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Cinzia - L'amore è trans e il fumetto fa cultura. - Pollicino era un grande
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Cinzia – L’amore è trans e il fumetto fa cultura.

Prima di morire, mia nonna mi disse:

“Paul non è un brutto nome, solo che non è il tuo.

Se vuoi, puoi usare il mio. Tanto, ormai, non mi serve più”

Nonna Cinzia a Cinzia

 

Nessuno mette più il fumetto in un angolo! Finalmente, scrivere, disegnare, creare storie sta cominciando ad avere il valore che merita. Si fa più attenzione a quello che viene realizzato. E la magia accade. Ci sono libri bellissimi che vale la pena comprare, regalare, amare.
 

Un libro a fumetti, riesce a smuovere opinioni, idee, energie. Cambiare le cose? Forse non proprio ma non siamo così lontani.

 
Per esempio, se parlo di Cinzia, ultima opera di Leo Ortolani (che non è solo il papà di Rat-Man) per Bao Publishing (2018).  Leggetelo e vi troverete tra le mani uno dei libri più commoventi degli ultimi tempi sul tema transessualità. Il libro parla della storia di una donna, Cinzia appunto, che si guadagna il nostro affetto accompagnando il lettore a conoscere la sua forza, il suo essere transessuale. Leo Ortolani ha fatto nascere Cinzia anni fa. Amava, non corrisposta, il protagonista della saga di Rat-Man. Ma la sua energia è uscita fuori dalla storia del topo che flette i suoi muscoli ed è diventata una storia a sé. Pagina dopo pagina, la accompagniamo tra le strade della città consapevole del suo essere speciale, nella sua fierezza patinata, ai suoi ricordi teneri per la nonna, di cui prende il nome, fino al suo dolore per un amore non corrisposto.
 
Cinzia è una donna nata Paul. Una transessuale, MtoF (male to female). Cosa significa?
 

Transessuale è la persona che si trova a vivere una disforia di genere. Cioè, non si riconosce in quello che è il suo sesso biologico.  Esempio: è biologicamente uomo, con tanto di attributi sessuali, ma si percepisce, sente di essere donna -come la nostra Cinzia- (MtoF) o, al contrario,nasce donna ma sa di essere un uomo (FtoM). La persona transessuale, non riconoscendosi nel sesso biologico,che non ha potuto scegliere nascendo, cerca di fare il possibile, e anche di più, per vedere la propria immagine per quello che sente reale. Il corpo per come è non viene accettato. Si ricercano quelle caratteristiche proprie del sesso in sui ci si riconosce. Per questo le persone transessuali iniziano, appena possibile, anche da giovanissime, la transizione, un percorso fatto di molti passaggi per diventare ciò che si sente di essere. Si tratta di cambiamenti fisici che permettono di far combaciare il sentire emotivo-psichico con quello che è il corpo, la fisicità.

 
La storia di Cinzia ci aiuta a comprendere cosa si prova, come si vive quando si finisce nel corpo sbagliato. E lo fa con ironia, giochi di parole, emozioni taglienti come lame e tanta musica. Perchè questa è una storia che inneggia alla vita, in tutte le sue sfumature. Cinzia è una donna consapevole della complessità della sua situazione, sa di avere ancora delle caratteristiche maschili, è comica talvolta tragicamente, proprio come la migliore comicità. Nella normalità delle giornate di Cinzia, la fatica è trovare lavoro, essere prese sul serio, innamorarsi. E mentre lei vive queste fatiche, noi siamo con lei. Fino a partecipare al suo orgoglio, orgoglio di essere come è, senza bisogno di altri riconoscimenti se non di quello che arriva da dentro di lei. Il più faticoso da trovare per molte persone.
 
Commuovere, etimologicamente, significa mettere in movimento. La storia di Cinzia permette di agitare i pensieri, ci porta a partecipare alle sue emozioni, al suo dolore, alla sua determinazione nel vivere la sua vita, non di altri, non come altri la vogliono.
 
In questo libro si impara molto su quello che potrebbe essere la vita di una persona transessuale. Si sente l’ipocrisia, il pregiudizio, lo stereotipo che riempie la quotidianità della vita di Cinzia, ma anche di Tamara, la sua fantastica amica e di molti altri. Si gioca anche sugli stereotipi che le stesse persone transessuali scelgono per sé.
 

