Privacy Policy Ce l'hanno tuttə con me! Davvero? Vittimismo e Psicologia - Pollicino era un grande
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Ce l’hanno tuttə con me! Davvero? Vittimismo e Psicologia – Pollicino era un grande
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Ce l’hanno tuttə con me! Davvero? Vittimismo e Psicologia

È facile sentirsi vittima della propria vita, puntare il dito verso qualcuno o qualcosa che ci offende, scredita, limita. Ma a trattarci male molte volte siamo noi stesse.
Brunella Gasperini

Il vittimismo è la moderna terra promessa dell’assoluzione dalla responsabilità personale.
Laura Schlessinger

C’è del sottile vittimismo in molte persone che sono convinte di essere tutt’altro.

In maniera – sovente anche un po’ passivo aggressiva – segnano le loro relazioni di continui richiami, attacchi mascherati da dispiacere, richieste non sempre possibili che hanno il sapore, per chi le riceve, di una sorta di ricatto emotivo. Sono persone che vivono la loro fragilità e insicurezza alla “Calimero”. Calimero era questo personaggio inventato per una pubblicità nel Carosello della Mira Lanza. Correva l’anno 1963. La sua triste storia ce lo racconta disperato perché non riconosciuto dalla mamma, in quanto sporco di fuliggine e quindi “piccolo e nero”. E così rimane in tutte le sue storie, con una vocina stridente, piccolo e nero, piangente di dolore. Da allora è un po’ il simbolo del vittimismo.

Ma che vuole dire nella vita di tutti i giorni? Avere paura di non andar mai bene e vedere, in ogni gesto e scelta delle persone intorno a sé, una scelta intenzionale di ferire, che finisce, con il tempo, con diventare una specie di profezia che si autoavvera, esasperando alcune relazioni.


Esempio. Non si risponde al telefono per mille ragioni. Interpretazione “Ce l’ha con me”

Esempio. Non la si pensa alla stessa maniera su una qualsiasi cosa. Interpretazione “Ce l’ha con me”

Esempio. Non vuole il mio aiuto per risolvere questo problema. Interpretazione “Ce l’ha con me”


E invece non è così.

Foto di Michelle Leman da Pexels

Le persone hanno bisogno di spazio

Le persone non possono essere sempre disponibili nell’esatto momento in cui lo si decide. Non significa che non ci vogliono, ma che hanno i loro tempi e le loro necessità. Ma continuare a lamentare che non si da l’attenzione che si vuole, quando questa sbatte contro le necessità dell’altra persona, porta all’impossibilità di fare evolvere la relazione, manifestando un atteggiamento distruttivo.

L’atteggiamento tra il vittimismo e l’attacco, le recriminazioni in un momento che non c’è spazio reale per dare l’attenzione che si pretende, fanno del male ad ogni possibilità di un legame sereno. Quindi chiediti sempre se non si stia distorcendo la realtà e forse, davvero al momento non c’è spazio per te o per come lo vuoi tu.

Le persone hanno giornate no, proprio come te!

Se davanti alle necessità dell’altra persona poi si punisce, con il silenzio per esempio o con accese recriminazioni (ma io non ti ho fatto niente, perché ce l’hai con me!), ecco che le cose si complicano ulteriormente. Il silenzio è certamente una potente arma, ma oltre a mettere a disagio chi lo riceve, creando incertezza, potrebbe solo allontanare di più la persona che davvero, potrebbe vivere una giornata o un momento NO. Chi non ne ha!

Facciamo attenzione a non mettere in atto, con un pur velato vittimismo, una sgradevole manipolazione di chi abbiamo intorno. Cercando di far fare quello che vogliamo a botte di senso di colpa. Questo toglie sincerità alla relazione e crea problemi di fiducia, intaccando i rapporti nel legame.

Non avere fretta!

Meglio far passare del tempo prima che le cose si sistemino, non avere fretta! Se però tutto viene vissuto come un abbandono, in questi casi è bene chiedersi cosa nella nostra storia passata è legato a questo vissuto e provare a fare un cambiamento di narrazione. Vivere con più serenità le relazioni, da quelle di amicizia alla coppia, significa anche lasciar andare le nostre paure.

Non è necessario, nelle relazioni, fare di tutto. A volte il migliore dei gesti è attendere. Mentre richiamare in ogni modo possibile l’attenzione, affatica entrambe le persone coinvolte, spesso con risultati controproducenti.

È la puzza della solitudine quella che allontana gli altri. L’odore dolciastro e repellente del vittimismo di chi si sente perpetuamente inferiore.

Lidia Ravera

Ci sono problemi che le persone vogliono risolvere sole. Puoi esserci anche senza intervenire.

Essere al fianco è sempre meglio che risolvere al posto o fare al posto di … Ma se hai un problema di austostima questo diventa difficile da accogliere. Perché suona dentro come una “non vado bene” sebbene non sia così. O almeno potrebbe non esserlo. Quindi prima di entrare in uno stato di sofferenza, cerchiamo di capire. Facciamo domande per comprendere cosa sta accadendo dall’altra parte.

Se pensiamo che tutto il mondo ce l’abbia con noi, forse manchiamo di locus of control interno.

Questo vuole dire che si creano colpevoli al di fuori per evitare di sentire la responsabilità. La difficoltà poi si manifesta anche quando sarebbe necessario fare autocritica, e invece non si riesce.


Certa sofferenza nasconde un trauma di cui prendersi cura

Se davvero vince il sentimento di “ce l’hanno tuttə con me” potrebbe essere che questo sentimento di inferiorità, la fragilità e sofferenza che si prova – ed è reale – nel non sentirsi apprezzatə nasconda un trauma.

Episodi di poca cura, violenza, una storia complessa con le figure genitoriali, storie di attaccamento non sicuro, portano a traumi emotivi che mettono radici e portano a leggere tutto come una manifesta dichiarazione di disinteresse dalle persone intorno. Purtroppo, anche quando non è così.

Certamente, in un mondo dove si ha sempre poco tempo, può capitare davvero di sentirsi senza attenzioni e questo potrebbe far scattare atteggiamenti da vittima e lamentele che, con la manipolazione, cercano di ottenere visibilità e presenza. Ma con una serie di risposte anche di allontanamento, fatica, poca sopportazione. Perché non è facile stare in relazione con chi lamenta sempre qualcosa. Quando poi le persone si allontanano davvero, diventa facile dire e pensare “lo sapevo che ce l’avevano con me”. Per questo è bene affrontare un cambiamento, elaborare i traumi che si sono vissuti – per esempio con l’EMDR – e accorgersi che le relazioni possono essere un po’ più facili.

NO! Non ce l’hanno con te.


Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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