Privacy Policy E Tu che pronome sei? Alla ricerca di un italiano inclusivo. - Pollicino era un grande
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E Tu che pronome sei? Alla ricerca di un italiano inclusivo. – Pollicino era un grande
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E Tu che pronome sei? Alla ricerca di un italiano inclusivo.

Il linguaggio, questa invenzione squisitamente umana, può consentire quello che, in linea di principio, non dovrebbe essere possibile. Può permettere a tutti noi – perfino a chi è cieco dalla nascita – di vedere con gli occhi di un altro.

Oliver Sacks

Quando scegliamo i nostri pronomi, parliamo di noi.

Ci definiamo nel mondo. Chi parla con noi, ci definisce nel mondo. Ci inserisce nel suo mondo. Per questo sono importanti. Diventa necessario conoscere cosa succede quando usiamo la lingua con leggerezza. Una avventata semplificazione del parlare che oggi non è più accoglibile.

Specie in chi fa il mio lavoro, invero, ogni lavoro che ha a che vedere con le persone, deve sapere che ci sono uomini, donne, persone genere non conforme, gender variant, transgender e ogni persona viene in seduta per essere accolta. E ha bisogno dei pronomi giusti!

Anche perché sovente, chi pensa che non ci sia spazio per il suo essere, non si dichiara subito, portando avanti una immagine ritenuta socialmente accettabile, ma non corrispondente alla sua natura, con la sofferenza che ne consegue. Anche in terapia, in assenza di già presa di consapevolezza, può accadere che non ci si presenti per quello che si è, ma per quello che si pensa di dover essere o che la persona di fronte a noi, si aspetta che si sia. Chiaramente, facendo saltare lo spazio di counseling e mettendo da parte una esperienza, spesso ulteriore, di esclusione. Io stessa temo nel tempo di non aver lavorato al meglio, perché la cultura in cui sono cresciuta, anche terapeutica, anche nelle scuole di formazione, non mi ha accompagnata come avrei voluto e molti strumenti me li sono dovuta costruire da sola.

Non si vive in un paese, si vive in una lingua.

Emile Michel Cioran

Il modo di comunicare con le altre persone deve fare i conti con il fatto che il mondo non è binario. E non è una novità.

La rappresentazione del mondo che diventa parte di noi sin dal primo giorno della nostra vita, è stata costruita in maniera binaria, divisa in sole due parti, maschi e femmine. La cultura, non la natura, ha definito attraverso il volere della maggioranza, che sulla cultura aveva maggiore potere, questo stato delle cose. Non una immagine completa della realtà, molto più complessa, ma una parziale visione, mediata da chi definiva i confini. Solitamente parliamo di persone nate di sesso maschile, cis-gender ed eterosessuali.

Ma il mondo e la vita non sono binarie

Ecco, quindi, che bisogna trovare una soluzione che accolga ogni persona. Ma ci vuole del tempo. Oggi ci sono l’asterisco e la schwa (di cui ho parlato qui) ma la trasformazione della lingua non è che all’inizio.

Si creano nuovi modi, nuovi pronomi, nuove desinenze per parlare con le persone non uomo/donna. E poi ci sono i pronomi. Fare attenzione ai pronomi con cui si rivolge alle persone è fondamentalmente un segno di rispetto e ascolto. Definisce uno spazio sicuro entro cui ci si può esprimere serenamente. Afferma le persone con quello che sono.

Foto di Anna Shvets da Pexels

La capacità linguistica è come un muscolo. Va allenata.

Vera Gheno

Come funziona l’italiano. Come potrebbe funzionare.

Quindi veniamo al tema pronome. Quando definiamo i pronomi con cui ci si può riferire a noi, stiamo creando una base per gli scambi futuri con le persone. Se non mi riconosco come uomo o donna, ma sono gender non – conforming o transgender, il linguaggio binario non mi basterà. Purtroppo, nella nostra lingua abbiamo lui/egli, lei/ella/essa, loro/essi/esse. Sono utilizzati parlare con e delle persone, possono essere soggetti o complemento oggetto o altre parti del discorso. Non abbiamo il neutro, per definire chi non si riconosce nel maschile o femminile.

