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Mio figlio è gay! Come reagisce un genitore? – Pollicino era un grande
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Mio figlio è gay! Come reagisce un genitore?

Preferirei essere negro piuttosto che gay, perché se sei negro non lo devi dire a tua madre!
Charles Pierce
 

I figli crescono e scoprono il sesso e la sessualità, il piacere e il desiderio. Si innamorano a scoprono cosa significa sognare di stringere una mano o di fare l’amore, attendere uno sguardo o essere toccati. I genitori questo lo temono e insieme ne sono emozionati, il bambino che hanno cresciuto diventa grande, ama. Ma cosa accade nelle famiglie quando ci sono ragazzi che amano ragazzi, ragazze che amano ragazze?

E’ normale che in adolescenza ci si interroghi sulla propria sessualità, si sperimenti il proprio corpo, si provino attrazioni diverse. Moltissimi ragazzi si sentono inizialmente portati a pensare a qualcuno dello stesso sesso,nelle ragazze poi è comunemente accettato che vadano in giro mano nella mano, dormano insieme, si carezzino. A volte sono emozioni passeggere altre volte no. Quando ci si accorge poi di amare persone dello stesso sesso, non tutti i ragazzi trovano accanto un genitore in grado di approfondire, parlare con loro. E se questo è già vero per gli adolescenti  eterosessuali, per gli omosessuali diventa anche più complesso e spinoso. Eppure, secondo le stime adottate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sulla popolazione umana, la percentuale degli omosessuali è almeno del 5%. Non un numero piccolo piccolo, quindi. Cosa accade in un genitore? L’argomento sesso è sempre spinoso e per i genitori, nel caso abbiano un figlio gay le fasi sono due, ben distinti e fondamentali: c’è un PRIMA e un DOPO.

PRIMA. E’ il momento del dubbio, del sospetto, quando i ragazzi non parlano ma non ci sono “prove” della loro sessualità, quando non escono con persone dell’altro sesso, quando non danno prova della loro “normalità”. Nei genitori, spesso, davanti alla ritrosia dei figli che non parlano, si fanno avanti due strade possibili. Quella del far finta di niente ( “è timido, esce solo con gli amici, prima o poi troverà la ragazza giusta”) o quella che li vede mettersi a fare il detective alla ricerca di segnali che siano in una direzione o l’altra. Ecco allora che si gira nella stanza dei figli in preda ad una fame di indizi, si spia persino il diario o il cellulare, facebook, magari si fanno domande agli amici ma non al diretto interessato.  Questo crea distanza, il ragazzo che dovesse scoprirlo si sentirà tradito, non accettato, di certo non avrà voglia di trovare le parole giuste per parlare con i propri genitori, sebbene siano le madri le maggiormente addette alla ricerca di prove.  La terza via, di solito, viene messa in secondo poco calcolata, lasciata in disparte. Si tratta del dialogo, della comprensione, di cercare di permettere al figlio di trovare le parole per raccontarsi. Battute a sfondo etero per “stanare” il macho della situazione porteranno solo dolore, o peggio, finzione. Far capire che si può parlare di sesso e che è possibile anche essere omosessuali, aiuterà i figli a sentirsi capaci di dire. Senza bisogno di sfide o pedinamenti, una atmosfera intrisa di possibilità fare in modo che si possa trovare come dire la propria scelta sessuale, senza tutta la paura de giudizio che accompagna le prime esperienze di tanti ragazzi.

Ma per poter accogliere un figlio, ogni genitore di certo dovrebbe sapere cosa pensa, cosa prova di fronte ad argomenti delicati come la sessualità. Come si sentono loro genitori per primi, cosa pensano, di quali stereotipi sono vittime, quanta libertà hanno di pensare serenamente ad una sana sessualità omosessuale o prima ancora ad una sana e semplice sessualità. O anche, quanto ne sanno davvero sull’omosessualità, come la immaginano, è una figura dell’immaginario o sanno distinguere da quanto si vede in TV quanto invece è vita reale?  Molti genitori sono ancora sicuri che se il loro ragazzo fosse gay si dovrebbe trattare con delicatezza e  poi andrebbe curato, come fosse malato. Sono spaventati dal mondo esterno, dai pregiudizi, da come la prenderanno fuori nel mondo, ma il mondo inizia dentro casa e comunicare “Mamma, papà sono gay!” non è ancora facile anche perché la famiglia non è sempre pronta.

DOPO. E se poi è lo stesso ragazzo a comunicare la propria omosessualità? Quando dovesse arrivare il cosiddetto Coming Out ( dall’inglese, significa “uscire fuori”) le cose si fanno, volendo, anche più difficili.  Una volta che il proprio figlio abbia trovato il modo di comunicare chiaramente di essere omosessuale, magari dopo anni e anni di silenzio, sarà importante essere disponibili ad un incontro dove sia possibile guardare il mondo con gli occhi di un figlio, ascoltare senza giudicare, accettare e proteggere  il legame con lui, evitando che le scelte rispetto alla sessualità siano scelte di rottura con la famiglia, e per questo spesso che si decide di non dire niente a casa, per non dover scegliere di essere soli.

Perchè è tanto difficile? Ci sono le aspettative dei genitori, quello che si vorrebbe per i figli prima ancora di conoscere il figlio, queste pesano sempre, anche se si sogna un figlio dottore e quello vuole diventare pittore edile.  Alcuni genitori, poi,  sono realmente e sinceramente terrorizzati dalla possibilità di un figlio gay, davanti anche alla dichiarazione, dicono a se stessi che si tratta di un periodo di transizione verso la “normalità” magari sperando di poterli “curare” con un colloquio dallo psicologo, ritenendo sia possibile aiutarli con il loro problema. Sulle prime sono molte le emozioni che un genitore si trova ad affrontare. Sono increduli, spaventati, pieni di imbarazzo. E’ importante che si prendano il loro tempo, che facciano i conti con le emozioni che provano, con i timori ma anche le loro storie familiari prima di rispondere velocemente e male. Solo quando si avrà in qualche modo fatta propria la notizia, allora sarà possibile incontrare il proprio pargolo tutto intero, non più diviso dalle aspettative di un tempo, dai sogni di matrimonio eterosessuale, visto con gli occhi con cui lo si guardava da piccolo ma come una persona essenzialmente uguale ma in parte nuova.

Le paure sono presenti da tutte e due le parti, non facciamo che minino un rapporto importante come quello tra figli e genitori. Se non si riesce da soli come famiglia è bene chiedere aiuto ad un professionista ma l’importante e riuscire ad andare al di là di quella iniziale vergogna che arriva spesso con le dichiarazioni di omosessualità.

E poi? Parlare con i propri figli perché sono i propri figli e come tutti i figli fanno, spesso non sono quello che si sognava quando li si portava in grembo o ci si fantasticava su, ma sono anche molto altro, di fantastico e speciale e hanno bisogno del genitore che hanno di fronte, per crescere, vivere e non sentirsi malati.

Gli etero non saranno mai realmente liberi finché non lo saranno i gay; e questo vale, ovviamente, per ogni altro schieramento sui due versanti di un muro di discriminazione.
Tommaso Giartosio, Perché non possiamo non dirci, 2004

 

Pollicino: Genitori di figli omosessuali, figli omosessuali di genitori

L’Orco : La vergogna, le proprie aspettative, dover vivere con un “nuovo” figlio

L’arma segreta :  Capire se stessi e poi conoscere e riconoscere i propri figli per quello che sono, figli. 
Marzia Cikada

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