Generazione Globesity
“Globesity“. Un termine nuovo, violento ma chiarissimo, coniato dalla OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) per definire l’epidemia di obesità di questi anni. Obesità Globale. Perchè è di una vera epidemia che si parla, milioni di persone con numerosi chili di troppo, spesso non presi in considerazione con la dovuta attenzione, adulti e bambini che ostentano, incompresi, difficoltà interne che si trasformano in chili di troppo. 
Più di altri questi sono gli anni del corpo. Bello, brutto, magro, grasso, il corpo diventa sempre più uno strumento per comunicare quello che siamo, la nostra gioia, il nostro disagio. I problemi legati all’alimentazione ci portano spesso a considerare questo momento storico, i mali dell’opulenza si dice, figli di un secolo dove non si soffre la fame, almeno nel fortunato Occidente, dove nel piatto vengono serviti malesseri e bisogni, felicità e mancanze.
Sono molti i testi interessanti che affrontano questa tematica. Un saggio in particolare è stato edito nel 2011 e tratta questo fenomeno dai contorni dell’emergenza. Quattro milioni di persone sovrappeso, la maggioranza adulta ma non solo. Si parla di stime preoccupanti. Un bambino su quattro. Il libro in questione è “Tutto Tondo. Note psicoanalitiche sull’infanzia e sull’obesità contemporanea” scritto da Stefano Pozzoli per Bruno Mondadori, di formazione psicoanalitica. Nel testo si sottolinea il bisogno di una nuova visione a carattere globale dell’obesità, una definizione del problema che vada al di là dell’educazione al cibo e che coinvolga i genitori direttamente. Non solo i genitori dovrebbero imparare ad esercitare il loro potere per dare sostegno, comprensione ma anche per raccontare ai bambini il mondo com’è e imparando a riconoscere i loro figli anche negli aspetti conflittuali, aggressivi, sofferenti come potrebbe essere un problema di peso rilevante. Imparare a vedere l’aspetto fisico e preoccupante dell’obesità dei nostri bambini, aspetto che viene troppo spesso sottovalutato senza pensare al futuro ( rischi di sviluppare patologie come diabete, malattie cardiache o ipertensione etc) insieme con quello psicologico, fondamentale per riempire il senso comportamenti altrimenti abbandonati a se stessi. Scrive Pozzoli “Il sovrappeso e l’obesità sono patologie nuove e contemporanee, frutto del benessere ma anche della disattenzione familiare, e che evidenziano un male di vivere dietro l’apparente opulenza e floridità del corpo grasso”. A dire No al cibo eccessivo si impara da piccoli ma con l’aiuto dei propri genitori che insegnino a dire Sì alle fragilità e ai bisogni dei bambini. Sono loro le prime fonti di prevenzione, ogni qual volta svolgono non solo attività di controllo sulla salute ma anche, soprattutto, quando ascoltano quanto lo specifico disagio fisico comunichi. La sofferenza quotidiana finisce, con estrema facilità, nel piatto e il cibo riflette allora il bisogno di affetto. Il grasso in eccesso protegge dal dolore di sentirsi fragili e l’obesità diventa un modo per attirare l’attenzione su di se, per dire “sono qui sotto, guardatemi, esisto” . I genitori devono trovare il loro bambino nascosto, imparando, se necessario con l’aiuto di uno specialista, a dare sostegno ai propri figli, a fargli sentire che ci sono, con continuità e forza, laddovè il peso rappresenta una grande fragilità interiore. Certamente si tratta di un compito complesso, i genitori di questi anni hanno davvero un gran fare attenzione, ascoltare, segnalare, chiedere aiuto, interpretare. Compiti riconosciuti come fondamentali quanto difficili da portare avanti ogni giorno. Ci tengo a dire che come per i figli anche i genitori non potranno mai essere altro che imperfette persone che fanno del loro meglio, prendendo tempo alla fretta dei mille impegni giornalieri, faticando per essere il più possibile presenti nella vita dei loro ragazzi, rispondendo, nel modo più personale e forte che conoscono alla voce dei figli ma anche a quella di loro stessi genitori.
Pollicino: Figli L’Orco : L’ObesitàL’arma segreta : L’Attenzione al piatto come al bisogno



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