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Jo Jo Rabbit (2019) - Pollicino era un grande
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Jo Jo Rabbit (2019)

ascia che tutto ti accada, bellezza e terrore.

Continua ad andare avanti.

Nessuna sensazione è definitiva.

Rainer Maria Rilke

Hanno fatto quello che potevano.

Rosy (Scarlett Johansson)

 

Ho visto Jo Jo Rabbit il 27 gennaio del 2020. Il giorno della memoria.
Ho amato questo film. I suoi pregi necessari e i suoi difetti perdonabili. Le bellissime interpretazioni e lo spirito che, se si fa attenzione, si sente scorrere per tutta la storia. E’ la satira, di quelle migliori, quelle che fanno piangere. Il film è del regista, nonché sceneggiatore, neozelandese Taika Waititi e dentro ci troviamo un po’ di tutto. Dalla storia, alla filosofia, all’amore, alla paura, alla sfida di diventare adulti.

 

Il film nasce dalla lettura del romanzo di Christine Leunens, Il Cielo in Gabbia(ed. SEM) e mette insieme una serie di generi diversi, portandoci dal riso alle lacrime. Continuamente.

 

La storia è quella di un ragazzino di dieci anni Jo Jp (l’attore Roman Griffin Davis) in pieno delirio fanatico politico. Il suo amico immaginario (lo stesso Taika Waititi) , è un Hitler in salsa fanciullesca che lo accompagna e lo sostiene sempre, caricando il suo pensiero nazista. E’ il modello, l’amico che lo farà diventare qualcuno, lui gracile e piccoletto e capiamolo, non vede da molto il babbo, e ha perso una sorella, quindi, nonostante una straordinaria madre, soffre l’essere l’uomo di casa.
La madre è una fantastica Scarlett  Johansson  divertente e intensa, perfettamente in sintonia con lo spirito del film così come il personaggio di Sam Rockwell, il capitano Klenzendorf , che ci accompagna a capire chi finisce con il rappresentare il male perché sembra la sola strada ma è in grado di prendere le distanze quando è il momento, cavalcando la propria sgargiante umanità.

 

Si ride e poi si ride sempre meno, minuto dopo minuto.

 

Se la storia inizia comica con il botto, in tutti i sensi, segue cambiando registro. Cosa sia il fanatismo politico, quello nazista della, lo sentiamo nelle ossa. Riconosciamo la carica che condividono i piccoli del Reich, montati a dovere a botte di slogan e stereotipi, facendogli credere di avere il potere e la supremazia su altre persone, in una chiave talmente eccessiva da non lasciare dubbi che ci sia qualcosa di strano. Basta un poco di attenzione, l’illusione di valere molto, un coltellino e qualcosa da gridare al alta voce per ammaliare ragazzi e ragazze. La facilità di diventare crudeli è disegnata come banalmente facile e, in fondo, è proprio così.

 

La seduzione del male è una ricetta semplice, per questo ancor più terribile e pericolosa.

 

Jo Jo vuole diventare il migliore di tutti i nazisti ma non ne conosce realmente li significato, cerca solo il suo posto del mondo e qualcuno in grado di farlo sentire adatto alla vita, in questo il suo migliore – tenero e attento – amico non basta.

 

Storicamente stiamo vivendo gli ultimi momenti del Terzo Reich che si concludono con la vittoria degli alleati, ma prima che ci sia la fine della guerra una battaglia tutta interiore sconvolgerà Jo Jo. Scoprirà la complessità della vita e l’orrore in cui è stato immerso, senza avvedersene, per tanto tempo.

 

Scopre un po’ per volta che la madre non crede nella sua causa, che proteggono una giovane ebrea, Elsa e che lei è diversa da come le hanno insegnato a scuola. Lentamente impara il piacere della sua compagnia e la sua schietta lucidità. Sarà Elsa a dirgli Tu non sei nazista, ma sei solo un bambino di dieci anni che ha bisogno di sentirsi parte di un club

 

 

Quanta ignoranza alimenta la fede cieca in un idolo?

 

L’inizio del film, che mette in parallelo il fanatismo folle per i Beatles, che come la canzone finale cantano in tedesco, con quello, diversamente folle, per Der Führer . Le immagini che si inseguono, gli urletti, l’eccitazione, sono quanto di più eloquente possibile. Il fanatismo non conosce logica e misura.

 

L’illusione dell’onnipotenza diventa la scoperta del potere di scegliere

 

Man mano che il film va avanti, ogni fotogramma aggiunge sulla scena un elemento che mette una sfumatura critica, mai del tutto apertamente, ma costringendo comunque lo spettatore a riflettere. Jo Jo vede inclinarsi le sue convinzioni sulla supremazia ariana giorno dopo giorno, e, allo stesso tempo, scopre le sue emozioni da ragazzino di dieci anni. Impara quanto la vita sia complessa e, come gli insegna la mamma, tutti fanno quello che possono.

 

La satira fa strada all’orrore della Germania del ’45. Ed è la ferocia della satira a rendere il tutto più violentemente folle, proprio come è stato.

 

Facendo riferimento a storie potenti, come quella di Anna Frank, certamente, ma non solo, la storia diventa un palcoscenico dove si mettono in scena i valori dell’umanità, della vita e della morte.

 

Sicuramente un film che può diventare un cult, anche se definito da qualcuno troppo sbarazzino. Perché è proprio l’uso dei colori accesi, il grottesco di alcuni personaggi e l’eccesso che usa parlando con leggerezza della ferocia nazista che rende il film tremendamente umano e quindi spaventoso.

 

Se il suo black humor ci strappa sorrisi e qualche risata, è la sua tenerezza a spogliarci dei nostri preconcetti e a restituirci la nostra nuda umanità.

 

Jo Jo scopre che il mondo è terribile, il nazismo uccide, gli ebrei sono persone come lui, tanto più che si innamora della sua Elsa, e quello in cui credi è pericoloso, se non lo passi al vaglio di un pensiero critico. E quando l’orrore esplode in tutta la sua rabbia e il suo amico immaginario lo tradisce, uccidendosi e scaraventando la sua infanzia fuori dalla finestra, il nostro ragazzino di dieci anni sceglie di diventare grande.

 

La vita continua a va onorata sempre.  

 

Finita la guerra, si dovrà scegliere da dove ricominciare. Cosa credere. Cosa scegliere. E l’ultima scena del film, accoglie la tenera possibilità di farcela con una delicatezza che commuove e spinge a credere sia possibile, nel caos di un gelido inverno, sentire ancora il calore di un raggio di sole sulla pelle.

 


 

Pollicino:  Siamo tutti Jo Jo
L’Orco: Il fanatismo è più semplice di quello che sembra
L’arma segreta: Pensare criticamente a quello che si vuole accettiamo acriticamente

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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