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Famiglia all’Improvviso (2016) – Pollicino era un grande
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Famiglia all’Improvviso (2016)

La menzogna è l’arma delle persone disarmate. Roger Judrin

 

Ne parlano come un caso, ma non emozioniamoci troppo. Certamente il film diretto da Hugo Gélin e sceneggiato dallo stesso regista con l’aiuto di Mathieu Ouillon e Jean-André Yerles, adattamento tratto da una storia messicana,  è un film che punta a commuovere. Ma in questa sede, non di critica cinematografica ma di spunti di riflessione psicologici, quello che ci interessa è altro.

PARTIAMO DALLA TRAMA

Un giovane senza pensieri, che vive sereno tra belle donne e paesaggi mozzafiato, Samuel (l’attore Omar Sy) un mattino si trova davanti una esile donna bionda con in braccio una bambina. “E’ tua figlia!” dice, molla la pargola in braccio all’uomo stupito e affatto felice e scappa. Tornerà, 8 anni dopo, reclamando il suo ruolo di madre, cercando poi di portare con sé la piccola Gloria. Nel frattempo, padre e figlia, ormai una coppia collaudata, si sono trasferiti a Londra, dove lui era andato cercando inizialmente la mamma della bambina, hanno una bella casa, una vita serena e un rapporto pieno di amore, calore e cura reciproca. Qui, chiaramente, partono una serie di colpi di scena che non vorrei spoilerare e che, se sono creati ad hoc per smuovere le emozioni degli spettatori, a poco servono in questa trattazione.

Il desiderio di far star bene i figli supera la rabbia per un genitore sparito

Samuel, non aveva nessun desiderio di paternità. Si scopre padre e comincia a prendersi cura della bambina, solo perchè non può fare diversamente. Ma poi, diventa un genitore. Si comincia a prendere cura della piccola, impara come si cambia, come si nutre e come si gioca con lei. La cresce in maniera sana ed equilibrata, costruendo un mondo speciale a sua misura dove possa vivere serena.

Stravolge la sua vita intorno al suo nuovo ruolo genitoriale. Non la cambia solamente, la stravolge. Un lavoro dove lavora davvero, sebbene in maniera rocambolesca (fa lo stuntman) una vita senza eccessi, nessuna storia affettiva ma neppure sessuale, sembrerebbe, per dedicarsi a sua figlia, organizza e struttura casa sua a misura di bambina, con una camera di giochi fantastica, ma non solo, tutto in casa loro parla della presenza di una bambina, di una coppia padre-figlia legata in maniera speciale.

E poi ci sono le menzogne.

Come padre, Samuel decide di trovare una sua soluzione all’assenza della madre di Gloria. Non volendo farla crescere con l’idea di essere stata abbandonata dalla mamma così piccola, costruisce intorno alla madre sparita un mondo di menzogne, accattivanti avventure che vedono la donna protagonista di storie di spionaggio, facendo in modo, nella sua narrazione creata per la figlia, che sia proprio il suo lavoro da spia a portarla lontano dalla bambina.

Samuel, nel suo essere padre, accetta la sparizione della donna, dalla rabbia per essere stato incastrato in un ruolo che non ha chiesto, fa nascere una consapevolezza che supera ogni rancore, la consapevolezza che la bambina deve sentirsi amata. Per questo inventa un indirizzo email, da cui parla e scrive alla figlia fingendosi la madre, da cui racconta storie di spie e di posti mai visti, solo per non far sentire sola Gloria, solo per evitare che la bambina possa odiare sua madre per averla abbandonata ed essere sparita.

Certamente quando la bambina avrà modo di scoprirlo  non ne sarà troppo felice, e si arrabbierà con il padre e non con la madre che ritornata a lei, farà in modo che le menzogne vengano allo scoperto. E seppure potrebbe sembrare strana la rabbia di Gloria è chiaro che riusciamo con più facilità a prendercela con chi sappiamo esserci e amarci, sono loro che ci feriscono di più, mentre diventa complicato prendersela con chi sappiamo avere con noi un legame fragile, con chi è già sparito dalla nostra vita e potrebbe rifarlo senza problemi (come la madre di Gloria).

Una riflessione sul ruolo delle bugie in un rapporto padre/figlia

Mentire per amore è mentire? Certamente. Ma come insegna Samuel a sua figlia, ci sono delle ragioni se a volte capita di inventare delle menzogne, cercando di non far male a nessuno. Non vuole essere in invito a creare audaci bugie ai figli, quanto un modo inedito di proteggere, di avere cura della crescita serene di un bambino, ricoprendo di zucchero un boccone doloroso come un abbandono in piena regola. Spiegare la verità sarebbe stato rischioso per Gloria? Probabilmente, con un padre tenero e affettuoso sarebbe comunque riuscita a superare il lutto di una mamma conosciuta per così poco. Ma siamo davanti ad un papà di certo un poco immaturo e solo, senza una rete familiare se non un solo unico amico, che è riuscito a fare quello che ha potuto. Tutto sommato lo ha fatto bene.

 


Pollicino: I padri soli che cercano di farcela
L’Orco: La solitudine, l’abbandono
L’arma segreta: La capacità di creare un mondo protettivo per i figli ma anche saper raccontare le proprie paure e prendersi le proprie responsabilità

Marzia Cikada
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