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"Un’iperbole e Mezza" di Allie Brosh. Ovvero, l’elogio della prima depressione a colori – Pollicino era un grande
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"Un’iperbole e Mezza" di Allie Brosh. Ovvero, l’elogio della prima depressione a colori

Ma ricorrere alla forza di volontà per superare la tristezza apatica che accompagna la depressione è come per una persona senza braccia cercare di prendersi a pugni per farsi ricrescere le mani. Manca una componente fondamentale del piano, che perciò è destinato a fallire.
Allie Brosh

 

Ci sono libri che fanno bene e aiutano a parlare di quanto non è possibile spiegare del tutto. Come la depressione, per esempio.

 

Il testo di Allie Brosh, Un’iperbole e mezza: Il mio cane è scemo, il mondo è crudele e io sono sconnessa più che mai, è uno di questi libri immancabili.

Vivace, chiaro, ironico e disperatamente umano. Una raccolta di post apparsi nel tempo sul blog dell’autrice, blog che si chiama come il libro, Hyperbole and a Half su cui Allie scrive dal 2009, attirando moltissima attenzione da parte di creativi, lettori e anche qualche psicologo, come nel mio caso. Questa giovane autrice statunitense, racconta la sua vita, il suo amore per i cani, il suo modo giocoso di trattare argomenti faticosi, i suoi ricordi di bambina con un tratto minimal, rude e se vogliamo brutto. Ma un brutto supremo, semplice ed incisivo ( usa un programma base di disegno dei Mac) che riesce a riportare complesse emozioni e tratti personali in qualche linea. Un brutto che riesce quindi a canalizzare l’attenzione su quello che viene raccontato, con semplicità e schiettezza. Due capitoli del libro, per altro molto ironico, sono dedicati alla lunga esperienza di depressione di Allie. Sono capitoli intensi, che dovrebbero essere letti da tutti, per capire come tale malattia riesca ad insinuarsi nella vita di qualcuno ma non solo, di quanto alcuni comportamenti e frasi dette dagli altri, per lo più a fin di bene e con l’intenzione di essere di aiuto, vengano percepiti dalla persona depressa in maniera contraria, peggiorando il loro vissuto personale.

 

Allie parla della sua depressione in maniera reale, non da manuale, senza zuccherini, senza benevolenza per se stessa o per chi possa soffrirne.

 

Ne risulta un racconto minuzioso ed umano oltre ogni modo, specie nel secondo capito “Depressione parte seconda” quando la mancanza di emozioni per tutto viene raccontata come la perdita della magia dei giochi di bimba, la perdita del significato, del distacco da tutto. Un allontanarsi dalle emozioni sulle prime vissuto come positivo, le emozioni provate prima erano terribili, ma trasformatosi poi in incapacità totale di relazione con l’altro, di interesse, di comunicazione con chi, esterno alla malattia, tenta di far star meglio. E’ questa la parte più sensibile e importante, forse, del testo. Il raccontare come vengano vissuti i tentativi degli altri di migliorare la situazione, a forza di consigli ( “dovresti fare yoga”) e ottimismo senza freni, fino alla sensazione che gli altri pensino che il depresso voglia esserlo, spingendolo più velocemente  all’isolamento e alla solitudine.

Purtroppo la depressione spinge spesso chi pure ama la persona depressa a utilizzare frasi, motivazioni, tecniche che si pensa possano aiutare,  ma non sempre è così.

Anzi. Il disturbo della depressione viene quindi sottovalutato, trascurato, a volte ritenuto una specie di “capriccio” che si risolverebbe se solo la persona lo volesse. Anche in questo caso, non è così. Milioni di storie ce lo raccontano, milioni di convivenze difficili con un non sentimento, con la mancanza, sentendosi sempre più fragili, vuoti, debilitati. Video su You Tube

Un video, nato da un libro del 2005, disegnato dal disegnatore australiano Matthew Johnstone in collaborazione con l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) ci racconta la depressione come un  cane nero, un accompagnatore che isola, pesa, allontana, tira con forza in verso contrario al benessere, spinge ad inventare scuse o verso “automedicazioni” come il bere o altro. Un video anche in questo caso immediato, grazie al disegno,  estremamente serio e chiaro.

 

Non è facile prendersi cura di chi è depresso, per questo sarebbe bene che non solo chi ha questo disagio ma anche le famiglie, i cari, gli amici cercassero presso specialisti consigli sul come comportarsi.

 

Non è mai facile stare vicino a chi prova una tale sofferenza annichilente, il rischio è quello di provare l’attrazione del buco nero che sembra risucchiarlo. Per questo occorre cautela. Non stiamo parlando di “siamo stati tristi tutti”. La depressione poi è spesso ciclica, pensare che un miglioramento sia frutto del proprio amore, spinge solo a sentirsi poi estremamente delusi e frustrati quando questa dovesse ricomparire e a far sentire in colpa la persona depressa, che potrebbe volersi allontanare e isolare ancora di più, aumentando il già sintomatico respingere gli altri. Dire “ti capisco” quindi serve a poco e inoltre è una bugia, non possiamo capire il male della depressione se non l’abbiamo vissuta, possiamo solo immaginarlo e stargli comunque vicini. E’ utile dare il messaggio ” io ci sono” , che sia nutrimento per la fiducia che ancora si riesce a provare, cercando di non sottolineare il suo stato cambiando di molto la vita quotidiana. Anzi, spingere un depresso a “uscire e divertirsi” non porterà a molto, sarà inutile e dannoso. Il depresso non può reagire, non sta fantasticando e non manca di volontà. La persona depressa è, in una parola, depressa. Ogni tentativo anche bonario per spingerla a smetterla farà solo del male. Il libro della Brosh lo fa notare con immediatezza e qualche sorriso.

Ricordiamoci che se incontriamo una persona depressa quello che vediamo è solo una parte di lei. Stargli vicino, avere idea che sia un periodo da cui è possibile uscire, che non significa che si è deboli ma che, appunto, si è depressi è l’inizio di un buon star vicini. Anche la più fedele delle vicinanze non basta in moltissimi casi, quindi è importante rivolgersi ad un professionista in grado di sostenere la persona mentre si tenta di fare da appoggio emotivo, accompagnando ma non pensando di poter essere la cura.


Pollicino: Le persone depresse

L’Orco : Il sostegno degli altri quando diventa un’arma a doppio taglio

L’arma segreta : La capacità di accettare quello che si sta vivendo, superandolo lentamente per tornare a stare bene. Magari imparando anche a sorridere anche di piccole cose.

 

 

Marzia Cikada
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