Top
Non possiamo non dirci cangianti – Il cambiamento è parte di noi. – Pollicino era un grande
fade
12172
post-template-default,single,single-post,postid-12172,single-format-standard,eltd-core-1.1,flow-ver-1.3.5,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0,vc_responsive

Non possiamo non dirci cangianti – Il cambiamento è parte di noi.

Cambia lo superficial – cambia también lo profundo – cambia el modo de pensar – cambia todo en este mundo”

trad. Cambia ciò che è superficiale – e anche ciò che è profondo – cambia il modo di pensare – cambia tutto in questo mondo.

Mercedes Sosa “Todo Cambia”

pexels-photo-211877

Non possiamo non dirci cangianti. Brilliamo ogni volta che ci trasformiamo per poter diventare, pienamente, ciò che siamo.

Cambiare è naturale, il vero disagio nasce quando, nel tempo e nelle relazioni, non riusciamo a realizzare quello che vorremmo diventare. Quando restiamo bloccati, quando seppure sappiamo che vorremmo fare/dire diversamente, dentro di noi un ostacolo blocca questo desiderio, questo nostro sano obiettivo.

Nessuna storia resta uguale a se stessa per sempre. Prendiamo il mondo della coppia, non sarà mai sempre come il primo giorno, ma potrebbe essere meglio, potrebbe essere diversamente bellissimo, riuscendo ad accettare i naturali cambiamenti di una storia, facendoli entrare nella quotidianità. Invece molte storie si bloccano, evitando di accettare il necessario cambiamento e restando poi incastrate in comportamenti non più adattivi che fanno star male senza riuscire a trovare la forza di trasformare, quanto non funziona, in qualcosa che fa star bene.

Un esempio piccolo piccolo. In coppia non riuscire a ridefinire i propri impegni alla luce di nuovi elementi. “Si usciva tutti i sabati da fidanzati, dobbiamo continuare a farlo anche dopo quattro anni” ma nel frattempo sono cambiati i tempi di lavoro, gli impegni e gli amici. La paura di scoprire cosa ci si possa raccontare se ci si ferma, diventa un ostacolo per accettare che è possibile volersi bene anche limitando le uscite (non eliminandole ma cambiando in sintonia con la nuova situazione).

Altro esempio. Stavolta preso dai ragazzini. Alle medie andavo bene e piacevo alle persone dicendo buffonate tutto il tempo, alle superiori continuo così, diventando però un buffone stanco, fuori luogo e fuori contesto, perdendo l’attenzione degli altri. Nego che le cose siano cambiate (sono sempre gli stessi amici) e mi allontano sentendomi sbagliato, solo perchè temo di non essere capace di fare altro.

Opporsi al cambiamento è contro-natura.

L’amore cambia, il lavoro cambia, i figli crescono e quest’anno non hanno bisogno gli si controllino i compiti e il loro diario diventa “top secret”. Non possiamo contrastare la natura, non è giusto verso nessuno. Possiamo capire cosa ci spaventa in quello che cambia, cosa ci fa star male, fino ad accettarlo e scoprire, persino, che un figlio grande riempie di soddisfazione, che ci si ama anche dopo dieci, venti, mille anni, che il posto di lavoro si può cambiare e si può tornare ad andare in ufficio fischiettando.

Accettare il cambiamento ci accompagna a nuovi ulteriori cambiamenti, passaggi necessari per rendere possibile un nuovo equilibrio. Perchè, trasformando alcuni aspetti della nostra vita, finiamo con il trasformare noi stessi. A sentirci meglio, più adatti, più sereni, meno spaventati da quello che potrebbe accadere.

Essere vivi, in fondo, significa saper accettare le sfide, mettersi continuamente in discussione senza avere alcuna paura del cambiamento.
Aldo Carotenuto, L’anima delle donne, 2001

In terapia ci si ritrova cambiati in se stessi. Si scopre, lentamente, che il richiamo dentro di noi che spinge a tirare fuori la nostra reale essenza, con le sue aspirazioni e bisogni, aveva bisogno che si facessero cambiamenti, anche piccoli ma inesorabili, per diventare sempre più vicini alla propria reale immagine. Si parte da piccole cose, per poi scoprire che, come nel gioco del Domino, una pedina che cambia di posto, realizza un disegno del tutto nuovo. La meraviglia è nella magia di quel primo cambiamento, capace di trasformare tutto. Un piccolo gesto, pieno di attesa, di speranza e timore, può realizzare, una tessera/cambiamento dopo l’altra/o, un nuovo modo di essere, una storia diversa che finisce nell’esaltazione di tutti (proprio come nel video che vi propongo).

