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Aridatece la Fantasia - nOn facciaMOCi RubaRe TuttA la maGia dell'InVenZIOne. - Pollicino era un grande
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Aridatece la Fantasia – nOn facciaMOCi RubaRe TuttA la maGia dell’InVenZIOne.

Sopra un foglio di carta lo vedi il sole è giallo
Ma se piove due segni di biro ti danno un
OmbrelloGli alberi non sono altro che fiaschi di vino
Girati
Se ci metti due tipi là sotto saranno ubriachi
L’erba è sempre verde e se vedi un punto
Lontano
Non si scappa o è il buon dio o è un gabbiano e va

Acquarello – Toquinho

Prendi il meglio che esiste e miglioralo. Se non esiste, crealo.

Henry Royce 

Se vi dico facciamo finta che….ci riuscite ancora?

 

Ve lo ricordate il Piccolo Principe e la storia del cappello? Quello che i grandi vedevano un cappello e il bambino no, lui, grazie alla sua fantasia, aveva disegnato un boa che digeriva un elefante? Ecco. Oggi quel bambino disegnerebbe un cappello. E basta. La realtà che stiamo costruendo, se da una parte esalta ricerca e innovazione, dall’altra ci limita in confini sempre più ben definiti, anche quelli della mente fantastica.

 

Stiamo rinunciando, pian piano, alla fantasia di base, personale e creativa, per una più normativa e omologata.

 

Permettersi di pensare l’insolito solo perché possibile. Inserire un elemento sconosciuto nel proprio modo di vedere la realtà. Cercare un colore diverso, una parola inventata, un gioco di parole. Il mondo si è migliorato grazie a questo, ma oggi sembra si percepisca sempre più come pericoloso il potere della fantasia, anche quella delle piccole cose.

 

La creatività nasce quando mettiamo sotto pressione il limite, il confine che conosciamo e ci mettiamo a giocare, con la fantasia, appunto. Nei bambini è la prima palestra alle difficoltà da grandi quella del “facciamo finta che…” e da grandi, imparare a fingere, fantasticando, diventa spesso una strategia positiva e vincente per trasformare la realtà in quello che potrebbe essere. dalla tensione tra spontaneità e limiti. I limiti possono essere utili quando permettono però una certa dose di libertà di andare oltre, di raggirarli, di costruirci intorno. Se sono catene e non argini, diventano un problema e soffocano la creatività. Per questo le fiabe più belle sono quelle che si leggono e i libri sono sempre più belli dei film. Se non in rarissime occasioni. Siamo noi a decidere, esercitando la nostra creatività anche solo nel “vedere” con gli occhi della nostra fantasia, quello che leggiamo.

 

Oggi sembra che gli argini siano sempre più chiaramente limiti da non valicare. Il gioco di immedesimazione sembra affievolirsi, nell’accettazione di tutti. Quel fuoco creativo che illumina è stato inscatolato e mezzo sotto vuoto. I social pullulano di aforismi precotti e regole da rispettare, il gioco libero finisce con l’essere soppiantato da giochi in scatola trasbordanti di regole .

 

Le leggi del mercato standardizzano la realtà

 

Certamente, la fantasia vende meno. Perché basta poco e abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno. Nella crescita, la capacità di creare dal nulla è l’elemento principe del gioco e dell’intrattenimento. Un avanzo di cartone, un pezzo di legno, una scatola di latta e un bambino può giocare ore e ore, creando mondi di una bellezza che resteremmo sorpresi, vivendo avventure favolose, varcando mari in assenza di acqua e solcando cieli restando coi piedi sul tappeto di casa. Eppure sono sempre di più i limiti che diamo ai bambini.

 

Per esempio. La numerosa proposta di libri personalizzati che scrivono storia con il nome del proprio bambino, dove madri e padri hanno il loro nome nella storia, dove tutto è come deve essere, capelli e occhiali compresi, non sono proprio un regalo stimolante. La bellezza delle favole è che ci insegnano a immaginare, a riconoscerci in un personaggio o nell’altro a diventare ora orco ora eroina ora cavallo ora gallina, giocando tutti i ruoli per poi tornare ad essere “solamente” noi.

