Privacy Policy Che faccio? Lə blocco? Relazioni e Social - Pollicino era un grande
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Che faccio? Lə blocco? Relazioni e Social - Pollicino era un grande
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Che faccio? Lə blocco? Relazioni e Social

Lasciarsi fa male. Per questo spesso aspettiamo tanto. Quando accade, quel dolore serve ad andare avanti, crescere, imparare, scoprire cosa ci serve.

Eppure, oggi, quando una relazione finisce, specie se di coppia, abbiamo un motivo più per cui fare attenzione. I social, da è Whatsapp a Facebook, Instagram e via dicendo. Il controllo che possiamo illuderci di avere o che possiamo sopportare attraverso il seguire o farci seguire sui social, è ormai naturale quando pericoloso in alcuni casi. Senza limiti di età.

Quando il blocco lo metti tu.

Perché il nostro ruolo nei social va pensato dopo una rottura? Perché è bene, ogni tanto, decidere di bloccare la persona che seguiamo con tanta cura? Perché il rischio è che, da una parte riteniate il discorso chiuso e cominciate a provare ad andare avanti, dall’altra si è sempre lì a controllare, cosa ha messo, cosa ha scritto, oppure, “questa foto sarà un messaggio per me?“. Seppure dovesse esserlo, ecco, lasciar andare tutto questo controllo, è occasione di ridare potere a se stessə.

Non si ripara il proprio dolore per una rottura guardando i social della persona che avevamo accanto fino a poco prima, non si oltrepassa il lutto della fine di un amore guardando chi mette like alle sue foto.

Il dolore fa parte della vita, se una storia d’amore, una frequentazione, una relazione anche di amicizia, si interrompe, ricostruirci significa accettare quello che è accaduto. Il filo rosso dei social, guardare gli status e cercare di capire la vita dopo di te di quella persona, blocca la propria crescita, imprigiona in quello che è stato e non accompagna ad accogliere il presente. Certo può sembrare futile e magari infantile, ma non lo è. Il blocco di una persona non è segno di debolezza, poca maturità, a volte, è necessario.

Il blocco della persona – anche con annessa comunicazione (“ho bisogno di farlo“) – aiuta a non farsi inghiottire dal tentativo di controllare il proprio dolore, o dal cercare spiragli che vadano in direzione diversa da quello che è accaduto. Smettere di guardare, una, due, decine di volte al giorno, i profili social dell’ex, ci permette di dire ok, è finita.

Salutare quello che è stato e, lentamente, riprendere a essere consapevolə e presentə alle proprie emozioni.

Anche quelle terribili e dolorose di perdita e abbandono. Ma non potremo prenderci cura di noi, di quello che è significato lasciarsi se non chiudiamo la porta al passato. Spiare chi vede, cosa fa, quanto sorride senza di te, non ti farà sentire meglio. Spesso farà partire pensieri svalutanti su chi sei tu. E non ne hai davvero bisogno.

Certo, eliminare una persona dai social non la elimina dai nostri pensieri, eppure ci permette di iniziare a fare i conti con noi e con quello che stiamo vivendo. Il lutto fa male, certo, ma restare impigliatə in una rete, è il caso di dirlo, di supposizioni, gelosie, idee fantasiose nate da una foto o da un nuovo follower, ferisce di più.

Foto di Pavel Danilyuk da Pexels

La tentazione di spiare è fortissima. Umana. Ma non esageriamo nell’assecondarla.

Buttare un’occhio – a volte due – sulla vita di chi non è più realmente nella nostra vita, ci limita. Porta a perdere la serenità e il potere su quello che si vive. Lasciare tutto com’era, restare in amicizia, dopo una rottura è possibile solo in presenza di grande rispetto e di una separazione chiara e bene definita. Senza speranze e ambiguità da nessuna delle parti.

Chiaro, è diverso se stiamo parlando di ex con cui si condivide la genitorialità. Il benessere dei piccoli e delle piccole è prioritario e se non riusciamo a renderlo tale, facciamoci aiutare, qualcosa non va.

