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Black Panther (2018) - Pollicino era un grande
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Black Panther (2018)

Sono più le cose che ci uniscono, che quelle che ci dividono.

In tempo di crisi, i saggi fanno ponti e gli stupidi innalzano barriere.

T’Challa/Black Panther

 

Black Panther   è un film che si rende interessante per lo psicologo che lo guarda. Perché parla di relazioni, di famiglia, di rapporti umani. Una delle ultime creazioni Marvel, racconta di società e famiglia, grazie ad una bella sceneggiatura che non può che piacere agli amanti del genere e non solo.
 
Si tratta di un film godibilissimo a livello tecnico, musicale, visivo ma anche un film che cerca, più di altri, molto più di altri, di lasciare un messaggio.
 

Black Panther parla di famiglia, non solo quella intima da difendere, ma di quella che siamo insieme come umanità.

 
Il film è diretto da Ryan Coogler e nel suo cast  vediamo Lupita Nyong’o, Forest Whitaker, Angela Bassett, Daniel Kaluuya e molti altri. Il protagonista è il giovane T-Challa l’attore Chadwick Boseman), ultima Black Panther, re del regno di Wakanda, che nasconde le sue ricchezze perché sa che potrebbero scatenare una guerra. I secoli hanno protetto il regno perchè lo hanno isolato con le sue ricchezze, grazie a bugie e invenzioni che hanno permesso alla popolazione di farsi credere povera e con poco da offrire. La verità è che c’è una grande paura di come lo straniero, l’altro, potrebbe creare danno, essere la rovina del loro potere.
 
A rendere Wakanda ricca sono i giacimenti di Vibranio, presente solo in questa parte del continente africano. Si tratta di un materiale super resistente che ha permesso al paese di avere una tecnologia superiore a quella del resto del mondo.
 
I tentativi nel passato di aprire le frontiere allo straniero, sono sempre stati osteggiati per paura ma con l’ultimo Black Panther, T’Challa, le cose potrebbero cambiare. Il suo viaggio nel mondo, la sua esperienza, aprono la sua mente al confronto con l’altro. Consapevole anche di cosa sia significato in passato la segretezza di Wakanda, morte e dolore.

La bellezza, come la felicità, è preziosa ma va condivisa perché possa splendere di più.

In una famiglia, si devono poter creare confini e limiti, ma anche accoglienza e spazi di incontro. Il nuovo re di Wakanda ne è consapevole.  Per questo parla della divisione come  di una illusione. Ampliando il suo pensiero al mondo stesso, come popoli della Terra, siamo tenuti a aiutarci e riconoscere che “sono più le cose che ci connettono che non quelle che ci separano”.
 
Se sono gli applausi a sottolineare il pensiero di T’Challa, è pur vero che il suo, di questi tempi di muri e frontiere, diventa un pensiero rivoluzionario, dove i saggi, quelli che costruiscono ponti e non barriere, sono indubbiamente meno sul numero generale della popolazione.
 
Un film che diventa serio, dove si esce senza pensare al supereroe che si è appena conosciuto, per molti infatti il Wakanda dice poco, ma riflettendo sui messaggi più politici  e sociali della storia. Non per niente è anche il primo film di supereroi  con un cast quasi interamente afroamericano.
 

Ci sono passaggi del ciclo vitale che accadono in armonia con sé stessi, anche se arrivano imprevisti. I compiti di sviluppo di chi ha potuto godere di un buon attaccamento, vengono superati più facilmente anche sotto stress.

 
Il precedente re di Wakanda muore in maniera imprevista (anche se nella storia originale non è proprio così), questo innesca un passaggio preciso del ciclo vitale di T’Challa e della sua famiglia, madre e sorella. Ma è possibile, per questo giovane uomo, affrontare il suo ruolo con serenità, perché anche nel dolore del lutto, è stato cresciuto da una famiglia funzionante, con dei precisi valori, coesa, piena di amore.
 
Questi permette a T’Challa di vivere in maniera consapevole il suo essere il prossimo sovrano, la Black Panther che deve prendere su di se la responsabilità di tutto. Nel suo salto dal mondo dei giovani adulti a quello degli adulti, il giovane non si arresta in tormenti (come spesso accade in film come questo e nella vita). T’Challa sente il peso e la forza del legame con il passato, nelle sue visioni il padre è il passato, lui il padrone del suo futuro, con gli aspetti facili e complessi che questo significa.


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Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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