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Big Hero 6 (2014) – Pollicino era un grande
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Big Hero 6 (2014)

È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato.

Arundhati Roy

 

Non tutti i film per bambini parlano solo ai bambini.

Di certo non Big Hero 6 che, nella sua ora e mezza, affronta notevoli temi, elargisce risate, emoziona e spaventa anche un po’.

Il film Disney, che nasce da un fumetto della Marvel sconosciuto ai più, ci racconta la storia di un ragazzino, Hiro Hamada, genio della robotica, che si viene a trovare in una situazione delicata.

Prima riesce ad entrare nel mondo della tecnologia grazie al sostegno del fratello, Tadashi, che lo salva così da una adolescenza di pericolose competizioni clandestine a botte di lotte tra robot, le bot fights, poi, sempre grazie alla spinta fraterna che lo porta a pensare di utilizzare meglio le sue risorse, entra nel San Fransokyo Institute of Technology, fin dentro al “covo dei geeks”, amici di Tadashi, che subito lo sostengono e aiutano. Sono Gogo, Honey Lemon, Wasabi e Fred tutti ragazzi geniali e pronti a dare una mano.

Purtroppo, proprio il giorno della vittoria di Hiro, grazie all’invenzione dei micro-bot, che ne sancisce l’entrata nella scuola, una tragedia uccide il fratello. La morte di Tadashi sarà l’inizio di una discesa nel desiderio di colpevoli e di vendetta che porterà il ragazzino a capire i veri valori della vita, l’amicizia, il perdono.

In questo sarà aiutato da un personaggio fatto per far innamorare gli appassionati del genere animazione, il “progetto” Baymax, creato da Tadashi, creatura goffa e morbidosa, nata per aiutare e far venire voglia di averne uno in casa da abbracciare nei momenti bui.

Si tratta di un vero e proprio robot gonfiabile, grande grosso e ingenuo, sicuro solo della sua missione quella di fare del bene in qualità di “operatore sanitario personale”. L’amicizia con questa creatura, insegnerà a Hiro molto sulla vita, sulle relazioni, sul sentimento devastante della vendetta e lo porterà a vivere un passaggio fondamentale, dall’infanzia ad una nuova maturità.

Hiro è già ferito dalla morte dei genitori, vive con la zia single Cass e se faceva fatica a superare l’assenza di madre e padre, quando perde il fratello elaborerà il suo lutto con ancor più fatica.

La sofferenza sembrerebbe attenuarsi nell’idea della vendetta, ma presto, il desiderio di serenità, insieme con il ricordo dell’insegnamento fraterno e il sostegno di amici e Baymax, lo condurranno a prendere le distanze dal dolore, accettando la morte e costruendosi un nuovo destino.

Un film non facile, anche se parla la lingua dei supereroi, supereroi ragazzi, capaci di essere super perchè costruiscono in laboratorio la loro superiorità, studiando, provando, sperimentando.

E’ quindi la tecnologia, insieme alla spinta ad andare avanti e al peso delle relazioni affettive a farla da padrona in questo film. Una tecnologia che  può portare il benessere ma anche lo star male, uno strumento fondamentale che dipende dalle intenzioni di chi lo usa, che risponde ai comandi di chi lo utilizza.

Comprenderla e renderla utile è il compito dell’uomo.

 


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Marzia Cikada
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