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Che Vergogna! Elogio ad un futuro di perfetta fragilità – Pollicino era un grande
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Che Vergogna! Elogio ad un futuro di perfetta fragilità

Affogò perché si vergognava a gridare aiuto.

Marcello Marchesi

girl-1287403__180Vergognati!  Ci viene detto, lo diciamo, lo pensiamo per gli altri e per noi stessi. Quante volte durante la nostra vita? O la nostra giornata? Vergogna il corpo che abbiamo, il vestito che indossiamo, la nostra origine, la nostra fede, il nostro lavoro. Vergogna che stringe alla gola e non permette di godere di molto, troppo. Vergogna che fa sentire sbagliati, nell’errore, da rifare.

Vergogna è anche legata intimamente a quello che abbiamo ottenuto e mettiamo in pericolo, pensiamo, colpevoli di volere altro, di migliorare o di esagerare. Ci nascondiamo allora, per amore della vita, dove nessuno possa vederci, giudicarci, farci del male. Ci ritiriamo alla vita per paura di un nuovo giudizio, di una nuova vergogna. La vergogna arriva quando si appare agli altri in un modo che non ci piace, come non vorremmo apparire o quando nonostante i nostri tentativi, sentiamo di non essere giusti, di fallire nel tentativo di essere riconosciuti adatti.

Completamente nudi davanti agli altri, consapevoli di essere osservati. Sempre. La Vergogna è un aspetto interessante della nostra vita, un aspetto quotidiano. Inizia quando sentiamo la fatica della distanza che separa quello che siamo da quello che vorremmo essere o pensiamo che dovremmo essere. Ci sentiamo sbagliati, quando ci dicono di dover essere in un certo modo, diverso dal nostro,  per essere accettabili/ accettati. Ci mettiamo in discussione, arriviamo a voler cambiare la nostra immagine o a non riuscire a farlo sempre per lo stesso motivo, mi vergogno per quello che sono, per chi sono. Questa frattura tra l’equilibrio, la possibilità di cambiare e il piacere di arrivare ad obiettivi, ferisce.

Alla base ci sono per lo più esperienze negative del passato, traumi infantili che segnano la indexpercezione di sé, che rimangono aggrappati alla nostra vita, lasciando una scia di rifiuti e rinunce. Perché se ci si vergogna e non ci si sente  “all’altezza”  sarà difficile raggiungere quello che vorremmo. Molto contano, nell’infanzia, i genitori e il tipo e numero di aspettative che adulto ha manifestato sulla pelle del bambino, magari per il suo bene.

Ma da una eccessiva vergogna nasce la fobia sociale, l’evitamento, problemi alimentari, depressione, autolesionismo e molto altro di doloroso e limitante per una vita piacevole e piena. E allora forse dovremmo guardare con altri occhi la vergogna che proviamo, la nostra imperfezione, le nostre imprecisioni, il nostro quel che siamo.

QUALI ALTRI MODI ABBIAMO DI AVVICINARE LA NOSTRA VERGOGNA? DI ACCETTARE LA NOSTRA VULNERABILITA’?

TEDCi sono sempre altre strade oltre a quelle sbagliate e dolorose. Per esempio, la donna del video a fianco. Lei si chiama Brené Brown ed è una ricercatrice e storyteller all’University of Houston, laureata al  College of Social Work . Cosa cerca da più di dieci anni? Il valore positivo della vulnerabilità dell’essere umano, il suo coraggio, la sua vergogna come motore per una trasformazione in meglio. Facendo queste ricerche proprio mettendo a fuoco la vergogna e l’empatia, vedendo nella vulnerabilità non pura e semplice fragilità ma  qualcosa di definibile come  il carburante della vita, una spinta all’innovazione, al cambiamento, alla creatività. Nello specifico, Brenè lo chiama “rischio emozionale”Quello che ha scoperto è chec’era una sola variabile che separava le persone che hanno un forte senso di amore e di appartenenza e le persone che hanno difficoltà a raggiungerlo. E cioè, le persone che hanno un forte senso di amore e appartenenza credono di meritarsi amore ed appartenenza. Tutto qui. Credono di meritarselo.” ( tratto dalla trascrizione del TED).

Sentirsi vulnerabile diventa una occasione e non dobbiamo vergognarcene. Il legame stesso con il mondo, si perde quando ci facciamo piccoli e pieni di paura. Ma se impariamo a credere di meritare di essere amati allora la vergogna si trasforma e ci rende migliori. Per arrivare a questo ci vogliono coraggio, compassione, connessione con il mondo e con noi stessi e accettare la nostra vulnerabilità. Meritiamo tutti un futuro pieno di soddisfazioni, ricchi anche delle nostre fragilità.

 

Pollicino:  La vergogna che proviamo per le nostre imperfezioni

L’Orco:  La paura che ci fa allontanare sentendoci perennemente “non all’altezza”

L’arma segreta: Vedere nella vulnerabilità un valore positivo e coraggiosamente cambiare.

Marzia Cikada
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