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Special - serie tv - Pollicino era un grande
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Special – serie tv

Lì fuori è dura per uno storpio

Ryan – Ryan O’ Connell

 

La nuova serie Netflix è una commedia ricca di spunti e riflessioni per genitori e figli, con e senza qualche tipo di disabilità. La scommessa è parlare di un tema delicato – essere disabile e volersi godere la vita e il sesso – in maniera leggera ma allo stesso tempo capace di stimolare qualche riflessione.

 

Si può costruire SEMPRE una vita migliore

 

La trama di Special è semplice. Ryan è un giovane uomo intelligente che, in seguito ad un incidente si è ritrovato affetto da paralisi cerebrale benché in una forma non abbastanza violenta da renderlo un disabile di serie A – per parola dello stesso Ryan – cioè senza sedia a rotelle che rende chiaramente visibile il proprio stato. Ryan cerca di costruire la sua vita autonoma, di innamorarsi, di avere una vita piena.

 

Ryan è gay, ha un impiego da stagista una mamma molto protettiva. La sua idea è che si possa provare a sorridere e a costruirsi una vita migliore, sempre.

 

Ryan O’Connell, è il creatore, ma anche il produttore e il protagonista di Special. Non solo, Ryan ha scritto un libro dove racconta la sua storia –
I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves ed è proprio dal libro che è nata la serie, perché finito tra le mani di Jim Parsons, famoso per essere lo
Sheldon Cooper di The Big Bang Theory, l’attore ha deciso di realizzare la serie.

 

La sessualità – in Special – viene raccontata con delicatezza ma anche un leggero senso dell’umorismo

 


La serie racconta con estrema delicatezza e molti sorrisi la storia di Ryan. Il suo scoprire il sesso, la sua prima volta vissuta con un gigolò trovato su internet, è un momento tenero e allo stesso tempo leggero che permette di comprendere quanto sia importante e allo stesso complessa la vita sessuale quando si vive con una disabilità. La ricerca dell’amore di Ryan è una altalena continua tra “ce la posso fare” e “sono uno sfigato”.

 

L’amicizia è un altro tema cardine – proprio come nella vita di tutt*

 

Altro elemento della serie è la nuova amica di Ryan, una ragazza oversize piena di energia e forza di spirito, Kim, l’attrice Punam Patel . Kim è una blogger, combatte con tenacia per guadagnare il suo posto nel mondo, cercando di superare la cultura dell’immagine che la circonda e che la porta, ogni tanto, a sentirsi vittima di body shaming, il deridere le persone che non sono in perfetta forma dove per perfetta forma si intende quanto dettato dalle immagine patinate e dalla riviste di moda.

 

Seppure Kim cerca di sembrare sempre super battagliera e serena, ogni tanto confessa di esagerare per coprire la fatica di restare in equilibrio e in armonia con se stesse. Sarà lei a far conoscere a Ryan nuove persone, a dargli conforto e a insegnargli a ballare come se nessuno guardasse.

 

A Ryan si vuol bene facilmente come si adora Kim. Amica energica e piana di voglia per ribaltare una società dove la forma fisica femminile

 

Anche per essere una mamma adulta bisogna sentirsi Special ogni tanto

 

Special ci accompagna anche a scoprire la storia della mamma di Ryan che riscopre il significato di avere una vita tutta sua, non più solo madre di una ragazzo speciale ma una donna ancora attraente alle prese con la sua affettività e la sua voglia di avere ancora una storia con qualcuno. Con tutte le difficoltà che seguono nel prendere le giuste distanze.

 

Inoltre ha dalla sua una madre affatto semplice e sarà complesso anche per lei coltivare il rapporto con suo figlio, sentirsi donna piacente e mantenere il giusto equilibrio senza invadere la vita di Ryan.

 

Ogni tema viene affrontato in maniera piacevole e mai superficiale, attento nel mostrare anche la sessualità ma senza diventare volgare in nessun momento.

 

Le storie che incontriamo sono molto verosimili e i sentimenti che muovono sono tenere. Non c’è mai il tentativo di provocare pena ma riflessione e un senso di normalità. Puntata dopo puntat si sente e si capisce la delicatezza della solitudine e delle fatiche di Ryan, ma anche i suoi bisogni e la sua naturale propensione alla vita nonostante le sue difficoltà.

 

E il mondo intorno a noi che fa la differenza su come affrontiamo le nostre difficoltà

 

Stereotipi, ignoranza, incapacità di affrontare la disabilità altrui senza riuscire a notare la propria, magari semplicemente più socialmente accettata. Come potremmo chiamare infatti la mancanza di sensibilità se non una disabilità? Una incapacità a vivere empaticamente la vita con gli altri?

 


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Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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