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Pausa. Davvero ne abbiamo bisogno? C'è da sconnetterci. - Pollicino era un grande
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Pausa. Davvero ne abbiamo bisogno? C’è da sconnetterci.

Ingegnere aerospaziale, | che sei nei cieli, | dacci oggi le nostre linee internet, | vite brevi e password indimenticabili.

Le luci della centrale elettrica

 

Estate. Ma ne abbiamo davvero bisogno?

 
La domanda è retorica e la risposta è Sì.
 
Le vacanza esistono per un motivo molto valido. Non possiamo mettere il nostro corpo sotto stress tutto il tempo della nostra vita. Siamo molto bravi nel farlo, nulla da dire, ma c’è un limite a tutto e se NON ti suona ragionevole, vuole dire che, molto probabilmente, lo hai già superato, quindi questo post è proprio per te.
 
Siamo abituati a tirare più che possiamo. Il nostro corpo e il nostro cervello ormai lo sanno e si sono abituati. Nella frenesia delle giornate siamo ormai in grado di inserire impegni per 32 ore invece che 24, come se la nostra giornata fosse più lunga di quella della nostra vicina di casa. La sedia è spesso la nostra migliore amica il più delle volte, il pc e ancora di più lo smartphone la nostra ombra. Non facciamo niente senza aver prima controllato social, mail, chat whatsapp e compagnia. Una vera pausa dovrebbe quindi considerare anche di essere detox da tutto quello che è tecnologico, magari non al 100% ma almeno al 70%.
 
Perchè? Prima di tutto, uno stile di vita totalmente condizionato dalla tecnologia e senza pause fa in modo che lo stress attivi i nostri livelli di cortisolo e questo danneggi aree del nostro cervello, che invece ci piace attivo e capace al meglio. Anche dormire sembra uno spreco e invece serve a ricalibrare le nostre energie e a darci la forza di essere attivi come ci piacciamo tanto.
 

Una pausa che si rispetti dovrebbe essere anche una pausa dalla tecnologia. Almeno un po’.

 
La tecnologia è una meraviglia, ci aiuta nel lavoro, ci tiene in contatto con il mondo e gli amici. Ma è proprio così? Quante ore passate sui social, veramente utili? Quanti libri non avete letto finendo con il passare ore e ore a scorrere immagini e messaggi spesso simili e ripetitivi. Crediamo di essere super produttivi perchè siamo in riunione e controlliamo la posta elettronica, scriviamo e siamo in chat, ma è proprio così o la nostra è una illusione di efficacia?
 

Social social delle mie brame…

 
Uno studio recente ha dimostrato che bastano 5 giorni sconnessi da Facebook per ridurre il livello di stress e di cortisolo (l’ormone messaggero dello stress di cui si parlava poco più su). Ogni giorno sono milioni gli users dei social che si ritrovano non fruitori ma quasi condannati all’uso dei social (Facebook, Instagram, Twitter ) pensando che così sono più in contatto con le persone, potranno divertirsi, diventare più visibili, trovare un lavoro migliore o lavorare meglio grazie alla visibilità che però, costa cara. Eppure passare tempo su Facebook e i suoi cugini social porta con sé delle conseguenze non sempre positive. Ricerche recenti dimostrano che i giovani molto social si sentono più facilmente socialmente isolati e depressi. Una possibile ragione per questo è un aumento di invidia che molti sentono quando passano in rassegna i tanti post che gli amici e conoscenti disseminano su Facebook, Instagram et. Anche se poi, a dirla tutta, non sempre le immagini che vengono postate sono veritiere ma per lo più verosimili.
 
L’estate può passare da essere il momento della riscossa – adesso posto tutte le cose meravigliose che faccio- ad uno spazio dove ci mettiamo davvero in relazione con la persona più importante che abbiamo, noi stessi. Se ci prendiamo cura di noi, non ci sono foto di ginocchia che prendono il sole che tengono. Saremo più carichi e pronti a nuove sfide!

E ogni pausa è cielo in cui mi perdo, serenità d’alberi a chiaro della notte. Salvatore Quasimodo

 

NON andare in vacanza costa caro!

 
Se non riusciamo a dedicarci un tempo protetto lontano dal lavoro, dagli impegni dello studio, dallo stress del quotidiano, rischiamo di esserne inghiottiti e non di non avere spazio libero per rinnovarci. Il nostro benessere dipende anche da questo.
 

