Privacy Policy
Top
The Kominsky Method (2018) Serie Netflix - Pollicino era un grande
fade
14681
post-template-default,single,single-post,postid-14681,single-format-standard,cookies-not-set,eltd-core-1.1,flow-ver-1.3.5,,eltd-smooth-page-transitions,ajax,eltd-grid-1300,eltd-blog-installed,page-template-blog-standard,eltd-header-vertical,eltd-sticky-header-on-scroll-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0,vc_responsive

The Kominsky Method (2018) Serie Netflix

Ci sono cose peggiori della morte. Se hai passato una serata con un assicuratore, sai esattamente di cosa parlo.

Woody Allen
 

Viviamo anni in cui invecchiare e la morte fanno più paura delle brutture che capitano tutti i giorni. I segni del tempo sono indicibili, a cinquantanni ci comportiamo come ventenni e temiamo il pensiero stesso della fine. Non siamo in grado di giocare con il nostro tempo, incapaci di apprezzare in questo il naturale ciclo della vita.
 

L’uomo da sempre, specie l’uomo occidentale, teme la fine.

 

Raramente se ne parla con serenità, quasi mai con il sorriso, quel sorriso che accettando ribalta il potere della morte e lo restituisce alla persona. Ecco che invece, questa piccola serie tv ci permette di ridere sul corpo che decade, sulla lucidità che si perde, sulle rughe del viso e lo fa grazie a due grandi nomi del cinema, un fantastico Alan Arkin (84 anni), che recita il ruolo di Norman e un grande Michael Douglas (74 anni), nella serie Sandy Kominsky.
 

Questa nuova comedy a firma Netflix ha un creatore di tutto rispetto, Chuck Lorre. Lui è il papà di serie cult come The Big Bang Theory, Dharma & Greg, Due uomini e mezzo.Qui lascia andare protagonisti giovani adulti ed eccoci nel mondo di Norman e Sandy.
 

TRAMA.
 

Sandy e Norman si conoscono da tantissimo tempo. Quando la moglie del secondo muore, i due si trovano ancora più bisognosi l’uno dell’altro. Sandy è un insegnante di recitazione, che raccoglie però diversi casi umani nella sua classe, con diversi matrimoni falliti alle spalle ed una figlia che lo aiuta ad amministrarsi, anche se non è affatto capace. Cerca ancora di usare il suo fascino ed è alle prese con una bizzarra storia d’amore agli inizi con una sua corsista, Lisa, donna adulta e forte.
 

Norman è il suo agente, nonché miglior amico da poco vedovo, combatte con la fatica della sua perdita e una figlia incompiuta e viziata, con problemi di dipendenza. Dopo tantissimi anni con la moglie, assistita fino all’ultimo, lo seguiamo nelle prime dure fasi della sua elaborazione del lutto, anche quando per superare il dolore si mette a parlare con la sua defunta, per farsi compagnia. Senza per altro nascondere la cosa.
 

Accettare la gioventù ormai andata non è sempre facile

 

The Kominschy method parla della necessità di avere accanto le persone giuste, di entrare in connessione con loro e fargli sentire che ci sei. Presenza e ironia sono le armi usate dai due amici per starsi vicini, pur senza dirsi mai niente di affettato. Il loro è un continuo battibecco cinico e affettuoso insieme, non si perdono di vista, sanno la difficoltà del momento, sanno che essere assecondanti non li aiuterebbe. Allora si prendono in giro e riescono così a tenersi vivi.

Il corpo anziano raramente trova spazio al cinema o in tv, in questo caso, la morte viene non viene ostracizzata ma raccontata, avvicinata e trasformata, a suon di battute, in qualcosa che c’è e non possiamo che trovare, ognuno a suo modo, come accettare e accogliere.
 

Un inno all’amicizia che rimane quando molto sembra perduto

 

Battute sulle erezioni perdute, prostata, resistenza sono solo un aspetto superficiale della serie. Lungo tutte le puntate si sente il respiro della tenerezza, il bisogno di vicinanza umana, la fatica a rifarsi una vita dopo un lutto terribile, le difficoltà con i figli e la voglia di essere vivi fino alla fine.
 

Il legame tra le persone è quello che ci salva. Anche alla fine della vita. Il calore di una battuta, un silenzio che abbracci. In un mondo nel caos, l’amico è quello che “inferno non è” per dirla con Calvino:
 

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino

 

Saper sorridere anche davanti a temi delicati come la morte e la vecchiaia è un dono, per questo ho trovato The Kominsky method particolarmente garbato e godibile, battute sulla prostata a parte!


Pollicino:  Il tempo finisce per tutti, ma possiamo vivere fino alla fine.

L’Orco: La paura della morte

L’arma segreta: Ironia e amicizia
Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

Commenti

Sorry, the comment form is closed at this time.