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Fleabag - Serie Tv - Pollicino era un grande
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Fleabag – Serie Tv

E’ per questa ragione che mettono le gomme in fondo alle matite, sai?
Perché le persone commettono errori.
Boo (Jenny Rainsford)  Fleabag – stagione 1
 
Fleabag è alla seconda stagione. E io me ne sono accorta tardi. Chiedo venia. Ma ho recuperato. Sono molto felice di averlo fatto. Se non l’avete ancora conosciuta, fatelo.
 
La serie nasce da un monologo teatrale,  è scritta, diretta e anche interpretata da Phoebe Waller-Bridge, un drameby (dramma e commedia che si inseguono in continuazione) che racconta la storia di una donna londinese di trentanni alle prese con amore, morte, relazioni.
 
La madre è morta, il padre ha una nuova compagna, una odiata matrigna (l’attrice Oscar Olivia Colman) che sembra uscita dalla favola di Biancaneve, ricca di perfidia e aggressività passiva.
 
La nostra protagonista non riesce a fare pace con le sue emozioni e a capire cosa e chi vuole essere. Nel frattempo fa sesso e si nutre di cinismo e alcol.

Di certo colpisce subito il rapporto diretto che si crea con chi guarda. La complicità si instaura subito, grazie anche ai dialoghi carichi di umorismo pungente e la  sofferenza che si respira sottocutanea. Il ritmo delle battute e degli eventi è perfetto e ci si ritrova presto ad essere nella storia.
 

Una serie che racconta com’è essere donna, com’è essere umani.

 
Fleabag è una serie femminista. Il respiro che c’è dentro racconta come è essere donna oggi, cosa significa essere indipendenti, autonome, spaventate e coraggiose. Racconta la fatica di entrare in relazione con gli altri, la continua imperfezione che ci attanaglia, alla ricerca di un poco di pace. La delicatezza sgangherata di essere donna, in mezzo a un mare di persone che credono di sapere cosa sia giusto fare, si fa strada nella sua meravigliosa divertente imperfezione. Insieme alla stanchezza di essere ogni giorno responsabili di noi stesse. Phoebe cerca qualcuno, talvolta, capace di scegliere per lei.
 

Qualcuno che ci dica cosa fare, mollare la fatica di scegliere e abbandonarsi al piacere di qualcuno che decida per noi. Questo è il desiderio di Phoebe per alleggerire la sua sofferenza. Un aiuto contro la paura di vivere.

 
Una generazione di donne che combattono e vivono con la solitudine. Ed è sola che lasciamo la protagonista alla fine, con la sua richiesta di lasciarla sola, alle prese con i suoi ricordi e, ancora una volta, con il suo dolore.
 

Parlando di cosa significhi essere donna, merita una nota a parte il discorso fatto  nella seconda serie dall’attrice Kristin Scott-Thomas nella parte di Belinda.

 
Lascio a lei la parola per raccontare cosa significhi il dolore con cui cresciamo e abbiamo a che fate tutta la vita. Uno sguardo cinico e pieno di speranza anche sulla menopausa, la fase della vita delle donne che troppo ancora viene sottovalutata.
 

Le donne nascono con il dolore dentro di sé. E’ il nostro destino. Dolori mestruali, tette gonfie, il parto. Siamo destinate a sentire il dolore per tutta la vita. Gli uomini no. Devono cercarselo. Così inventano ogni genere di demone per sentire i sensi di colpa, cosa che a noi, invece, viene del tutto naturale. Creano le guerre per poter provare qualcosa.
E quando non ci sono le guerre c’è il rugby. E invece noi sentiamo tutto quanto qui, dentro di noi. Continuiamo a soffrire per il ciclo per anni e anni e anni. E quando, finalmente, impariamo a sopportarlo, indovina un po’? La menopausa. La cazzo di menopausa arriva. E quella è la cosa più meravigliosa del mondo in assoluto. E sì, l’intero pavimento pelvico cede, senti un fottuto caldo e non interessa a nessuno, in compenso sei libera. Non sei più schiava, sei solo una persona. E’ orrendo ma poi è bellissimo. Qualcosa a cui aspirare.
 
Belinda – Fleabag stagione 2

 

Sesso. Prendiamone e godiamone tutt*

 
Nella serie il rapporto di con il sesso è molto libero e sereno. Ci si gioca facilmente, se ne parla, si racconta, si regala, come il sex toy infaticabile che la protagonista regala alla sorella.
 
Sesso, masturbazione, rapporti solo per il piacere  insomma, come nella vita. La serie non si sofferma neppure troppo sul tema, su dai, così vanno le cose, non c’è molto altro da dire. E a noi piace!
 
Certo tutto cambia quando il sesso diventa espressione di amore, come potremo vedere quando la nostra donna si innamorerà di un sacerdote sexy (Andrew Scott) perché l’amore non è una storia semplice. Un incontro che le permette anche di fare una nuova passeggiata nella sua storia passata.
 

Dolore e cinismo ci accompagnano a conoscere l’umanità

 
La narrazione ti coinvolge in questa serie. Potremmo dire che è genuina nei contenuti e tecnicamente talmente ben dosata che abbiamo un po’ la sensazione di essere a teatro, con le emozioni vive intorno a noi.
 
In questa seria la quarta parete crolla, la protagonista parla direttamente con te, continuamente, tranne quando il momento è troppo intimo. Ti suggerisce qualcosa, ti coinvolge, ti commuove, ti prende per mano e ti rende complice.
 
In questo registro narrativo fanno capolino le molte lacrime della serie. Il dolore per il lutto della madre ma anche, e per alcuni aspetti peggiore, la sofferenza per la perdita dell’amica Boo – suicida per caso? – proprio per il coinvolgimento nella scelta della ragazza da parte della nostra protagonista. Un malessere che si fa avanti sempre più violento, in tutta la prima serie.
 
Il senso di colpa si fa strada puntata dopo puntata. Come nella vita i pezzi si uniscono poco alla volta, anche quando sembra siamo con la testa da un’altra parte. Le emozioni posso essere seppellite oppure sulla pelle, ma in ogni caso sono parte della nostra vita.
 

Essere sorelle – c’è poco da ridere?

 
Il rapporto con la sorella Claire (l’attrice Sian Clifford) è un altro punto importante della serie. Viene percepita perfetta ma è tutt’altro, ne parla come di quella super-energetica, anoressica e ricca ma in realtà ammira la sua capacità di restare in bilico sulle cose.  Le due sorelle si odiano, discutono ma ci sono nei momenti delicati.
 
Pronte a combattere per l’altra, anche se non sono in grado di darsi un abbraccio. Ma che colpa ne hanno? Sappiamo bene che l’affetto si impara a manifestare in famiglia e in quella di queste sorelle il calore non è la prima cosa.
 

Quello di un fratello/sorella è un legame non scelto eppure capace di far sentire meno sol*, di dividere il dolore o moltiplicare i sorrisi.

 
Complici nei momenti giusti, si finisce con il fare il tifo per questa coppia di sorelle complicate che, nonostante le differenze, riesce a far sentire il proprio amore uno per l’altra. Perché, come dice Claire “l’unica per cui correrei all’aeroporto sei tu!” e in fondo, non è questo essere sorelle?
 


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Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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