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Tutta, o quasi, questione di Ironia! – Pollicino era un grande
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Tutta, o quasi, questione di Ironia!

L’ironia è il sale della vita, il pepe, il pinzimonio; è il colore essenziale della gioia del distacco, della capacità di ridere, di sorridere, di guardare le cose da un punto di vista disincantato; l’ironia consente di non aderire al dramma, consente di sdrammatizzare, per l’appunto, di alleggerire, di guardare i problemi appesi a un palloncino, il che aiuta sicuramente a risolverli.
F.Fiori

Facciamoci una risata. Poi si vedrà! Perché? Perché è sempre più chiaro che l’ironia rappresenta una preziosa collaboratrice al nostro benessere, perché l’umorismo può salvare persino il nostro matrimonio, perché ride bene chi ride sempre e lo insegna ai propri bambini.

Saper comunicare in maniera ironica, non solo permette a volte di semplificare un momento complesso ma esprime funzioni importanti per le relazioni. Nel testo “Non dicevo sul serio..” gli autori, Antonella Marchetti, Davide Massaro e Annalisa Valle raccontano proprio del legame tra ironia e psicologia, andandone a trovare le regole comunicative e le varie incursioni nell’arte e nel design e soffermandosi proprio sulla competenza necessaria per poter manifestare e gestire una buona ironia.

Quante cose si possono fare con l’ironia? Moltissime. Per esempio, ci permette cose che altrimenti non si potrebbero dire, usando giri di parole per giocare con la censura, per esempio, e superarla. Ma non solo. Con il sorriso sulle labbra si riesce a difendere il proprio “territorio”, allontanare gli “invasori”, ridefinire e rinegoziare momenti critici in relazioni a due o nei gruppi.  La difficoltà a volte, sta nel non fare attenzione ai lati ambigui dell’umorismo, rischiando di ferire l’altro o metterlo in condizione di non capire quale interpretazione dare a quanto viene detto. Quindi essere ironici significa anche assumersi una grande responsabilità su eventuali letture che possono essere fatte.

Resta comunque una risorsa da tenere il più possibile a portata di mano, per mitigare momenti duri e far passare con leggerezza anche contenuti importanti. Ma perchè non diventi una spiacevole arma contro gli altri, bisogna che le parti in gioco abbiano abbastanza in comune da giustificare il gioco dell’ironia, evitando il fraintendimento. Come difendersi dall’ironia quando se ne è bersaglio? E’ possibile far come se non si riconoscesse il messaggio, magari attenendosi alla letterarietà e non alla sfumatura ironica oppure semplicemente accettare di esser stati colpiti e trasformare il colpo in un momento di riflessione con l’altro.

Come funziona poi l’umorismo nelle coppie? Heike Winterheld, dell’Università della California, studiando come diversi aspetti impattino sulle coppie, ha portato avanti uno studio “It’s the way that you use it..” dove mette in relazione le coppie e l’attaccamento delle due parti, per come è stato costruito nell’infanzia, relazionando il tutto al modo in cui gestiscono il conflitto rispetto all’uso dell’umorismo. Si è partiti dall’idea che esiste l’umorismo verso sè e quello che verso gli altri e per entrambi esiste un aspetto positivo e uno negativo. Quando si fa umorismo verso se stessi, da una parte potrebbe creare una buona visione di se stessi ma, se usato per autodifesa, si servirà dei propri lati deboli per mettersi in ridicolo davanti agli altri, sperando nella loro benevolenza ( “Mi tratto male così mi coccoli!”). Quando invece il nostro umorismo è verso gli altri da una parte crea un senso di affiliazione che migliora la relazione ma se usato in maniera negativa diventa aggressivo, usando l’humor per affossare l’altro e mettere noi stessi in buona luce (“Ti tratto male perché sono meglio di voi”).

Nello studio, primo nel suo genere, usando videoregistrazioni, si è portata avanti l’ipotesi che attaccamento e umorismo siano correlati e che esista una correlazione che leghi il nostro attaccamento al nostro tipo di umorismo e a quanto riusciamo a risolvere con soddisfazione un conflitto, facendo differenza tra maschi e femmine. I risultati sono stati che chi ha un attaccamento ansioso ha solitamente paura che il partner lo abbandoni nel momento del bisogno, quindi si prenderà in giro abbastanza da muovere l’altro a tenerezza, per difendersi con le sue rassicurazioni. Chi, invece, ha un attaccamento evitante, avendo bisogno di mantenere il controllo tenendo l’altro a distanza, userà un umorismo più aggressivo, almeno in prevalenza, per evitare “invasioni” di campo. Inoltre, sembrerebbe da questa ricerca che da una parte gli uomini prediligano compagne con attaccamento ansioso/da tranquillizzare mentre le donne preferiscono l’ironia positiva, affiliativa che le rende meno rabbiose. Dando quindi un valore estremamente positivo alla capacità di usare una buona ironia nella gestione dei conflitti nella coppia.

Sembrerebbe quindi che, sorridere e prenderla con ironia non solo migliori, come noto da tempo, il benessere fisico del singolo, aumentando anche a livello fisiologico, il nostro sistema immunitario ringrazia, lo star bene ma che possa influire sulle relazioni anche intime in maniera migliorativa. Non resta che augurarci di saper costruire una sana ironia per noi, perchè come scrive il saggista americano R.Bandler “Se siete seri, siete bloccati. L’umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla”. Buon cambiamento con il sorriso sulle labbra.

Pollicino:  L’umorista che è dentro noi

 

L’Orco : L’ironia che diventa arma per allontanare l’altro

 

L’arma segreta :  La giusta dose di sorrisi e responsabilità, migliora la salute e fa bene alla coppia!

 

Marzia Cikada
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