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Un amore di plastica. Psicologia delle relazioni con Sex Dolls - Pollicino era un grande
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Un amore di plastica. Psicologia delle relazioni con Sex Dolls

Tu mi fai girare,

Tu mi fai girar,

come fossi una bambola…

Patty Pravo

 

Diciamocelo…non è che poi sia questa grande novità !

 
Le bambole per fare sesso, sex dolls,  esistono dal secolo XVII e già nel 1908 si poteva comprarne a Parigi. Certamente sono molto cambiate nel tempo, anche da quando, nel 1968, apparivano le prime protagoniste di riviste pornografiche.

 
Oggi le sex dolls sono verosimili, curate nei particolari, personalizzabili. Sono uomini, sono donne e possono farti felice. O almeno provarci, per un po’. Che male c’è? Vale davvero la pena gridare allo scandalo?

 

Se parliamo di bambole di silicone, parliamo di persone con problemi?

 
No. O meglio, non necessariamente. In ogni caso, già nel 2007 si parlava di relazioni affettive che andavano oltre il sesso, con le bambole di plastica, silicone o qualunque sia il materiale utilizzato. Pensiamo al giovane Lars interpretato dal poi pluri-premiato Ryan Gosling che ci regalò la sua interpretazione in – Lars e una fidanzata tutta sua – dove tutta una comunità entrava il relazione con la sua fidanzata-bambola Bianca. Chiaramente la sua situazione era particolare, ma ci racconta che non è nato oggi il desiderio o la possibilità di fare sesso con una donna o uomo di plastica.

 
Non si tratta ancora di fare sesso con i robots, come scriveva uno dei massimi esperti dell’intelligenza artificiale, David Levy. Nel suo libro, appunto “Love and Sex with Robots. The Evolution of Human-Robots Relationships” si affronta il tema di come l’attaccamento che si prova quando ci innamoriamo, potrebbe essere trasferito, in futuro (!?) nei rapporti con i robot. In una continua trasformazione dell’idea di sesso e sessualità.

 

Si fantastica già sull’amore e il sesso con essere non animati o, quanto meno, senza un’anima come la immaginiamo noi.

 
Come capita nella serie Westworld  (2016 – ideata da Jonathan Nolan, Lisa Joy) o di alcuni episodi di Black Mirror. Per non parlare delle numerose serie, o film, dove i robot, ormai capaci di avere una coscienza, diventano consapevoli e quasi sempre si ribellano all’uomo o vi entrano in guerra. Ma quello è il caso di creazioni robotiche che si muovono, partecipano, emettono suono e parole, o anche solo gemiti se è i caso. Mentre noi siamo ancora un poco lontani, le sex-dolls di cui si parla in questo articolo sono in silicone, non stanno in piedi da sole, e hanno bisogno di qualcuno che le pettini, le sistemi, le metta o li metta nella posizione che si preferisce, eccetera.

 

Dicevamo che la bambola gonfiabile esisteva da tempo, ma come sappiamo tutto migliora e cambia e oggi la sua ultima versione è piuttosto ben fatta e raccoglie molte somiglianze dei corpo femminili o maschili.

 
Anni fa mi ero imbattuta nella storia delle donne di Everard, fotografato  da Annalisa Falcone . Un uomo che, non avendo mai avuto successo con le donne in carne e ossa e riconoscendosi manchevole di capacità relazionali,  ha deciso di circondarsi di donne artificiali, con personalità e aspetti diversi.

 
Facciamo un passo più al nostro paese. E troviamo Torino. Nella città della mole, dove lavoro e vivo da un po’, nasce e pare sia in ottima salute, il primo bordello a ore con bambole di silicone e qualche uomo. E’ la prima sede italiana della Lumidolls ,  casa produttrice esperta in bambole erotiche e già presente a Barcellona e Mosca.

 

Siamo destinati ad amori di plastica?

 
Sono molte le persone che si accompagnano con delle bambole in silicone per dare libero sfogo alle fantasie. Le richieste in questo tipo di esercizi sono numerose. Sembrerebbe che l’opzione bambola sia utile in situazioni dove si voglia osare quanto magari non riesce in coppia, magari per incapacità di proporre alternative nei rapporti o perchè una delle parti si nega a rapporti diversi da quello che ritengono solito.

 

Quello del silicone, non è comunque un mondo di uomini, alle donne i Sex doll piacciono.

 
Leggendo nei commenti sotto ad un video You Tube, della serie Slutever,  con protagonista l’esperta di sesso per VICE Karley Sciortino, alcuni mi colpiscono particolarmente, per esempio, una donna scrive:

Onestamente se fosse più conveniente per me ne prenderei certamente uno, totalmente. Non mi interessa uscire con gli uomini perché è troppo faticoso, preferirei concentrarmi su altre cose […] È lì, si prende cura di quello di cui ho bisogno e poi lo metti via quando hai finito...

Sembrerebbe che il ruolo delle sex dolls potrebbe essere semplicemente quello di appagare un bisogno, senza le complicazione di una relazione affettiva, un buon utensile, morbido e profumato.

 
Wired ha cercato di capire cosa e come la pensano gli italiani, uomini e donne. Sembrerebbe che per lo più la sex doll sia vista come un sex toy, anche se il 14% (in campione di 1000 persone) ritiene che si promuova così l’idea di un partner come oggetto. Le sex dolls, che piacciono di più ai giovani e meno agli over 55, non vengono viste come qualcosa di terribile da cui scappare, ma tutto sommato, non sembrano attirare più tanto l’attenzione.

