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PERCHE’ POLLICINO…. – Pollicino era un grande
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Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.
J. Wolfgang von Goethe

 

La storia è conosciuta.

 
Una coppia di coniugi che vive nel bosco, il padre di fatto è un taglialegna, in preda alle difficoltà, non potendo nutrire i loro sette figli, li abbandonano. Lasciamo stare i moralismi e i chiari problemi di attaccamento che potrebbero sviluppare questi poveri sette pargoli. Succede così nella favola dei fratelli Grimm, che non sono certo famosi per le loro storie coccolose e morbide. Comunque, dei sette poveretti, uno è veramente speciale. E’ il più piccolo, infatti, si chiama Pollicino perché alto come un pollice, ma è anche il più ricco di arguzia e problem solving, per dirla in termini moderni. Consapevole della fine che sta per fare con i fratelli, si carica di sassolini bianchi le tasche e lasciandoli per la strada, si disegna una mappa per il ritorno a casa.
 
Quando poi i genitori ci riprovano e li abbandonano di nuovo, finiti i sassi ci prova con il pane, ma trova degli uccelli più affamati di lui a ripulire la strada.
 
I sette trovano riparo in un palazzo fantastico dove una gentile padrona di casa li ospita ma poi gli confessa che suo marito, un poco piacevole Orco mangia bambini, se li vede in casa li trasforma nella sua cena. Il nostro piccolo eroe, allora, scoperto che l’Orco ha sette figlie, lo raggira e lo porta a mangiare le sette bambine, salvando se e i fratelli. Poi, non pago, ruba gli stivali delle sette leghe al crudele Orco, grosso ma non tanto sveglio, lo fa finire in un dirupo, si fa dare dalla vedova dei soldi con l’inganno e torna a casa ricco e felice, riprendendosi la sua famiglia, riscattando la povertà con la sua furbizia, sebbene non proprio onesta e senza ombre.

Ma, in fondo, è solo un bambino. Cosa c’entra questa cruenta favola con il blog di una psicologa? Senza scomodare la mitologia, i parallelismi e le interpretazioni, si vuole semplicemente sottolineare come non sempre la possanza fisica sia la sola strada.

Come in tante storie, antiche e moderne, pure nella più terribile delle situazioni, essere abbandonati dai propri genitori per venir mangiati da un Orco sembra abbastanza infelice, si ha la possibilità di tirar fuori delle qualità e risorse, capaci di riscattare la situazione, se non a favore, per lo meno in maniera tale che non ci faccia troppo male.


 
Questo Blog vuole raccontare storie, eventi, personaggi, film, idee che possono sembrare piccole ma nascondono una grande forza e, il più delle volte, non di natura fisica. Parlo della forza che è dentro ognuno di noi, ma che capiti rimanga nascosta, a volte ostacolata da una errata idea di noi stessi, da limiti imposti, da paure di varia natura.
 
Avrò il piacere di fare qualche semplice domanda a scrittori, autori, psicologi e non solo che possano essere illuminanti rispetto a dei temi che mi sono a cuore, perché sono tantissime le persone che possono renderci più ricchi anche solo ascoltando quello che hanno da dirci.
 
Certamente, la mia intenzione è anche quella di far arrivare a quante più persone possibili la mia passione che per fortuna e impegno quotidiano sono anche il mio mestiere.
 

Psicologia e terapia saranno il filo rosso di questi interventi, la passione con cui le vivo il traduttore che le trasformerà, spero, in parole semplici e fruibili.

 
Dietro ad ogni riflessione, in ogni post presente in questo blog, c’è la possibilità di una “arma segreta” buona contro tutti i tipi di orchi, metaforici quando non reali, di cui sono popolate le nostre vite.
 
Utilizzando gli occhiali della mia personale cultura psicologica, e non solo, intendo affrontare argomenti di natura diversa sperando di offrire al lettore possibili stimoli di riflessione. Qualora non riesca, non me ne voglia chi troppa fiducia ha riposto nella mia lettura. E’ noto che…

“Se hai un eroe, dagli un altro sguardo: in qualche modo hai diminuito te stesso”

Sheldon B. Kopp.

 
 
Mi auguro che sia una buona lettura per tutt*!