La Vergogna di Crescere
La notizia è di qualche giorno, riportata da La Stampa. Siamo a Torino. Una ragazza di sedici anni denuncia una violenza sessuale a carico di due rom. La folla esplode e trasforma la solidarietà per una minore violentata in una triste manifestazione di razzismo immotivato, dando fuoco ad un campo nomadi, gente spaventata, cappucci, rabbia, fiamme che bruciano tutto quello che si possiede. Poi il passo indietro. Era una bugia. La ragazza si è inventata tutto per coprire la sua prima volta vissuta male, traumatica, carica di paura per dei genitori che non approvavano la sua scelta amorosa. Paura talmente violenta da aver scatenato un domino di effetti a loro volta carichi di violenza, dove la menzogna di una ragazzina ha fatto da detonatore ad una bomba che qualcuno, viene da pensare, non vedeva l’ora esplodesse. Purtroppo. Dei violenti, razzisti, che hanno causato i danni due sono stati arrestati dopo tafferugli, se fortunatamente nessuno si è fatto male, si è ferita tutta una comunità che ha visto bruciare le sue cose benchè non meno terribile è la ferita di una comunità, quella italiana, che sembra sempre più incapace di gestire emozioni violente, che cova una profonda paura per quanto è diverso da lei, che vive di paura e istinti aggressivi verso quanto crede possa nuocerle, rinforzando con la frustrazione e l’ignoranza la distanza che la separa dai tanti gruppi minoritari vicini di casa.
Sono molti gli elementi che spingono ad una profonda riflessione in questa breve notizia.
Certamente, il razzismo. La violenza che si scatena in pochi secondi, travolgendo una città spinta dal desiderio di rivalsa su culture ritenute pericolose e da punire. Una mancanza di fiducia in qualunque cosa che non sia la propria stessa rabbia purificatrice, che cura il male con il fuoco, il pianto con un rogo. Un piccolo gruppo certo, ma abbastanza forte da riuscire a fare quello che si è prefissato, sentendo di poterlo chiamare giustizia e di poter esercitare in nome di tutti il proprio personale gusto per il risarcimento, come se le mancanze della loro vita, di qualunque natura siano, fossero sanabili con quel fuoco che brucia, punisce, colpisce senza chiedere spiegazioni. Ma sotto questa prima facciata, quella che ci vorrebbe al momento troppo tempo ed elementi per cercare di raccontare ce n’è una più intima e delicata ed è quella che vede protagonista una ragazza di sedici anni, la sua famiglia, la sua sessualità.
Quanto deve essere pesante il timore del pensiero e del giudizio degli altri, peggio degli altri di riferimento, i propri genitori, per non pensare alle possibili ripercussioni di una menzogna sulla violenza subita? Non posso immaginare la solitudine provata da questa ragazzina di fronte all’esperienza della propria sessualità se questa è stata la reazione.
Una prima volta difficile, vissuta con colpa perchè contro i desideri dei genitori, una menzogna che potesse riparare, coprire e poi l’ammissione, finalmente la verità ma dopo eventi ben al di fuori del suo controllo.
Alcuni adolescenti, in lotta per affrancarsi dal controllo dei genitori vedono nel sesso la loro dichiarazione di indipendenza, ma spesso non è facile questo passaggio perchè con i loro valori, hanno ricevuto dai genitori anche una serie di proibizioni, sensi di colpa, sentimenti contrastanti che si fanno strada sotto pelle, diventando parte di loro anche in assenza dei genitori stessi.
Come ci si può sentire quindi veramente liberi di vivere il proprio corpo e le proprie nuove forti emozioni?
Nel caso di Torino, spero che adesso sia possibile per questa famiglia, ristabilire un più sereno modo di rapportarsi, non solo legato alla paura, quella dei genitori che la figlia crescendo faccia sciocchezze con un ragazzo non ritenuto idoneo ma anche quella della figlia che teme il giudizio dei suoi, vivendo con sofferenza anche il suo prendere decisioni da sola, non reggendo il peso della sua libertà di fare sesso perchè più che per il suo amore sincero ( come è sincero e assoluto quasi ogni amore adolescente) la sua azione è stata un andare contro il suo sistema familiare di valori. Un tentativo di costruire la sua indipendenza che non è stata capace di sostenere da sola e dove il clima culturale vigente ha fatto il resto costruendo non una menzogna qualunque ma una a sfondo razzista e contro i rom.
Ma tornando alla famiglia, il mio augurio è che, quando le luci della cronaca si saranno sfumate, trovino soli o con l’aiuto di qualcuno un modo di comunicare rispetto quello che è successo, andando oltre le accuse, accogliendosi. Soprattutto pensando che dovranno affrontare anche una denuncia sulla minore a seguito della sua bugia.
Resta un fatto che va ben al di là dell’episodio torinese.
Il sesso oggi per i ragazzi è ben diverso che solo un decennio fa, le relazioni sono veloci, il corpo esplode in fretta a suon di ormoni e programmi televisivi, la sessualità è una componente fondamentale degli anni dell’adolescenza, un linguaggio che esprime il proprio crescere, lo scoprire giorno dopo giorno di avere nuove possibilità.
Molto spesso, i ragazzi sono impreparati.
Il corpo che cambia, gli ormoni, scoprirsi desiderabile e desiderare, sono piccoli grandi traumi nel quadro della crisi che attraversa ogni adolescente ed è molto importante come questa parte della crescita venga affrontata anche a casa, sebbene di solito i ragazzi cerchino delle “guide” al di fuori delle mura di casa. Nonostante siano spesso spavaldi, molti ragazzi adolescenti sembrano non avere molto le idee chiare sul sesso, nonostante gli ultimi decenni di libertà sessuali sbandierate ma spesso non completamente consapevoli.
La scoperta di una sessualità “liberata” è partita negli anni 60, una sessualità “libera” che fosse parte dello sviluppo dell’individuo e che non fosse solo legata al matrimonio ma avesse anche altre valenze, emotive quando non artistiche, al di là dell’idea culturale di peccato.
Sessualità come parte integrante del benessere della persona, una parte della propria vita che nasce con noi e si sviluppa con il tempo, maturando e definendosi con le esperienze e la consapevolezza di se.
Per Freud (Sigmund Freud, Due voci dell’enciclopedia: psicoanalisi e teoria della libido, in Opere Vol. IX, trad.it., Boringhieri, Torino 1977) l’adolescenza è il raggiungimento di una sessualità genitale in quanto si abbandonano le immagini dei genitori interiorizzati, gli oggetti d’amore infantile e si costruisce una maturità genitale.


