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Anche un Principe va bene – Educare é dare le ali non limitare il cielo – Pollicino era un grande
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Anche un Principe va bene – Educare é dare le ali non limitare il cielo

Fa parte di una buona educazione sapere quando sia opportuno essere maleducati. Joan Fuster

Quando studiavo al liceo, anni di esagerazione e necessari eccessi, il concetto di Aurea Mediocritas mi innervosiva. L’idea di Orazio che il mondo è bello se moderato, che occorre apprendere l’arte della giusta misura, lontani dagli estremi, il famoso “est modus in rebus”  mi portava a pensare, errando, ad un mondo dove nessuno brillava in nulla, un mondo di personaggi sbiaditi e parole che non rimangono. Poi si cresce.

Oggi conosco e riconosco quanto sia importante l’equilibrio, la sottile arte di non eccedere nel pensiero, di non abbracciare una battaglia acriticamente, facendone la propria bandiera sempre e comunque.

Altra cosa è il bisogno umano di fare piccole follie, gesti “non da noi” che servono proprio a ritrovarci, trasgressioni dimostrative, momenti rubati in cui si esce da quello che siamo per esserlo di più, per sceglierlo ancora o anche solo per vedere, neppure tanto di nascosto, “l’effetto che fa”.

Oggi, conosco l’importanza di fare attenzione a non cadere in quegli eccessi che ci impediscono di scoprire le sfumature, di apprezzare davvero la meraviglia della diversità quando non chiusa a forza in una semplice etichetta.

Parlando di educazione è chiaro che molto abbiamo ancora da definire in termini di pari dignità, rispetto, libertà e diritti. Non siamo ancora in un mondo dove parole come violenza o discriminazione suonano non minacciose. I ruoli tra maschile e femminile, ancor quando ci diciamo di pensarli sullo stesso piano, mostrano notevoli stereotipi e pregiudizi ben nascosti dentro di noi. Strutturare la propria identità sessuale, scegliere chi amare, affermarsi per quello che si è non è affatto qualcosa di semplice. Anche nei giovanissimi il senso di prevaricazione, di cosa DEVE essere da ragazzo o da ragazza, a partire dai colori agli atteggiamenti, è forte. Per questo educare è fondamentale, per evitare situazioni di violenza manifesta o nascosta che sia nelle parole, per liberare le persone che cresceranno dal limite dei nostri stereotipi.

Sono sempre più portata a pensare che la vera educazione è una strada complessa, che accompagna le persone, i bambini in primis, a essere quelle che sono, e le sostiene nell’esercitare la loro libertà di esserlo.

Se dimentichiamo questo, perdiamo la battaglia per una vera e propria educazione alla parità. Per questo faccio fatica a non

aggiungere un MA dopo certe frasi di elogio ad alcune, pur rispettabili e piacevoli, pubblicazioni di questo periodo, ad alcuni modi di parlare e di voler far vedere il mondo.

Sono corsa ad acquistare Storie delle Buonanotte per Bambine Ribelli. Il libro è scritto da Elena Favilli e Francesca Cavallo per Mondadori, è arricchito da bellissime illustrazioni di 60 diverse artiste e racconta, in maniera  piuttosto didascalica, la storia di donne che si sono “ribellate”, che sono diventate qualcosa di grande e grandioso. E mi è piaciuto. Lo regalo anche. Credo sia necessario, specie in un mondo dove le bambine crescono con una storia del mondo parziale, senza sapere chi sono le donne che hanno cambiato il mondo.

Un video di qualche tempo fa, chiedeva alle bambine se conoscessero il nome di qualche donna inventrice. Ma se non facevano alcuna fatica a nominare Benjamin Franklin, Leonardo Da Vinci, Thomas Edison, Albert Einstein, Nikola Tesla, non riuscivano a menzionare nomi di donne. Un universo fatto di Maria Pereira, Patricia Bath, Ada Lovelace, Yvonne Brill restava alle intervistate oscuro.

Quindi ben vengano altre storie, altre favole, altre maniere di fare vedere la donna. MA. Dipende anche in questo caso, come usiamo uno strumento, perchè una storia cambia a seconda di come la leggiamo.

Già nel 2014 era uscito un libro a fumetti molto bello, vincitore del premio Andersen. Parlo di “Ragazze Cattive” curato da Assia Petricelli e Sergio Riccardi, casa editrice Sinnos. In questo libro, si raccontavano le vite di sole 15 donne, audaci e creative, tra cui esempi di coraggio e trasformazione come Franca Viola, che è stata capace, a 17 anni, di cambiare il mondo, suo e di moltissime altre donne, rifiutando lei per prima l’allora tradizionale matrimonio riparatore, diventando un simbolo delle donne che vogliono essere libere di scegliere.

