremo 3 volte di più la possibilità di manifestare questo tipo di sintomi. La trasmissione tra le generazioni del trauma vissuto, viene affrontata da decenni in terapia familiare e le ricerche più recenti non fanno che avvalorare questa tesi.

 

Elaborare il trauma, per queste persone, oggi, significa prendersi cura del loro presente e del futuro di tutti.

 

Per questo sarebbe necessario – in un paese responsabile – fare in modo che quante più persone possano accedere a cure psicologiche, perché possano non solo elaborare le loro esperienze dolorose, la loro paura, i sintomi che stanno rendendo complicata la loro vita. Prendersi cura di chi manifesta l’inizio di un disturbo legato al periodo che stiamo vivendo, significa rendere la persona più capace di conoscersi, rispondere alle future difficoltà, rinforzare la resilienza e prevenire fragilità delle generazioni future. Potremmo declinare questa attenzione alla salute psichica delle persone come una sana eredità, una possibilità di miglioramento per il singolo come per tutta la comunità.

 

Il trauma ha anche degli effetti positivi se ben affrontato.

 

Superare un momento di estrema fragilità ci mette in una nuova relazione con noi stess*. Il senso di resilienza che sperimentiamo – la capacità di reagire in maniera positiva a situazioni negative – ci permette di spostare i nostri confini in avanti, di sentirci più pien* di risorse, di scoprire competenze altrimenti inesplorate. Nella quarantena per il coronavirus, abbiamo potuto conoscere aspetti dei nostri amici e della nostra famiglia diversamente – in molti casi – da come eravamo abituati. Per le coppie, come per le persone single, l’emergenza covid ha tirato fuori nuove abilità, nuove competenze, ha ritirato a lustro risorse dimenticante o aumentato quelle esistenti in un rapporto creativo con sé e il mondo intorno. Per molte persone, è stata una crisi portatrice di nuove possibilità. Anche questo potrebbe essere eredità del futuro.

 

Il trauma non può solo essere guarito, ma, con una guida e un sostegno adeguati, può operare delle trasformazioni. Il trauma è potenzialmente una delle forze più significative per il risveglio e l’evoluzione psicologici, sociali e spirituali.
Peter A. Levine, Traumi e shock emotivi, 1997

 

Scoprire di poter nuovamente prendere il comando della nostra vita, trovare di nuovo uno scopo, ristabilire il potere sul nostro quotidiano, rinforza la nostra resilienza. Attraverso questa posso imparare a crescere, rispondendo in maniera adulta e sana alla sfida che questo periodo ha posto a tutt* noi.

 

Cosa posso imparare? A riscoprire l’importanza delle mia esistenza, trovare dentro di me l’impegno per arrivare a risultati positivi, a comprendere cosa significhi questa situazione per me, a imparare qualcosa di nuovo, provando a lanciare i miei limiti oltre quanto ho sempre fatto.

 

Molte persone si sono scoperte più forti in questo lockdown, l’isolamento ha permesso di rimettere in moto la coppia o risorse dimenticate o di alimentare una nuova consapevolezza di sé. Ma molte persone sentono ancora oggi emozioni contrastanti, paura, dolore, svuotamento, una stanchezza che non passa mai, una facile irritabilità che investe le relazioni. Queste persone devono sentire di poter chiedere aiuto.

 

 

Le sfide non si affrontano da sol*. Un trauma come questo si supera meglio insieme. Mettendo in moto la comunità.

 

I vissuti che non riusciamo a superare, i pensieri che non riusciamo a non pensare, le azioni che sappiamo farci male ma che continuiamo a fare sono legate a probabili episodi traumatici che – da soli – non riusciamo ad elaborare. Per questo si lavora con professionisti preparati sul tema, utilizzando tecniche come l’EMDRmetodo per superare i traumi o lavorando sulle memorie rimaste nel nostro corpo, sempre con il fine di elaborare il nostro dolore, liberarci di quanto ci ostacola nel vivere serenamente.

 

La comunità cambia attraverso la difficoltà, ne esce più forte imparando a gestire l’avversità, riducendo lo stress della situazione, accogliendo il trauma e facendo propria la capacità trasformativa che questo contiene.

 

Il Covid-19 sarà per sempre nella nostra storia, sta a noi decidere in che modo lo racconteremo.

 

La storia che nasce da questa esperienza è un insieme di moltissimi elementi. Una sana eredità per il futuro, nasce oggi, da ogni persona che saprà avere la forza di chiedere aiuto, da ogni scelta assennata della politica per garantire a chi non può permetterselo, un percorso convenzionato o interno al servizio pubblico. Una scelta che parte oggi e arriva ad un domani molto lontano.

 

La nostra naturale predisposizione alla gioia

 

L’essere umano è predisposto alla gioia, all’altruismo, all’empatia. Seppure le difficoltà che incontriamo, sovente fin troppo presto, sembrano insegnarci il contrario, abbiamo dentro un richiamo al benessere, all’armonia con le altre forme di vita e con la natura.

 

Cresciamo trovando posto nel racconto familiare. Dove esiste un trauma, la nostra posizione sarà più scomoda. Più resteremo nella posizione scomoda, più riterremo che sia roba nostra. Più penseremo che, quella scomodità, sia la nostra naturale esistenza. Ma non è naturale. E’ normale per noi, perché viviamo da sempre in quel dolore. Se riconosciamo quel trauma, raccontiamo la sua storia e gli diamo un nuovo posto nella nostra, possiamo metterci più comodi e vivere più serenamente la nostra vita. Trovare la nostra naturale predisposizione alla gioia. E questa diventerà la base su cui costruiremo non solo il nostro romanzo ma anche quelli che, da noi, partiranno.

 

 

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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