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I Kill Giants, il film ma anche il fumetto - Pollicino era un grande
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I Kill Giants, il film ma anche il fumetto

Tutto ciò che vive in questo mondo muore.

È per questo che bisogna lottare e vivere con gioia,

vivere l’attimo intensamente senza avere timore della fine.

Negare questo è negare la vita stessa. 

Bisogna accettarla, non avere paura.

Il Titano a Barbara
 

 

– Attenzione Spoiler giganti!-

Quando ho iniziato a prendermi cura di adolescenti ho chiamato il servizio di ascolto nato per loro ” A caccia di Giganti” pensavo a Barbara Thomson, la protagonista del film I kill Giants . Ho amato profondamente il libro, fumetto, da cui il film, diretto da Anders Walters,  è tratto e  mi sono emozionata in entrambe le versioni della storia. Anche se, lo sappiamo bene, difficilmente chi ama il libro può trovare pari emozioni nella storia cinematografica.

TRAMA – La storia parla di una ragazzina, stramba non poco e presa di mira dalla bulla della scuola e di come lei sta cercando di salvarsi, della sua lotta contro la paura, della sua forza e del suo coraggio. Vive in una piccola cittadina americana Barbara Thorson (la giovane attrice Madison Wolfe), insieme con una sorella maggiore  Karen (Imogen Poots) e un fratello Dave, e non solo, con lei scopriamo vivere anche la mamma. E’ da lei che Barbara sta scappando ma lo capiamo lentamente.  Barbara incontra anche una buona amica, Sophia e una psicologa  (l’attrice Zoe Saldana)  a scuola che si prende cura di lei, aiutandola a sopportare il peso di quello che sta accadendo nella sua vita. Barbara non sale al secondo piano di casa sua, teme il presente ma ama parlare di un giocatore di baseball di un centinaio di anni prima.

Il suo segreto è ben custodito nella sua passione per il fantasy , nella sua vita fatta di giochi di ruolo, riti e magie nate per proteggere chi ama. Barbara vuole salvare il mondo dai Giganti e per farlo ha una sua arma segreta, solo lei può usare il martello incantato Coveleski, distruttore di giganti.

 

Una storia sulla fatica di affrontare i nostri giganti interiori

 

Il film, che mi ha tanto ricordato un altro splendido film/libro “Sette minuti dopo la mezzanotte” , affronta il tema delicato della morte, del lutto, dell’accettazione del brutto della vita dal punto di vista di una ragazzina. Barbara ha creato un mondo fantastico con cui protegge la sua famiglia, sua madre, dalla morte e non accetta di vedere il mondo con altri occhi se non i suoi. Preferisce sembrare strana che accettare le regole del mondo dei grandi eppure sta diventando una adolescente e nella sua vita sta accadendo qualcosa di enorme. Non è possibile lasciarla sola.
 

Ci sono persone, come Barbara, che amano talmente la vita e allo stesso tempo tanto ne hanno paura nei suoi aspetti dolorosi, che non riescono ad affrontarla se non da dietro a un muro, di fantasia, di immaginazione, ma sempre un muro. Poco importa se possono sembrare strani ai più, la loro stranezza è un inno alla vita e un urlo coraggioso di rabbia da ascoltare.

 

 
Il film, come il fumetto ma in maniera meno calzante, racconta il dolore, il trauma dei ragazzini che si trovano da soli ad avere a che fare con malesseri e traumi più grandi di loro. Ragazzi che non riescono ad accettare di avere accanto qualcuno di cui fidarsi, che devono proteggersi anche a costo di inventare una storia incredibile. Ragazzi che si nascondono in rifugi rassicuranti di fantasie necessarie a sopravvivere per poter, poi, provare a capire.
 
Il film, come il fumetto, ci mette in guardia anche sulla difficoltà che queste persone, fragili ma forti insieme, incontrano in un mondo dove non vi è molto spazio per accogliere il loro dolore, la loro rabbia.  Una società spesso frettolosa e non attenta abbastanza da capire, a parte in questa storia la psicologa! Evviva, che troppo spesso chi fa il mio lavoro non finisce con il fare una gran bella figura nelle storie e nei film.
 
I Kill Giants, ci racconta del passaggio ad una nuova fase della vita per Barbara. Una nuova consapevolezza che diventa parte di lei e le permette di affrontare la malattia e poi la morte della mamma. La vita è piena di giganti crudeli che possono fare male, ma non sono così terribili come la stessa Barbara potrà scoprire. Sono la nostra necessità di capire, di diventare grandi e affrontare le cose.
 

La protagonista di I Kill Giants scoprirà che il Gigante sta arrivando per lei, per accompagnarla nella prossima parte della sua vita, quella dove c’è la possibilità di stare bene, per tutti.

 
Come in Sette minuti dopo mezzanotte, il gigante, il mostro, è un richiamo alla consapevolezza, una riflessione tutta interiore sulla caducità della vita, sull’impossibilità di cambiare quanto è destino  e più grande di noi ma anche la possibilità di vivere pienamente tutto il tempo che ci è dato vivere con le persone che amiamo prima che sia troppo tardi.
 
Quando finalmente Barbara avrà la forza di riabbracciare sua madre, di chiederle scusa per la sua distanza, la mamma potrà semplicemente stringerla a se, ricordando alla sua bambina che dopo ogni tempesta o uragano, c’è solo pace. Una pace che potrà accoglierla quando verrà il momento di lasciare la vita. 
 
I Kill Giants, in streaming nella programmazione di Netflix, ci mette in contatto con la parte più delicata di noi. Ci ricordiamo allora della volte che abbiamo combattuto con i nostri personali giganti e di come abbiamo dovuto imparare a vivere con loro, a volte grazie a loro, scoprendo in noi la forza giusta per andare avanti.
 
Nel passaggio da fumetto a film, qualcosa si perde nelle atmosfere e nella forza di questa guerriera ragazzina, piena delle sue paure e della sua rabbia, rispetto al libro di Joe Kelly e Ken Minura (2009) edito in Italia da Bao Publishing. Il potere di quel fumetto, coinvolgente e straziante per la sua dolcezza inaspettata, rimane una caratteristica incontrata in poche altre opere e con un messaggio forte e limpido a tutti i piccoli cacciatori di giganti “ce la potete fate!”


Pollicino:  Ognuno in lotta con il suo gigante o titano

L’Orco: La paura e la rabbia di accettare la vita e la verità

L’arma segreta: Accogliere la vita anche nel suo dolore, non perdendo neppure un attimo prezioso .

 

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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