Il libro delle Ragazze Cattive, ebbe meno fortuna delle Storie della Buonanotte. Quest’ultima opera risulta certamente molto curata nell’aspetto grafico e non meno nella campagna promozionale.

Eppure, sarà proprio perchè troppo in fretta sono diventate un MUST, le ragazze ribelli trovano il mio accorato MA. Sarà che non mi piacciono tutte le 100 donne scelte, anzi, ammetto che alcune me le sarei evitate proprio e a mia nipote non credo le indicherei come modello. Ci sono dei modelli positivi, di empatia, creatività, capacità, audacia importanti, certamente e quelle le racconterei mille volte a bambine e bambini. MA.

Ancora oltre questo. Il libro sta diventando una sorta di dogma e il mio animo, poco avvezzo ai legami della religione, non può che sentire il bisogno di tornare al mio liceale Orazio in casi come questi. Il desiderio di aurea mediocritas si fa forte. Perchè dobbiamo fare attenzione alle informazioni che spingono sempre e solo da una parte. A usare sempre solo un colore per dipingere le cose. Anche in questo caso.

Perchè le ragazze è bene che siano ribelli MA, tutto sommato, anche giocare a fare le principesse va bene. E’ bene che scelgano  l’avventura, che non cerchino nell’amore una risposta per tutto, che siano indipendenti sempre ma se vogliono, solo se vogliono, anche un principe va bene.

MA. Mi piacerebbe pensare in un mondo di Storie scritte per persone ribelli, per persone che possano scegliere, per persone che saranno uomini, donne, che lo sono dentro o fuori, o lo vorranno essere, per persone che ameranno altre persone e non hanno bisogno di nuovi stereotipi che prendano il posto di altri stereotipi.

MA. I bambini è bene che sognino in grande, sapendo che la bellezza è nella scelta, che non si deve essere per forza il più grande qualcosa per meritare amore, ma il migliore se stesso possibile. Sognare in grande può voler dire anche sognare un mondo di mestieri fatti con piacere e nella libertà, senza condizionamenti nella scelta ma seguendo la propria natura. Non mi sarebbe dispiaciuto raccontare l’avventura di chi per lavoro aggiusta le auto, educa i bambini, li adotta per amore, di chi inventa piccole cose, di chi disegna piccole cose, cura chi ha bisogno o dedica la sua vita ad essere genitore. Amare quello che siamo e quello che facciamo, questo ci rende davvero di successo.

L’educazione dei bambini è sempre una battaglia ideologica degli adulti e questo non aiuta i piccoli e neppure i grandi.

Se li ascoltassimo e li accompagnassimo semplicemente a diventare quello che sognano, eviteremmo di perdere delle occasioni per crescere adulti sereni. Quando si crescono dei bambini quello che facciamo è molto di più che insegnargli norme e regole, tabù e libertà, noi costruiamo la civiltà che li circonderà.

Credo in un mondo di bambini liberi che ci accompagni ad un futuro di adulti soddisfatti di quello che sono. Sono certa che ci sia molto da fare per evitare che chi cresce, chi si trova a diventare “grande” , debba farlo limitando se stesso in modelli stereotipati e preconfezionati. Non credo nella passione genetica delle bambine per il ferro da stiro, come non credo che tutti i bambini amino le automobiline. Ho una nipotina che gioca al meccanico e ho visto occhi sognanti di un ragazzino davanti ad un negozio di danza, ed erano bellissimi entrambi. Ho anche visto una bambina ricoprirsi di polvere dorata, sognando di essere una principessa e un bambino che é una cosa sola con la sua palla da calcio. Anche loro erano bellissimi. Sappiatelo.

Per alcuni anni ci educano i genitori, per il resto della vita i figli. Silvana Baroni

Ogni educatore, genitore, insegnante, scrittore, disegnatore, maestro, parente, professionista che sia, ha una grande responsabilità. Perchè ogni bambino porta con sé il mondo intero e se ne fa portatore nella sua storia e nella storia di chi lo incontrerà.


 

Pollicino:  I bambini che imparano chi sono e cosa gli piace

L’Orco: Diventare prigionieri anche delle belle idee

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Marzia Cikada
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