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Quando il dolore delle Donne ha un nome: Depressione Post-Partum – Pollicino era un grande
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Quando il dolore delle Donne ha un nome: Depressione Post-Partum

La solitudine che non si osa sondare
e che si vorrebbe indovinare
E. Dickinson

 

Le mamme possono essere tristi.

Le mamme sognano e nei loro sogni a volte non ci sono i loro bambini. Le mamme si sentono stanche, sole, possono piangere. Le mamme amano i loro bambini. Le mamme sono donne, donne troppo spesso abbandonate perchè dovrebbero essere felici, ma non sempre le mamme riescono ad essere felici. Niente di tutto questo rende, quelle mamme, donne cattive. 

Parliamo di donne, di maternità e di depressione post-partum.

La tragedia della gioia è che non si accetta possa essere meno che gioiosa, ma un evento che dovrebbe esserne esempio brillante, la nascita di un figlio, molto spesso diventa tutt’altro che un momento di gioia. E come ci si sente ad una festa dove tutti sorridono, alla nostra festa, se dentro di noi invece si fa largo un sentimento diverso, di tristezza, di sofferenza, di fatica? Faremmo finta di partecipare alla festa, ma il sentimento, non accolto, si farebbe strada e tutto diventerebbe sempre più doloroso. Fino a non essere più sopportabile, condivisibile, raccontabile. Purtroppo molte donne sono le prime a non accettare di vivere diversamente da quanto ci si aspetterebbe la nascita del loro bambino. Quelle donne, quelle famiglie, quei bambini e quei genitori, hanno bisogno di aiuto.

Parliamo quasi del 70-80% della popolazione delle nuove mamme, la percentuale di donne per cui diventare madri significa affrontare un periodo di tristezza e maggiore vulnerabilità, anche se limitato. Un delicato momento di disagio in cui, la felicità che tutti si aspettano di trovare sul volto della novella madre, rende ancora più difficile chiedere aiuto. Perchè come a quella festa a cui non si riesce a partecipare, c’è la vergogna e la colpa di non sentirsi a posto. E allora si finge con il mondo e con sé stessi se si riesce, si sorride e si prova a nascondere quello che si prova.

Diventare madre, per quanto naturale, riaccende conflitti di coppia sopiti con la gravidanza, acuisce, spesso, l’intrusione delle famiglie di origine, riporta fortemente in auge nodi emotivi tralasciati e trasforma la donna in madre, con tutto quello che comporta a partire dal cambio di ruolo nella coppia, nella famiglia e nella società.

In realtà, in moltissimi casi è un malessere che passa in fretta, quello chiamato Maternity Blues (o anche Baby Blues), può manifestarsi con la facilità del pianto, instabilità nel proprio umore, poca attenzione e concentrazione, tristezza. Arriva in fretta, poco dopo il parto, e resta presente per qualche tempo, settimane, magari un mese.  Qualche attenzione in più, un buon accordo di coppia, capace di notare e non sottovalutare, il sostegno di persone care, spazio per sé dove coltivare i propri pensieri sul nuovo stato, aiutano a che si ritiri, fino a sparire.

Ma se non passa? Allora dobbiamo attivare le risorse presenti.

Potremmo parlare di una vera e propria Depressione Post Partum, una forma di malessere che può durare a lungo, anche oltre l’anno e rischia di far del male alla mamma e al bambino. Una forma che colpisce un terzo delle mamme. Nella depressione ci sono molte cose, senso di inadeguatezza, incapacità di sintonizzarsi sul bisogno del bambino, la relazione con il piccolo diventa estremamente faticosa, le sue richieste diventano fastidio e allo stesso tempo colpa per non avere la risposta che si ritiene sarebbe corretta. Lo scambio emotivo è quasi assente. Le mamme solitamente hanno avuto anche precedenti esperienze di depressione o tristezza profonda, nella loro maternità impoverita dal malessere, si sentono piccole, incapaci, può succedere che ricoprano il bambino di attenzioni anche poco congrue sperando di non sentire così il loro sentirsi inadatte. Un tormento che diventa quotidiano, che entra nella relazione di coppia, che allontana, ferisce, lascia senza forze.

Le cause possono essere diverse, fisiche e psicologiche e sociali insieme. Le relazioni certo, in primis con il/la partner ma anche la gravidanza  ( era programmata, capitata?) e come da una parte ha trasformato la donna, con i suoi significati, e dall’altro è significato anche un stress fisico (come è andato il parto? Il bambino è stato subito bene?). Che succede dentro la donna? Nella società il ruolo di donna che cambia, le aspettative verso le madri, diverse da quelle di prima, per sguardi e attese, il mondo del lavoro, l’età, la famiglia di origine, il ruolo degli altri figli. La medicina poi ci parla del ruolo dei cambiamenti fisici, degli ormoni, degli effetti sulla madre. Le donne colpite da depressione post partum hanno bisogno di sostegno, per evitare che questo arrivi a portarle a gesti tragici, come l’infanticidio o il suicidio. Dentro di loro, poi, l’amore per il bambino esiste, ma non ha spazio tra i suoi sentimenti di incapacità e inadeguatezza.

Aiutare la mamma a star meglio, avvicinarsi al suo bambino, riprendere a sorridere, significa sostenere il bambino, garantire anche alla famiglia una possibilità di funzionamento migliore.

Per far questo ci vogliono mezzi, sostegno e di certo un aiuto per dare forza al ruolo della persona vicina alla mamma, al partner o alla partner che si trova a soffrire, spesso vivendosi impotente, un momento così delicato. Anche l’altra parte della famiglia non deve essere lasciata sola, perchè la relazione è un sicuro strumento di possibile successo per la ripresa del benessere della  nuova famiglia.

Su La Repubblica di qualche giorno fa, in vista di due giornate sul tema in un Convegno dedicato, si è affrontato l’aspetto politico della depressione post-partum, come viene affrontato dallo Stato Italiano il malessere del 13% delle nuove mamme. Il dottor Antonio Picano, specialista in psichiatria e psicoterapia e dirigente di psichiatra presso l’ospedale San Camillo di Roma, nonché presidente di Strade Onlus, purtroppo, raccontava in quella sede che non  è prevista una assistenza specifica per le madri depresse, diversamente da altri Paesi europei in cui “ci sono dei centri di accoglienza e trattamento madre-bambino, in Italia non esiste nulla del genere.” Questo blog è d’accordo sul bisogno di porre rimedio a questa mancanza, perchè c’è bisogno di uno spazio dedicato per problemi di questo tipo,le mamme devono potersi sentite accolte, accompagnate da professionisti specifici, capaci di riconoscere e sostenere quanto prima la madre e la sua famiglia.

Le donne hanno il diritto di avere attenzione e non vivere come colpa la loro malattia, il loro star male, la bellezza della maternità si può lentamente far propria, se si trova il giusto accompagnamento. Nel difficile percorso delle mamme e delle donne che sono, brilla la poesia di  Alda Merini, dedicata a tutte le donne e di cui riporto uno stralcio:

Spaccarono la tua bellezza
 e rimane uno scheletro d'amore
 che però grida ancora vendetta
 e soltanto tu riesci
 ancora a piangere,
 poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
 poi ti volti e non sai ancora dire
 e taci meravigliata
 e allora diventi grande come la terra
 

 

Pollicino: Quasi l’80% delle mamme

L’Orco : La mancanza di attenzione specifica, il senso di colpa di non sentirsi adatte

L’arma segreta : La coppia, il sostegno di professionisti, la forza delle donne che riescono a riprendere contatto con le risorse e il loro star bene

Marzia Cikada

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