C’è chi ritiene che il maschile sovraesteso rappresenti una forma neutra, ma non lo è. Con questa dicitura, intendiamo la regola, di cui finora ci si è accontentatз, per cui se ci sono più persone nella stanza, se non sono di un solo genere, si usa il maschile per riferirsi al gruppo. Insomma, il classico “ciao a tutti!” anche se ci sono venti persone di cui una sola è di sesso maschile e come tale si riconosce.

Ma così facendo le persone non binarie possono sentire di non esistere. Perché, se le parole non si rivolgono a te, senti di non esserci.

Idem il mondo, la comunità si sente autorizzata a pensare che, chi non ha un nome o parole per essere riconosciutə, non esiste.

Il tema è rendere il linguaggio consapevole del suo potere. E usarlo bene.

La questione pronomi è mondiale. Tutte le lingue che vogliono essere inclusive stanno mettendo mano alla loro grammatica, dallo spagnolo (dove si sta discutendo del pronome elle , né elella) o il più famoso inglese, che usa il they. In altre lingue esiste il neutro tedesco, cinese e il persiano. Nell’articolo apparso su Moedisia, potete trovare anche altre utili informazioni raccolte su altre lingue. Noi in Italia non lo abbiamo e quindi ci si sta lavorando.

Un ostacolo a trasformare il linguaggio arriva dalle moltissime critiche che arrivano sempre a ogni trasformazione. La lingua viene vissuta come intoccabile, in fondo, “si è sempre fatto così!”. Ma questo significa semplicemente non ragionare sul ruolo sociale di come si comunica o peggio avere pregiudizi omobitransfobici, consapevoli i meno che siano.

Da dove cominciamo?

Iniziamo con il chiedere alle persone in che modo vogliono ci si rivolga loro.

Usare pronomi neutrali migliora il benessere delle persone. Una ricerca del 2019 ha scoperto che l’uso di nomi senza genere diminuisce i pregiudizi e sviluppa atteggiamenti positivi verso donne e persone gay e trans. Per questo abbiamo bisogno di formule neutrali per parlare delle persone, sia che siano non-binarie, sia che non vogliano definire, o non conoscano ancora, la loro sessualità. La lingua italiana, oggi, deve evolversi in questa direzione.

Una scelta di linguaggio che non prende in considerazione donne e persone gender variant, e che si mette in condizione di riferirsi al loro con pronomi sbagliati, cioè fare misgendering.

Cosa significa misgendering?

Il misgendering vuol dire parlare con qualcuno in maniera errata, facendo riferimento ad una identità di genere sbagliata. Dando per scontata l’identità sessuale, quindi sbagliando pronomi. Può non esserci l’intenzione di ferire la persona, ma una vita piena di queste situazioni può diventare dolorosa, con effetti emotivi che possono essere dannosi a lungo andare. Fare il possibile per non sbagliare è un primo passo per creare un ambiente più sicuro per tuttз. Se capita, non banalizzare. Prenditi il tempo necessario per sistemare le cose. Certo, non è facile, inizialmente. Si possono fare errori e offendere qualcuno senza volerlo. Capita. Chiedere scusa con calma è possibile, un “mi dispiace” suona sempre bene. Così come è bene accogliere l’impegno di chi sa riconoscere un errore. Si imparerà a fare meglio.

Non è affascinante che il pensiero non possa esistere senza il linguaggio?

Paul Auster

Perché iniziano ad apparire i pronomi nei profili social?

Intanto sui social, le persone iniziano a definirsi specificando i propri prenomi, per il momento nella maniera inglese anche sull’Instagram italiano (He/HimShe/Her o They/Them). Come mai? Perché così facendo, ci si definisce come persone non binarie se si usano i pronomi neutri o si rende esplicito che si è consapevoli della questione e si è alleatз nel creare una cultura che riconosca le persone LGBTQI+ e i loro diritti. Il sostegno delle persone cisgender aiuta a mettere a proprio agio tuttз, perché è sempre la maggioranza che più facilmente non riconosce la necessità di ridefinire il linguaggio. In ogni caso, se non sei parte della comunità LGBTQI+, anche se non conosci persone che parlino di sé con i pronomi neutri, far comprendere che sei a conoscenza della cosa è un buon allenamento per non sbagliare e per cominciare a problematizzare una realtà che ha bisogno di comprendersi complessa.

La strada non è finita. Ma ogni passo conta. Anche il tuo.

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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