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Fare le cose per Sé – Non dimentichiamoci di noi – Pollicino era un grande
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Fare le cose per Sé – Non dimentichiamoci di noi

Dire che ami una persona quando non ami te stessa è lo stesso come se una persona nuda ti offrisse una camicia.

Maya Angelou

 

Ci amiamo? Ma quanto ci amiamo? O ancor più difficile….siamo in grado di amarci?

E’ vero, la parola amare/amore fa paura, anche se parliamo di noi stessi, forse soprattutto se parliamo di noi stessi. Eppure possiamo davvero essere vicini e intimi con qualcuno se non passiamo prima del tempo ad innamorarci di noi?

Amor proprio, autostima, avere fiducia in se stessi. Tutte parole che luccicano ma, per molti, sembrano parole lontane. “Non mi piaccio per niente”, ” A mala pena mi sopporto”, “Non capisco neppure come possano amarmi gli altri…” le dichiarazioni di non amore a noi stessi sono numerose e frequenti, non raramente ci allontaniamo da quel che siamo senza neppure avvedercene e accettiamo, lentamente, che i giudizi negativi ci appaiano sempre più reali e degni di fiducia, mentre storciamo la bocca ad un complimento.

Se non partiamo con un viaggio dentro di noi, difficilmente potremmo atterrare in una terra fatta di relazioni piene e soddisfacenti con gli altri. E’ un viaggio avventuroso quello alla scoperta di  sé, pieno di angoli da scoprire, terre inesplorate e giungle variopinte dove non abbiamo mai messo piede. Iniziarlo è segno di coraggio e desiderio, un atto di ottimismo che premia anche le relazioni con gli altri.

Infatti, le stesse relazioni hanno più possibilità di fallire o anche solo di far male se non siamo in grado di amare noi stessi, ancor prima dell’altro, La relazione che creiamo con noi stessi parte prestissimo e dura per sempre. Non significa, facciamo attenzione, credere che non si possa sbagliare, ma accettare che si possa farlo e che questo non ci renda persone indegne di amore. Ma solo persone che hanno commesso un errore.

Non stiamo parlando di quell’amore eccessivo di sé da cui possono nascere emozioni e passioni anche pericolose, che si costruiscono su basi fragili e illusorie, che rincorrono felicità apparenti. Dei rischi legati a queste emozioni, una strabordante fiducia nella propria impeccabile superiorità o nell’egoismo come religione, faceva riferimento anche il filosofo Blaise Pascal che si chiedeva come “la natura dell’amor proprio e di questo “io” umano è di non amare che sé e di non considerare che sé,” finendo per annientare altre emozioni, altre relazioni, esagerato nella sua “smodatezza”, come scriveva alla sorella nel 1651.

Fare le cose per sé per prendersi cura di sé è un’altra cosa. Significa capire, lentamente, cosa e chi allontanare da noi, che siano sentimenti spiacevoli e non funzionali o relazioni che sminuiscono il nostro valore o che non siamo in grado di ascoltare la nostra voce, i nostri bisogni. Quando viviamo situazioni che ci logorano, che ci portano a non vedere più la nostra bellezza, specie quella interiore, relegandola a quello che piace/desidera/pretende l’altro/a, allora è il caso di fermarsi e di chiedersi cosa stia accadendo.

Avere fiducia in sé, rende più forti.

Fare attenzione a se stessi, permette di curare la propria resilienza, cioè la capacità di rispondere, reagire ad un danno, una sofferenza, una difficoltà subita. Significa non arrendersi al brutto che pure esiste, ma curarsi, resistere, riorganizzare la propria vita e le propria emozioni in maniera utile per il nostro star bene, affrontando il mondo con atteggiamento positivo e salda fiducia nelle nostre possibilità.

Fare attenzione a se stessi, aiuta a capire quando è arrivato il momento di dire NO, di abbandonare l’illusione che, assecondando sempre tutti, saremo degni di amore.

Fermarsi dalla  corsa a fare per gli altri e fare attenzione alle nostre necessità e ai nostri bisogni, ci porta a vivere nel QUI e ORA, consapevoli della nostra vita, capaci di ascoltarci, perchè no, con estrema gentilezza.

Questo significa anche accettare il proprio passato, con tutto quello che si è vissuto, cercando di arginare il brutto rischio del rancore che avvelena il nostro presente così facilmente.

Volersi bene non sembra facile, infatti non sempre lo risulta, ma ci si deve anche allenare. A partire dal capire la propria idea di se stessi, come ci si pone nel mondo, nelle relazioni e che valore diamo a noi stessi, ai nostri valori, alle nostre idee, non ultimo al corpo e alle sensazioni che è in grado di regalarci, lavorando anche sulla propria immagine corporea, se necessario.

Nelle relazioni, avere cura di sé, significa affrontare il rapporto amoroso senza mettere tutta la propria vita nelle mani dell’altra/o, significa rischiare sapendo di poter perdere, ogni amore è una avventura che nasce senza certezze, ma sapere anche che, comunque vada, ce l’abbiamo messa tutta ma non per questo, rinunceremo a noi stessi per tenere in piedi la relazione, o ancora, saremo finiti, distrutti oltre ogni modo, se la coppia dovesse rompersi. Questo significa che ci avviciniamo all’altra parte come noi stessi, che avremo sempre quello che siamo, e non sarà possibile che l’altro ce lo porti via.

Questa idea, la differenza di donare tutto o parte di sé all’amato/a, è resa molto chiaramente dal cortometraggio animato cileno “The Gift”  prodotto da Cecilia Baeriswyl e diretto da Julio Pot. Si tratta di una storia molto tenera, dove, la fine di un amore, a cui il protagonista ha dato tutto, potrebbe coincidere con la fine di ogni serenità, se non ci fosse poi, il positivo incontro con una nuova possibilità. In una relazione più equilibrata, dove il vero dono è l’equilibrio.

Fare le cose per sé, dedicare tempo al rapporto con noi stessi, aver cura di quello che ci rende speciale in assoluto, prima ancora di quello che ci rende speciali per gli altri, rappresentano non un gesto di egoismo, anzi, sono un segno di necessario e produttivo altruismo.

Solo un popolo di persone consapevoli del loro essere amabili può realizzare e portare avanti, un progetto di vita positivo e propositivo per tutti, attento alle esigenze di ognuno, capace di accogliere aspetti differenti dell’altro senza averne paura o volerlo annientare.

Si parte da piccole carezze quotidiane, fosse anche una maglietta nuova,un bagno più lungo, si passa per un NO al momento giusto, una porta che si chiude, rialzarsi dopo una brutta caduta, si finisce imparando il bello dei propri sorrisi, anche di quelli piccoli, insegnandolo agli altri.


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Marzia Cikada
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