Domino_Cascade

Ma, ugualmente, uscire dal conosciuto e abbracciare il nuovo, anche quando è impossibile fare diversamente, spaventa. La “zona di comfort” fa piacere anche quando ci fa star male, perchè quel dolore ci protegge dalla paura che potrebbe andare peggio, che potremmo non essere capaci di affrontare una situazione diversa da quella che conosciamo, anche se quello che conosciamo ci porta a star male, a ritirarci dalla nostra stessa vita.

E’ il motivo per cui molte coppie continuano a stare insieme senza altro motivo che la paura che altrimenti nessuno li amerebbe, restando aggrovigliate in storie ormai tenute insieme dall’abitudine e dalla paura del cambiamento. Mendicando un amore che si sa non arriverà mai, senza permettersi di riconoscersi il diritto di essere amati.

Similmente, ma con altre variabili, spesso si insiste a vivere una situazione lavorativa dove ci si sente stretti per paura che non si troverà mai altro. Certamente abbiamo dei dati di realtà a spaventarci, ma esiste anche la determinazione, la possibilità di fare in modo che sia possibile scoprire che invece, non ci manca nulla per cambiare lavoro e trovare una possibilità più adatta a noi, che sia preferibile da molti punti di vista. Almeno ci meritiamo di fare un tentativo, valutando, chiaramente, il modo migliore per metterlo in atto.

Perché nella vita una situazione “protetta” non sempre  è una situazione positiva.

Protetto può voler dire anche lontano dal dover cambiare, conosciuto e quindi, se non soddisfacente, quando meno non pericoloso nella misura in cui non ci chiede di essere migliori. Ma spesso, il nuovo ci accompagna a sentirci meglio, migliora la nostra autostima, ci fa vedere oltre il limite che ci eravamo disegnati, scoprendo di poter essere pienamente soddisfatti, felici, appagati. Ma il futuro porta con se delle incognite e accade che il “e se va male?” diventi l’unica ragione per cui non si prova ad assaporare il cambiamento, dimenticando che esiste un altra domanda da farci “e se va bene?”

La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti.

Johann Wolfgang von Goethe

Eppure ci difendiamo dal cambiamento visto come un pericolo. E nel farlo usiamo moltissime strategie, che verrebbe da pensare che se utilizzassimo la stessa energia e determinazione per cambiare, avremmo risultati presto e bene. Invece siamo dediti a rifiutare la possibilità del nuovo, magari nascondendoci dietro al terribile slogan “si è sempre fatto così!” che da secoli impedisce alla società, alle persone, alle aziende di migliorare. Altre volta fingiamo un cambiamento pensato, mostrandoci solo indecisi a farlo (il famoso “e se poi sbaglio?”) o ci  limitiamo a procrastinare. Domani è sempre il giorno migliore per iniziare, diete e qualunque altro tipo di  cambiamento.

La verità è che abbiamo paura e ci stiamo sabotando, pensando che così saremo più sereni. Fino a quando sintomi, malesseri, dolori anche fisici o gli altri che cambiano le cose al posto nostro (ma a modo loro), non finiscono per mettersi in condizione di disagio ben peggiore, ponendoci davanti a dei dati di fatto o svelando il gioco che abbiamo condotto contro noi stessi fino a poco prima. E se ci muovessimo prima? Se cominciassimo adesso? Esiste un momento migliore che non sia ORA per iniziare a stare meglio?

viaggio

Certo, cambiare può significare star male, ma senza passare attraverso quel dolore, non possiamo imparare come essere dei noi stessi migliori. Allenandosi e provando anche solo piccoli cambiamenti iniziali, possiamo invece scoprire, oltre quel dolore, molto che riguarda noi stessi, creando il nuovo che ci interessa davvero e che risponde ai nostri bisogni.

Nuove strategie, nuove abitudini, nuove relazioni, sono il risultato di un percorso coraggioso ed umano che permette di andare oltre l’ansia di sbagliare, il timore di non riuscire, la paura che non funzioni. Perchè può funzionare, eccome!

Pollicino:  La paura del cambiamento che non si riesce a superare

L’Orco: Restare aggrappati a quello che non funziona più (o non ha mai funzionato) per paura del nuovo

L’arma segreta: Partire da piccole cose per realizzare un più soddisfatto e pieno se stessi

 

 

Marzia Cikada
Commenti

Rispondi