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La Questione Animale e la Psicologia. Il documento per gli psicologi di Annamaria Manzoni – Pollicino era un grande
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La Questione Animale e la Psicologia. Il documento per gli psicologi di Annamaria Manzoni

Gli occhi di un animale hanno il potere di parlare una grande lingua.
Martin Buber

nature-471179_1280.jpgIo sto con gli animali. Come persona certamente, ma anche come professionista. Perchè come professionista diventa necessario prendere una posizione su alcuni aspetti della vita in genere. Il mondo animale è uno di questi. Per vederne il valore basta guardare gli occhi dei bambini che scoprono cosa sia una mucca, un coniglio, un gatto. Quando lo accarezzano e imparano, al costo di qualche graffio magari, che cosa sia la vita e come questa debba essere rispettata. Attraverso quegli stessi occhi i più piccoli imparano l’empatia, i grandi la tenerezza, gli anziani leniscono la loro solitudine. Fare attenzione al mondo animale, scegliere consapevolmente come vivere in relazione a questo ( e non a suo discapito) è un segno di civiltà necessario. Una attenzione che è più razionale di quanto si crede e i cui risultati sono reali, provati dalle ricerche che hanno vagliato l’importanza del rapporto uomo-animale.

Sono diversi i professionisti attenti al mondo animale. Tra loro oggi ne incontro una in particolare, ANNAMARIA MANZONI, psicoterapeuta,  ipnositerapista e grafoanalista (iscritta all’Ordine Psicologi della Lombardia) che nella sua professione si trova impegnata nell’ambito della tutela minorile, collabora con il Tribunale dei Minori di Milano e con il Tribunale di Monza.e scrive articoli su riviste di psicologia (Babele, Infanzia, Psicologia Contemporanea). Ma non solo, Annamaria si occupa del rapporto degli psicologi con gli animali e per concretizzare questa sua scelta in una azione, ha redatto un documento che è possibile per i colleghi firmare qui: Documento psicologi sulle valenze antipedagogiche dell’abuso degli animali in circhi, spettacoli e manifestazioni. Le ho chiesto se avesse piacere di presentare il suo lavoro ai lettori del Blog, psicologi e non, per capire il valore di questo documento.

Vi lascio in compagnia delle sue parole.   


Inizio dalla convinzione che la psicologia, oggi come non mai, è uscita dagli studi terapeutici per invadere la società con le sue intuizioni e le sue interpretazioni, e che è molto più utile modificare e prevenire che non discutere e curare, credo sia oggi fondamentale farsi carico da una visuale nuova, come psicologi, del problema del rapporto con gli animali, che, è un dato di fatto, sono elemento assolutamente importante nella vita di tutti.

Sono innumerevoli gli studi che si occupano dei benefici della pet therapy, e anche più in generale della relazione con il proprio animale da compagnia; altrettanto numerosi gli studi etologici. Manca pero’ qualcosa: vale a dire la presa di coscienza delle ricadute di tipo pedagogico, educativo, psicologico del contatto con animali in situazioni diverse.

Mi riferisco nello specifico agli animali nei circhi, a quelli usati nelle sagre, che ancora hanno luogo, numerosissime, anche in Italia, e in tutte le manifestazioni in cui, in modo crudelmente creativo, si abusa di loro. Si tratta di realtà che, tutte, prevedono che gli animali siano costretti in contesti che non sono quelli naturali, in condizioni non rispettose dei loro bisogni, in negazione del loro diritto fondamentale, che è quello di vivere secondo le loro caratteristiche di specie, nel loro ambiente: il tutto all’unico scopo di incuriosire e far divertire chi li guarda.

Gli animali che si esibiscono nei circhi hanno alle spalle tecniche di addomesticamento girl-1448490_1280.jpge di addestramento crudeli, se non nati in cattività sono stati rapiti dai luoghi di origine, uccidendo molti esemplari, sono stati decimati dalle condizioni di trasporto; poi vengono costretti in ambiti ristretti, in gabbie che essi percorrono infinite volte, in un anelito frustrato alla libertà; nelle sagre gli spettacoli sono raccapriccianti: uno per tutti: a Chieuti i buoi vengono pungolati ad una gara di corsa, del tutto contro natura, con l’aggravio di pesi imposti per rendere la corsa ancora più onerosa.

Circhi, sagre, manifestazioni sono luoghi e momenti destinati anche e soprattutto al divertimento dei bambini, magari nelle feste domenicali; che tipo di educazione viene loro proposta con questi spettacoli se non quella all’insensibilità, alla non empatia, al disconoscimento dei messaggi di sofferenza inviati dagli animali stessi?

Sulla scorta di tutte queste osservazioni, propongo un documento in cui si afferma con forza che tali spettacoli, lungi dal permettere ed incentivare la conoscenza della realtà animale, sono veicolo inconsapevole di una educazione al non rispetto per gli animali, vanno nella direzione opposta all’educazione all’empatia che è invece, o deve diventare, fondamentale momento di crescita.

Con queste osservazioni, viene aperto un grosso spiraglio sul link tra violenza intraspecifica e violenza interspecifica; nonché su violenza assistita e violenza agita, e ancora sul grosso problema della questione animale, da cui come categoria ci teniamo ancora un po’ troppo a latere. Sostenere la necessità di un cambiamento di costume, che vada nella direzione di un approccio rispettoso e pacifico con tutte le forme di vita è un ambito in cui, anche come professionisti, possiamo avere molto da dire. E potremmo avere l’orgoglio di essere parte attiva di un rivolgimento necessario nelle dinamiche relazionali.

Molte personalità di prestigio hanno già sottoscritto il documento, stabilendone quindi l’assoluta sostenibilità dal punto di vista scientifico. Le singole adesioni sono fondamentali per attribuirgli nuovo valore.

L’invito è per i colleghi a firmare questo documento, dando spazio nella pratica professionale come nella vita quotidiana, alla presenza attiva e viva degli animali come elemento positivo in grado di migliorare il benessere, di giovare all’educazione e di aumentare la capacità di sentirsi responsabili di grandi e piccini. Già  Publio Ovidio Nasone scriveva cheLa crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini . Eppure il messaggio è ancora valido e fedele a se stesso. Così, nel 2003, nel film sud coreano “Primavera, estate. autunno, inverno e poi ancora primavera” del regista Kim Ki-duk la prima parte dell’opera sembra scritta proprio  per far comprendere la bruttura di quel tirocinio crudele nella figura di un maestro buddista che ammonisce, poi punisce, un bambino lasciato al tempio per essere educato. Attraverso la comprensione diretta del dolore inflitto agli animali che aveva ferito per gioco ( una rana, un pesce, un serpente), il piccolo uomo imparerà a riconoscere  la sua capacità di essere empatico, attento come elementi necessari per crescere umanamente. Ecco, oggi possiamo farci portatori di una diversa educazione, di un modo armonico di essere nel mondo.

 

Pollicino:  Lo Psicologo davanti al mondo animale

L’Orco:  La trasformazione delle altre forme di vita in oggetto

L’arma segreta: Il recupero dell’empatia, la meraviglia dello sguardo animale

Marzia Cikada
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