Si sente la paura di uscire in un mondo che non sempre accoglie, più spesso giudica, quasi sempre ferisce.

 
Come il gruppo di cui Tamara e Cinzia fanno parte, LGBTQISW (le ultime sono per gli amici Star War) che si fanno forza insieme, ma hanno paura,in fondo, di affrontare il mondo. La comicità, talvolta caustica, a cui ci ha abituati Ortolani, in Cinzia colpisce ancora di più. Non è sempre sobria, ma di certo è attuale. Prendendo di mira un certo modo perbene, quasi fosse accettabile, di essere transfobici che si vede molto spesso. Il libro ci spiega l’idiozia dell’omotransfobia e non solo.
 
Per Ortolani, la fine della discriminazione è la possibilità di stare insieme, tutt*, la ricerca di come superare ogni recinto, creando quel momento in cui “questi recinti vengono giù.” (Repubblica-3 nov.2018). 

 

Cinzia è anche denuncia. Quella alla pratica delle terapie riparative e alla loro violenza, per esempio.

 
L’attacco a questa pratica non scientifica, condannata dall’ APA (American Psychiatric Association) dagli anni ’90 è in Cinzia  palese, brutale quanto corretto. In alcune pagine, estremamente attuali, Ortolani rappresenta quella parte di società, sempre troppo cospicua, che ritiene che l’omosessualità, come l’essere trans o bisessuale, sia una scelta, qualcosa che si può cambiare o peggio “riparare”.
 
Ecco che ci racconta di chi è per la famiglia “naturale” e nega ogni altra forma di relazione o amore. Le stesse persone, sono convinte di poter curare i gay, come accade nel fumetto ad Ettore, guarito dalla sua omosessualità e suicida davanti al giornalista incredulo. Ricordiamoci che l’omosessualità non è una malattia mentale (American Psychiatric Association, 1973) e non vi è nulla da riparare se non chi soffre di omobitransfobia.

 

Denuncia di Ortolani alle terapie riparative con la storia di Ettore

 

Da psicologa e da persona non posso che ringraziare Ortolani per questo libro, ironicamente tragico, divertente quanto acuto, che porta a riflettere su temi necessari con un sorriso e qualche lacrimuccia.

 
Mi sento di citare un libro francese, sempre del tipo graphic novel, che ho amato molto e parla, questa volta in maniera non ironica, della vita di un ragazzo nato biologicamente donna (FtoM). Parlo di Appelez-moi Nathan (Payot-2018) di Catherine Castro e Quentin Zuttion.  Anche questo è un libro che ha saputo commuovermi. La storia, questo volta, è quella della scoperta e del percorso di Nathan per diventare se stesso, affrontando famiglia, fratello e mondo intorno a lui. Un libro che fa capire quanto sia importante sostenere le ragazze e i ragazzi che vogliono diventare ciò che sono prima possibile. E’ necessario riflettere e dare il migliore aiuto possibile perchè possano realizzare la loro transizione.
 
Tornando a Cinzia e all’arte di condividere emozioni e conoscenza con una storia disegnata. Come scrivevo all’inizio. Nessuno mette più il fumetto in un angolo! Finalmente, scrivere, disegnare, creare storie sta cominciando ad avere il valore che merita. Nel vuoto delle politiche sociali, nell’orrore di certi eventi di cronaca che riportano il nostro paese indietro e mettono in difficoltà una cultura già così fragile, sembrerebbe che i fumettisti possano portare con la loro arte e la loro sensibile bellezza, talvolta irriverente, un po’ di speranza. Possiamo ancora salvarci e salvare moltissime persone, sostenendole perchè possano vivere serenamente la loro vita.
 

Quindi, dico a te, se pensi che sono solo disegni, stai sbagliando di grosso. Oggi, la graphic novel fa cultura. Stacce!

 


Pollicino:  La possibilità di vivere la propria vita

L’Orco: La mancanza di una cultura che accolga

L’arma segreta: Fumettisti, romanzieri, registi che raccontini la vita com’è

 

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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