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E il Corpo entrò in Terapia... non solo parole - Pollicino era un grande
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E il Corpo entrò in Terapia… non solo parole

Il tuo corpo è un campo di battaglia.

Barbara Kruger
 
Non ce ne accorgiamo ma ogni singola parola, emozione, sensazione che viviamo il nostro corpo la vive con noi. Meglio. Ogni singola parola, emozione, sensazione che cerchiamo di non vivere, il nostro corpo ne prende nota. E sono note profonde, scritte sotto pelle, che segnano i muscoli, che contraggono le spalle, che ci rendono persino più bassi, in alcune situazioni.
 

Il corpo conosce tutto, spesso inascoltato, è la registrazione di tutte le giornate della nostra vita.

 

Le belle giornate, i bei ricordi li sentiamo nel nostro senso di esserci, nel nostro centro, nei piedi felici di essere qui, presenti, radicati mentre, i brutti ricordi, li ritroviamo nelle spalle curve, nella postura rannicchiata, nascosti nel nostro sguardo quando sfugge gli altri sguardi, quando non si permette di guardare che i nostri piedi. Ce lo dice il respiro, se questo è un buon momento. Ce lo raccontano le nostre mani e i nostri piedi se, proprio in questo momento, siamo calmi e rilassati.
 

Se ora vi fermate e lo ascoltate, il vostro corpo vi racconterà se siete qui, in ascolto, concentrati nella lettura o se la testa è ancora lì, a quel gesto sgarbato sul bus, a quelle parole dure di una collega, a quella notizia terribile letta sul giornale.

 
La psicologia ha troppo spesso lasciato fuori dalla sua stanza il corpo, una risorsa immensa lasciata inascoltata. Abbiamo costruito mondi di parole, bellissime, utili, capaci di spiegare l’universo della persona che lo raccontava, ma il rischio è che restino parole. C’è una altra storia davanti a noi, ogni volta che entriamo in relazione con un essere umano. E’ la storia del suo corpo, che trova posto in ogni singolo gesto, nella postura, nel suo sguardo, nella voce.

 

La porta dello studio della psicologa si apre ed entra una persona. Racconta la sua storia e noi la accogliamo come meglio possiamo ma, insieme alla sua storia accogliamo, il suo corpo. Osserviamo, interveniamo, insegniamo a riprendersi il proprio corpo a partire dalla possibilità di vederlo, di sentirlo, di lasciare che comunichi la conoscenza che ha costruito del mondo, i significati che ha dato ai suoni, alle parole, ai gesti. Una terapia corporea che diventa esercizio di consapevolezza. Come respiri? Come ti nascondi nel tuo corpo quando hai paura?
 

Il corpo è nato per connettersi in armonia con il mondo intorno a lui, danzare in equilibrio sulle sue emozioni, integrarsi attraverso discipline diverse con l’universo.

 
Yoga, danza, movimento sono tutte forme di relazioni possibili tra il corpo e quanto intorno al corpo si trova. Nei decenni passati si è studiato come il movimento influisca sul nostro benessere. Oggi anche i professionisti, psicologhe e psicologi, si possono formare per sostenere le persone, verso il benessere, integrando alla loro conoscenza dell’uso delle parole il potere del corpo.
 
Quando il nostro corpo vive esperienze traumatiche, lavorando con le emozioni rimaste non elaborate dentro di noi, presenti con il loro carico di dolore, impariamo ad ascoltare cosa significano per noi certi piccoli movimenti. Una curva delle spalle, un segno profondo sul viso sono tutti elementi che possiamo imparare a leggere. Sono loro che possono indicarci la via per elaborare ricordi e convinzioni negative nate dalle esperienze fatte che ci avvelenano le giornate, che ci condizionano mentre siamo con qualcuno, in coppia, da soli, nelle relazioni importanti.
 
Accogliere il corpo è lavorare sul trauma. Ci permette di raccontare la storia della persona, fin da quando era piccola, fin dal suo primo attaccamento. Man mano che le ferite vengono affrontate e curate, si supera il trauma che il corpo e la mente custodiscono. Quel trauma che, pur volendo, non sempre si riesce da soli a mandare via,lasciandolo nel passato a cui appartiene. Certi eventi della vita è meglio affrontarli insieme. Trovare la possibilità di farsi ascoltare in uno spazio protetto e non vissuto come pericoloso.
 

La magia di una terapia è dare ascolto e riconoscere il potere della guarigione alle persone, perchè possano prendersi cura di se stesse.

 
La Psicoterapia Sensomotoria (Sensorimotor Psychoterapy) apre la porta e invita il corpo ad entrare. E questo lo fa portando con se tutto il suo sapere, la sua memoria visibile e invisibile, presente in ogni nostro singolo passo. Dalla quotidianità ai momenti più traumatici della nostra vita, il corpo ci accompagna a riprendere possesso della nostra storia, a elaborare gli eventi dolorosi che si sono susseguiti durante il nostro tempo, ci indica la via per stare meglio.
 

Certamente non è possibile raccontare il potere del corpo senza fare riferimento al lavoro fatto in questi anni, possiamo definire gli anni 80 come gli anni in cui il corpo è entrato in terapia con più sollecitudine. Dall’esperienza di Pat Odgen, Janina Fischer ma anche Bessel van der Kolk, Daniel J. Siegel, Onno van der Har (e sono solo alcuni dei nomi che posso citare), è possibile trarre molteplici insegnamenti. Racchiusi nei loro testi e nella formazione che la psicoterapia sensomotoria offre in tutto il mondo, ci sono le risposte a molte domande dei professionisti. Studiosi e appassionati della psicotraumatologia hanno trasformato, nel loro lavoro, il supporto necessario per lavorare in maniera integrata sul corpo.

 
Lavorando con le persone che hanno bisogno di essere accompagnate nell’elaborazione di un trauma, quando si decide di utilizzare uno strumento come  l’EMDR  per esempio, non possiamo che notare come il corpo diventi protagonista, man mano che si accolgono le emozioni che lo segnano. Imparando a seguire le sensazioni, la persona migliora le sue risorse, crea il suo potere e, con il suo tempo, impara a sentirsi competente, migliora la sua autostima, diventa amica del suo corpo.
 

Prima di tutto, dobbiamo imparare ad osservarci.

 
Per scoprire gli aspetti somatici che ci accompagnano, per stabilire o rendere più forte il rapporto mente-corpo, perché  diventino maggiormente connessi, unici nel loro legame, dobbiamo educare al corpo.
 
Quella che viene definita “la saggezza del corpo” (Pat Odgen, 2015, Sensorimotor Psychotherapy) va imparata, troppo spesso nascosta, seppure in pieno giorno. Lavorando in terapia, oltre a ricostruire la propria storia, dando significati nuovi e più adatti, si impara ad ascoltare il corpo, si accompagna la persona a riprendere la connessione con le sue percezioni, con le sue emozioni per come sono legate strette ai gesti, alle tensioni muscolari, al tremore di un piede in perpetua fuga.
 

Riprendersi il proprio corpo è il punto di partenza di un viaggio affascinante verso se stessi. Spesso il più difficile, di certo pieno di soddisfazioni.

 


Pollicino: I nostri corpi, aggrediti e spesso dimenticati

L’Orco: La paura, e la mancanza di abitudine al corpo, che ci allontana dall’ascoltarci

L’arma segreta: Costruire, accompagnati da una/un terapeuta la propria conoscenza della saggezza del proprio corpo

 

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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