 

L‘eccesso di personalizzazione svilisce il gioco della fantasia e ci illude di essere sempre protagonisti di tutto. Bambini senza fantasia, sempre al centro di tutto, coccolati fino a dimenticarsi di loro, rischiano di non saper più mettersi in un angolo, di temere di non vedere il loro nome in copertina – dalla storiella alle stories di Instagram è un attimo – con enorme perdita di potere e genuinità. E coltivando la paura della frustrazione e la difficoltà di immaginarsi altro. Non solo perdono il potere della fantasia ma si trovano, senza volerlo, ad essere il centro di un mondo che non è il loro ma da cui – senza allenamento- imparano ad avere paura di uscire. Sono i piccoli narcisi che non possono sbagliare, che rientrano nelle categorie giuste, che non hanno uno spazio che sia tutto loro e senza intromissioni, che non possono immaginare se non secondo precise indicazioni.

 

La fantasia è faticosa. Ci devi star dietro.

 

La frustrazione è un altro elemento a cui siamo sempre meno abituati. Tutto deve arrivare presto, quando non subito, siamo circondati di acronimi – chissà cosa ci faremo mai con quei 10 secondi guadagnati. E’ l’era dell’ASAP (As Soon As Possible, insomma, brigati! Fallo prima di subito) finisce con il limitare anche i gradi di libertà della nostra immaginazione. Perché creare ha bisogno di noia e la noia di tempo. Quindi stiamo barattando la fantasia con la velocità che, per forza di cose, non permette risposte originali ma risposte esatte – e abbiamo sempre qualcuno pronto a insegnarci cosa significa.

 

La fantasia è sovversiva in quanto crea alternative

 

Viviamo un secolo ansioso. Anche per questo abbiamo bisogno di velocità. Quello che è nuovo spaventa. Uomini e donne si trovano sempre di più ad affrontare un mostro spaventoso, a loro avviso, che non è altro che il rischio, il signore che tutto permette o distrugge ma senza cui non esiste creazione. Rischiare è manomettere consapevolmente la propria routine per provare qualcosa di nuovo e potenzialmente migliore. Eppure quel primo passo nell’ignoto terrorizza. L’abitudine alla certezza ci spegne e toglie energie e senza rischio, non esiste innamoramento, visione, sogno realizzabile. Ogni storia d’amore, ogni scelta, dal cambio di lavoro a fare figli, inizia con un salto nel buio. Senza questo momento di fiducia immotivata nella vita, non possiamo godere della meraviglia creativa di cui siamo capaci. Rinunciamo a plasmare il nostro destino. Mancando del coraggio di quel salto, limitiamo le nostre possibilità di riuscita e di soddisfazione.

 

La creatività, come la vita umana stessa, comincia nell’oscurità.

Julia Cameron 

 

 

La fantasia è la magia che ci permette di sopravvivere in un mondo divoratore di sogni

 

Allenare il potere fantastico di immaginare diventa una necessità da recuperare. Bambino e adulti dovrebbero poter godere del diritto al niente, al foglio bianco da inventarsi, della noia da abitare, del momento lento dove semplicemente stare. Riprendere in mano le vecchie fiabe e immaginarsi oggi l’orco domani Pollicino affrontando avventure inimmaginabili prima di crescere pronti a quelle reali, quelle giorno dopo giorno.

 

Pensare creativamente è coltivare il pensiero critico

 

Perché il pensare creativo, immaginare, usare la fantasia è il primo passo per coltivare un pensiero critico, capace di mettersi contro quanto è dato ma non accettabile. La fantasia è politica perché ci permette di immaginare alternative, ci sostiene nel pensare responsabilmente come vorremmo il mondo, sentire come sarebbe migliore. E, se possiamo immaginarlo, possiamo credere di farlo.

 

La creatività è senza dubbio la risorsa umana più importante. Senza creatività non ci sarebbe progresso e ripeteremmo sempre gli stessi schemi.

Edward De Bono

 


Pollicino:  La nostra capacità creativa
L’Orco: La difficoltà di crescere senza fantasia
L’arma segreta: Dare spazio alla noia, allentando i tempi e smettendo di personalizzare troppo tutto

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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