 

In fondo, è un modo comodo per dare voce alla propria sessualità. Non ci sono controindicazioni e se rappresenta una modalità che fa stare bene, non possiamo vederci nulla di disturbato. Non più dell’utilizzo di altri giochi e strumenti nati per rendere più soddisfacente il rapporto sessuale.

 

Il silicone aiuterà la sessualità ad essere vissuta con più serenità?

 
Sempre leggendo nei commenti, in questo caso ad un articolo sull’apertura della casa torinese, un utente uomo commenta che è necessario l’uso di sex doll perché le donne italiane, non vogliono farlo e le bambole risolvono il “problema”.

 

Si tratta quindi di un modo di risolvere la mancanza di una/un partner sempre disponibile o stiamo parlando di relazione?

 
Sembrerebbe che la prima opzione sia la preferita. Se vogliamo metterla in termini relazionali, certamente, la bambola evita tutti i dolci e umani effetti collaterali di un rapporto sessuale con una persona con cui si è dentro una relazione affettiva. La sex doll evita che si abbia a che fare con la responsabilità alla relazione, alleggerisce la paura di star male tipica di un coinvolgimento umano in una coppia. Anche se le bambole sono sempre più belle e rappresentano bene la figura umana – possono essere per altro personalizzate – “uscire” con una bambola non implica l’impegno di una relazione reale. Sebbene, specie per chi la compra online e se la fa spedire a casa, potrebbe, alla lunga, affacciarsi l’effetto Lars. Ma non vi è dubbio che questo possibile effetto coinvolgimento non è scontato si ravvisi in ogni utilizzatore ma solo nelle persone che manifestano specifici aspetti di personalità. Persone fragili possono sviluppare con la sex doll un rapporto di dipendenza, di ossessione, standoci male.  Si uscirebbe, quindi, dal semplice, piacevole ed egosintonico utilizzo ai fini del piacere e potremmo parlare, in quel caso, di situazioni da affrontare diversamente, maggiormente vicine a quadri patologici.

 

Dobbiamo credere che chi ha rapporti con una sex doll la preferirà ad una persona in carne e ossa?

 

No. Di certo non è la regola. A riprova di questo, David Knox, Stacy Huff, dell’Università dell’ East Carolina , e I. Joyce Chang dell’Università del Missouri, hanno scritto insieme per il Journal of Positive Sexuality, 2017 3(2) 32 un articolo interessante per affrontare il tema, valutando chiaramente la cultura americana. L’articolo in cui raccontano lo studio, “Sex Dolls – Creepy or Healthy?: Attitudes of Undergraduates” nasce proprio con il desiderio di capire come entrava nel contesto sociale l’uso della bambola, come veniva accettato e come pesano su questa accettazione variabili diverse come il genere o la religione e lo hanno fatto con una raccolta di dati. Cosa hanno scoperto? Che tutto sommato, la
maggior parte degli intervistati non capiva come fosse possibile preferire una bambola ad una persona umana. Quello che rende più facile stigmatizzare il rapporto è la mancanza di calore e intimità che si può creare in queste “relazioni” e il loro non essere “reali”.

 

Le Sex dolls sembrerebbero ancora lontane dall’essere accettate come una valida alternativa alla relazione. Ma sembrerebbero più positivamente pensate come aiuto per migliorare il piacere sessuale.

 

Un po’ come una versione più complessa del vibratore, una possibilità di avere un aiuto per la masturbazione in ottica di sana sessualitàCerto con una sex doll è possibile proporre e fare quello che non sempre si riesce a proporre e fare con un/a partner.

 
L’uso della bambola potrebbe avere un ruolo rassicurante per chi non si sente in grado di avvicinare una persona, non per restarci impigliato, alimentando un vero e proprio amore di plastica, ma per provare e conoscersi in vista di un tuffo nelle relazioni con carne e ossa.

Potrebbe servire poi, in alcuni casi, ad allenarsi a capire cosa piace e a superare quella barriera che rende ancora oggi il sesso un tabù per cui neppure in coppia è sempre permesso parlare di come “farlo”.

 

Non c’è giudizio in una stanza pagata ad ore. Mentre il giudizio pesa fuori da quella stanza. 

 
Ancora oggi non è facile per una donna, ma anche per molti uomini, avvicinarsi curiosi alla propria idea di desiderio e piacere. Il gioco rende più libera l’espressione individuale della sessualità. In questo contesto, un corpo in silicone, di uomo o donna che sia, può entrare nel gioco della coppia reale? Perchè no. Certamente è un tantino più ingombrante dei soliti giocattoli, che senza fattezze umane e con un uso molto specifico, possono più facilmente entrare nell’intimità della coppia senza scatenare nessuna gelosia. Mentre, per quanto potrebbe suonare bizzarro essere gelos* di un/a sex-doll, in coppia l’eventualità potrebbe sempre esserci.

 
Ma stiamo parlando di un sano gioco. Quello che fa star bene e aumenta la consapevolezza di noi stessi e della nostra relazione. Altra storia se la sex doll diventa un modo per allontanare le  persone dal mondo delle relazioni, rendendo più difficile entrare in relazione con l’altro. Ma parliamo in questi casi, di una sfera intima-affettiva che potrebbe essere compromessa.

 

I sex toys offrono una opportunità, quella di conoscersi e di liberarsi di qualche limite mentale, inibizione culturale, imparando a godere del proprio corpo.

 
Quindi stiamo tranquilli! Il destino è ancora nelle nostre mani. Dobbiamo solo capire che senso dargli.

La possibilità di rendere più sana e positiva la sessualità va colta, ma non possiamo credere che sia possibile senza costruire una nuova gamma di significati per tutte le sfumature che le nuove possibilità messe in campo dalla tecnologia ci offre.

 

 

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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