Una pausa è un investimento in termini di lucidità, creatività, salute.

 
Si riesce a fare più sport, a sentire veramente le persone più vicine, a recuperare degli spazi solo per noi, a gustare il sapore di un poco di noia che può fare da concime per le idee di cui avremo bisogno più avanti. Possiamo ricaricare la nostra energia entrando in contatto con la natura o dedicandoci con lentezza al nostro corpo.
 

La mente ha bisogno di una momento di relax per incontrarsi di nuovo con se stessa e nuove possibilità e potenzialità.

 
Incontrando la tranquillità dentro di noi, potremo coltivare intuizioni, idee, insight che ci renderanno più soddisfatti di quello che facciamo. O anche solo potremo avere il tempo per fare pace con quello che non è andato come ci sarebbe piaciuto o dedicarci ad una relazione che si è accontentata per mesi di piccoli scampoli di tempi. Davvero pensiamo che potrebbe farlo ancora?
 
Facendo una previsione sul lungo periodo, ci costa di più non fermarci mai.
 

 

E come facciamo con la terapia? Si può mettere in pausa il cambiamento?

 
Ogni estate, e poi d’inverno, arriva il momento di schiacciare sul pulsante della pausa anche per gli psicologi. Non è sempre facile, capita ci si preoccupi per qualcuno, che si tema di non esserci in un momento importante, che si tema magari per il proprio lavoro – da liberi professionisti per lo più una vera pausa contempla la possibilità di perdere la possibilità di persone interessate ad un aiuto – eppure la pausa è necessaria, sacra, non un di più ma una corretta manifestazione di attenzione a se stessi e alle persone che si incontra nel proprio studio.
 

 
Certamente le pause estive vanno segnalata quanto prima in modo da poter discutere casi speciali o anche sentimenti speciali, come la rabbia, il disappunto, la sensazione di abbandono. In alcuni percorsi la pausa può significare mettere in pratica senza ausilio diretto quanto di è definito insieme nella relazione terapeuta-cliente ma anche un momento per fare il punto della storia. Capire se una strada funziona o se non sia il caso di cambiarla. La pausa in alcuni casi rende più forti, in altri aiuta a focalizzare le attenzioni su un tema specifico, in altri casi porta all’allontanamento e in alcuni casi potrebbe essere un bene.
 
In un ottica di trasparenza e chiarezza, le vacanza saranno possibili e pacificamente accolte da entrambe le parti. Il rientro sarà sempre una sorpresa che potrà dare nuova energia e possibilità al percorso psicoterapeutico o alla consulenza. In fondo, la pausa è parte della relazione, aiuta anche a capire che il tempo di permanenza fisica della psicologa nella vita della persona non deve essere infinito e allena alla conclusione del percorso, che sia di qualche mese o più lungo.
 
Situazioni delicate saranno definite in maniera specifica, in un esercizio di fiducia e particolari equilibri propri del contesto terapeutico.

 


Pollicino: Trovare la giusta pausa per riprendere le fila del rapporto con noi stessi

L’Orco: La paura di perdere qualcosa se ci fermiamo (e ci allontaniamo dai social)

L’arma segreta: La giusta misura di novità e noia

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

1 Commento
  • Graziano

    In genere sono il primo sostenitore contro il disfattismo tecnologico, ma devo dire che in questo caso non posso che concordare sulla ricerca di un giusto mezzo (anche perchè disfattismo tecnologico gratuito in questo articolo non ce n’è).
    Quando vado in vacanza l’inserimento della modalità non disturbare è categorica: solo quando ho tempo IO allora uso il telefono per contattare qualche amico con il quale mi diverte parlare.
    Essere sempre disponibili in ogni momento ci confronta con l’obbligo a rispondere ai messaggi che riceviamo (soprattutto con gli strumenti di distruzione di massa come le spunte blu di whatsapp), così non siamo mai davvero in vacanza. Allora il cellulare spento o sotto il nostro controllo è un must per godersi appieno il periodo di relax.
    E per finire, un no enorme all’uso dei social per “far schiattare di invidia gli altri”. Se stiamo cercando di suscitare le invidie degli altri è perchè i primi a percepire un disagio (relazionale o personale) siamo noi, e questo genere di comportamenti ci dà una soddisfazione temporanea ma che in realtà accentua notevolmente il nostro disagio sul lungo termine. Molto meglio dedicarsi a sè stessi per una volta.

    17 luglio 2018 at 18:33 Rispondi

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