Ma in ogni caso, imparare a reagire a quello che accade con ascolto per le nostre emozioni, anche faticose e con pazienza, ci permette di avere il controllo su quello che proviamo, in maniera attiva e reale, mentre seguire l’ex online disperde le nostre energie e mina la nostra autostima. La verità è che possiamo controllare molto poco di quello che accade, ma possiamo cambiare per come comunichiamo con il mondo e con noi stress3. Le tue reazioni in questo sono fondamentali, superando le difficoltà comunicative di un mondo troppo social – sovente – e guardando dentro. In questo caso, smettere di seguire (unfollow) chi è troppo doloroso da lasciar andare, ci fa fare il primo passo nella nostra direzione.

Un “like” è una reazione, non una relazione. Così, per chiarire.

ilreinca, Twitter

Foto di Cristian Dina da Pexels

Quando ti bloccano.

Non puoi controllare quello che succede intorno a te, ma sei sempre in controllo di ciò che succede dentro di te.

Wayne Dyer

Capita che sia la persona dall’altra parte a mettere il blocco ai contatti social.

Può darci fastidio, farci sentire poco importanti, far arrivare anche emozioni come la rabbia. Dopo che le abbiamo accolte, cerchiamo di capire il motivo di questa reazione.

Chiediamoci chi ci ha bloccatə può avere bisogno di staccare da noi e da quello che la nostra relazione ha significato.

In quel caso accogliamo la scelta, possiamo provare a incontrarci per chiarirla e renderla esplicita ma se non fosse possibile, anche solo per un veto dall’altra parte, facciamo i conti con le nostre emozioni e poi andiamo oltre.

Ma se non fosse così? Se il blocco arriva a sorpresa?

Magari senza un vero e proprio scontro, magari la coppia è agli inizi della frequentazione, forse non è ancora neppure una coppia! Allora mettiamoci l’anima in pace, probabilmente non avremo spiegazioni in merito. Potrebbe essere un caso, da manuale, di ghosting.

Si tratta del fenomeno per cui la persona con cui abbiamo un legame – fragile, fresco, profondo che sia – sparisce senza una spiegazione. Blocca ogni accesso alla sua vita social, non risponde in chat, non ci permette di contattarla in nessun modo sui social network. Quando si subisce il ghosting di certo si sta male. Fa sentire impotenza, mina l’autostima, istiga alla ricerca di una colpa (“cosa ho fatto?! E’ colpa mia“) che quasi sicuramente non esiste.

Il silenzio è sempre un’arma molto potente e aggressiva, quindi naturalmente lo vivremo male.

Facciamo caso a come ci fa stare questo silenzio e se lo leghiamo a esperienze passate. Chiediamo aiuto caso mai, anche solo parlandone con persone amiche. Questo sparizione, senza motivo, è potente e potremmo aver bisogno di tempo per elaborarla e farla nostra. Cerchiamo di salvarci dal rimuginarci troppo su, accettiamola per quello che è. La persona non è più nei nostri contatti, la relazione è terminata.

Spesso il blocco è messo in atto come controllo, gioco di potere. Per questo è pericoloso.

Non si tratta di un atto difensivo ma di attacco all’altrə. Il sentimento di perdita, di dolore è forte tanto più perchè improvviso. Chi blocca potrebbe riapparire, dandoci colpe, come potrebbe non farlo mai più. In ogni caso, chi si trova dall’altra parte, dovrà avere cura di sé, liberandosi del peso che una sparizione del genere procura e riprendendosi, lentamente che sia, il proprio potere, sulle proprie emozioni, il proprio valore, le proprie emozioni.

Marzia Cikada

She - Her Psicologa, psicoterapeuta, sex counseling, terapia EMDR per il trauma. Incontra persone che vogliono stare meglio, a partire dall'adolescenza. Nel suo spazio ogni persona può sentirsi a casa. Ha creato il progetto Vitamina di Coppia, con la collega Sara De Maria. Riceve online e nei suoi studi di Torino e Torre Pellice.

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