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"A Late Quartet" (2013) – Pollicino era un grande
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"A Late Quartet" (2013)

Via, via, via disse l’uccello:
il genere umano non può sopportare troppa realtà.
Il tempo passato e il tempo futuro,
ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è stato
mirano ad un solo fine,
che è sempre presente.
T.S. Elliot

Locandina del Film "Una fragilee armonia"“Cosa sta succedendo?” E’ tutta in questa domanda, l’essenza di questo film sulla musica, in apparenza, sulle relazioni all’interno di un gruppo, più sinceramente. “Cosa sta succedendo?” chiede Peter, violoncellista, quando durante le prove del suo quartetto, per il concerto dei loro 25 anni di attività, vede scagliarsi i suoi compagni l’uno contro l’altro, la coppia insieme da sempre che litiga, due vecchi amici fare a pugni, per la storia di amore di uno dei due con la figlia dell’altro, lacrime, rabbia, fine di ogni equilibrio.

La storia di questo film,“A Late Quartet”, nei cinema italiani come “Una Fragile Armonia”, per la regia del documentarista Yaron Zilberman, mostra, con un cast di tutto rispetto ( Philip Seymour Hoffman, Christopher Walken, Imogen Poots, Catherine Keener, Wallace Shawn) come sia fragile l’equilibrio che rende possibile ogni armonia. Basta l’inclinazione sbagliata di un suono, una velocità diversa, per farla saltare. Così, in questo gruppo insieme da 25 anni, osannati da critica e pubblico, saldi e compatti in apparenza, la crisi avviene quando cede il perno. Il più anziano di tutti, Peter Mitchell, violoncellista, scopre di avere il Parkinson ( malattia degenerativa del sistema nervoso centrale) e questa sua malattia, peggio che sulla sua vita, già provata dal lutto per la moglie, sembra colpire il quartetto di cui fa parte.

Come ghiaccio sottile si inclina quella ormai provata armonia ( finta?) di relazioni, parole, legami e tutto sembra diverso, quindi possibile. Ogni membro del gruppo svanita l’intoccabilità data dall’essere uniti, si scopre solo, fragile, incerto. Persi nel trauma di vedere crollata la certezza che li aveva tenuti in piedi, ognuno dei quattro musicisti/esseri umani si trova a combattere con il caos e la paura e senza la guida tenera ma decisa di Peter, ognuno si lascia andare ad un conflitto interiore, doloroso e destrutturante la realtà.

La coppia insieme da anni si tradirà, si allontanerà, le recriminazioni della loro unica figlia saranno ferite per entrambe le parti, il primo violino, si innamorerà, seguirà le emozioni per la prima volta, ma sceglierà un soggetto complesso, la giovane figlia dei suoi amici. La malattia sembra quasi passare sullo sfondo, la sua sola colpa è quella di aver disgregato quanto era uno e quindi unico.Far parte di un gruppo fa diventare unici”, suggerisce il film. Sentirsi parte rende forti e permette di trovare un compromesso ad aspirazioni, passioni, dolori. Ma quanto il gruppo cade, il trauma causato è terribile.
Un amico di Peter, gli dirà come, in fondo, anziano anche lui, abbia piacere di vivere quell’età perché lo coccola “l’idea di non dover dimostrare più niente a nessuno.” Ma non è vero. Perché si è diventati simboli, collante e il cedimento dell’uno si ripercuote doloroso su tutti gli altri.

Nelle famiglie succede sovente la stessa cosa, tenute insieme dal carisma, dalla determinazione delle generazioni dei nonni, facilmente crollano e si lacerano in piccoli conflitti ormai difficili da rendere silenti alla morte di uno di loro. Mancando il motivo superiore tutto il resto viene invaso da emozioni, rabbie, recriminazioni sul passato.

Un aggettivo si scambiano spesso tra loro i componenti di questo gruppo quando vogliono ferire, “crudele”. Accusano l’altro, il marito, l’amante, l’amico, perché carichi di rabbia e colpa verso le proprie inadempienze. Si scagliano uno sull’altro per il peso che sentire di perdere il gruppo ( e con lui la propria identità) provoca. La soluzione, accettare che il membro malato del gruppo, Peter, non sia lui il collante ma qualcosa di superiore, a cui sacrificare la propria ferita, con cui placare la rabbia. L’essenza stessa dell’essere un quartetto sarà allora il motivo per far rientrare le crisi, riprendere il proprio posto, smettere di soffrire. La musica, che motiva l’essere un quartetto, giustifica, purifica, unisce di nuovo, come accade per certe famiglie che riescono a sistemare le loro faide solo in presenza di un bene maggiore, l’essere famiglia, con i suoi miti e la sua protezione.

La musica salverà questo gruppo, creando un nuovo quartetto, con un nuovo membro, e ripristinando l’armonia, ricreando la sintonia per superare nuove sfide, come vedremo a fine film. Come molte famiglie, che dopo la crisi, trovano il motivo superiore nella relazione che unisce e nell’essere portatori di valori familiari superiori, di miti, di sfide più forti delle singole storie. Con quello che significa in sacrificio ma con il guadagno di una protezione accogliente.

Un film imperfetto ma capace di far riflettere su diversi aspetti dei gruppi umani.

Pollicino:  Il membro privato del suo gruppo di riferimento
L’Orco : La fragilità di certe armonie
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Marzia Cikada
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