Privacy Policy Ora che non ci sei più - Pollicino era un grande
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Ora che non ci sei più - Pollicino era un grande
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Ora che non ci sei più

Quand’ero ragazzo era un fatto corale. Moriva un vicino di casa e tutti assistevano, aiutavano. La morte veniva mostrata. Si apriva la casa, il morto veniva esposto e ciascuno faceva così la sua conoscenza con la morte. Oggi è il contrario: la morte è un imbarazzo, viene nascosta. Nessuno sa più gestirla. Nessuno sa più cosa fare con un morto. L’esperienza della morte si fa sempre più rara e uno può arrivare alla propria senza mai aver visto quella di un altro.

Tiziano Terzani

 

Nessuno mi aveva mai detto che il dolore assomiglia tanto alla paura. Non che io abbia paura: la somiglianza è fisica. Gli stessi sobbalzi dello stomaco, la stessa irrequietezza, gli sbadigli. Inghiotto in continuazione.
Altre volte è come un’ubriacatura leggera, o come quando si batte la testa e ci si sente rintronati. Tra me e il mondo c’è una sorta di coltre invisibile. Fatico a capire il senso di quello che mi dicono gli altri. O forse, fatico a trovare la voglia di capire. È così poco interessante. Però voglio avere gente intorno. Ho il terrore dei momenti in cui la casa è vuota. Ma vorrei che parlassero fra loro e non a me.

C.S.Lewis – Diario di un dolore

 

Il lutto inizia con la morte di un corpo e continua con la paura di perderne il ricordo. Ci si spaventa di non tenere più a mente quella voce, quel suono che ha accompagnato la propria esistenza, da sempre o per un po’. Acuto o grave che fosse quel suono facciamo di tutto per tenerlo tenace nelle nostre orecchie, anche quando ci era sgradevole o, peggio, molesto. La voce piena di rimprovero di una madre, la presa in giro di un amico, le tiritere ascoltate mille volte di un nonno pronto a dirti come comportarsi. Non si vuole perdere niente. Si sente il dolore di uno strappo a immaginarsi senza quella voce nelle orecchie. Oggi ci sono i messaggi vocali, i video e questo ci permette di ricercare mille e mille volte in più la memoria di quella persona che non c’è più. 

 

Sappiamo che può succedere, poi sappiamo che sta per succedere, eppure non saremo pront*, mai pront* al momento in cui accade.

 

Credevano di avere tutte le risorse giuste, di poter contare su un sano equilibrio, eppure tutto salta, tutto si sconnette, l’anima trema, disorientata. Quello che era un lontano immaginare ora è reale, vicino, lo sentiamo addosso. E non è come lo pensavamo. Perché nessun lutto si lascia inquadrare davvero prima di fare la sua apparizione nella nostra vita. Dopo un lutto possiamo costruire un alto muro e sederci, abbracciando le nostre stesse ginocchia, al riparo da tutto. Occhi socchiusi, bocca serrata, respiro lento. Ma arriva sempre il POI. Quando gli occhi si riaprono e ci si rimette in piedi.

 

Anche nella morte si riesce a far sentire le persone inadeguate. Come se ci fosse un modo giusto e uno sbagliato di soffrire. Ma il dolore è dolore, in qualunque forma si presenti. 

 

Il lutto è un dolore che non è possibile raccontare a pieno se non lo si è vissuto sulla propria pelle. Anche in quel momento non sarà possibile che abbia la stessa intensità e le stesse parole del dolore di un’altra persona, perché la morte, quando la si incontra, trova sempre modi nuovi per farsi sentire. 

 

La morte di una persona cara è un momento che lascia sempre il tempo rotto, esisterà sempre un prima e un dopo. Ci mette di fronte alla nudità della vita e alla sua fragilità, ricordandoci anche la nostra temporaneità. 

 

Difficilmente potremo reagire con serenità, anche quando l’abbiamo pensata a lungo, come quando muore qualcuno dopo una lunga malattia. In quei casi, è facile sentirsi rapiti da vergogna per il sollievo che si prova. Ma è umano sentire una parte di noi sollevata dopo aver tanto lottato, dopo notti a vegliare la persona cara, dopo mesi, talvolta anni, in cui si è immaginato il giorno in cui non ci sarebbe stata più. E’ umano sentirsi sollevati in certe situazioni e non ci si deve vergognare se una parte di noi vuole tornare a qualcosa di simile ad una normalità. 

 

Ci nascondiamo e proteggiamo spesso dalla morte. Davanti al suo potere, si mettono in campo moltissimi e diversi meccanismi di difesa.

 

Per qualcuno è necessario difendersi con abbondanti dosi di  umorismo nero e sarcasmo, che riescono a esorcizzare la paura e il dolore. Pensiamo alle campagne pubblicitarie di Taffo – Funeral Services –  che sono riuscite a rendere la morte qualcosa di cui sorridere. 

 

Solitamente si resiste e si tirano fuori forze che non si immaginavano con la morte, le “faccende da sbrigare”, onoranze funebri, funerale, il vestito da scegliere, le azioni da fare sono stampelle che tengono su. E’ dopo il funerale che l’assenza inizia a diventare reale. Il malessere fa capolino in piccoli gesti quotidiani che cambiano significato per sempre. Si prova confusione perché un ospite non invitata ha trasformato per sempre gesti che erano di tutti i giorni. La morte riempie di nuove emozioni piccole azioni che, prima, facevano d’abitudine.

 

 

Il cinema ha spesso accompagnato le persone a reagire o comprendere la morte. In film teneri e forti come Sette minuti dopo mezzanotte  si racconta il dolore di un ragazzino che sta per perdere la mamma. Il suo lutto è talmente terribile che non si può dire.

Con la morte l’emozione che spesso si fa sentire di più è la rabbia. Una vera e propria ira che colpisce la persona defunta per averci abbandonato ma anche una rabbia feroce con il mondo e con se stessi. Riusciamo sempre a sentirci di aver sbagliato qualcosa, ma è solo il tentativo, spesso complesso, di dare un senso ad una perdita che fa male. 

 

Non esisteranno mai le parole giuste per affrontare una assenza dovuta ad un lutto. Per molti il dolore sembra senza fine. Diventa difficile parlarne, anzi, più il dolore è violento meno se ne parla. E meno le persone dicono quello che provano, più hanno bisogno di aiuto. 

 

Ma se gli altri – amici, parenti, professionisti – sono fondamentali, lungo il percorso per ritrovare il significato di tutto dopo un lutto, si cammina sempre soli. 

 

Seppure i temi sono ricorrenti, lungo la strada per stare meglio, non ci sono tempi giusti e non bisogna lasciarsi ossessionare dal doversi sentire per forza meglio e in poco tempo. Ognuno ha i suoi tempi. Ricorda che il/la tu* peggior nemic* durante il dolore sei tu, così come l’alleat* migliore.

 

Non diamo troppo credito alle fasi – come bella famosa catalogazione di Kübler Ross – che si devono passare, il lutto ha una sua strada e sceglie per noi. Accogliamo quello che accade, senza forzarci ma chiedendo aiuto se necessario. Creiamo, nel caso, dei nostri rituali per la persona defunta, per salutarla o onorarla o solo per sentirci vicin* ancora un po’. 

Ogni morte porta con sé una parte di noi. Una parte che entrava in risonanza in quel modo solo con quella persona. Una parte che perderemo insieme alla persona amata. E’ quello che è. Ma troveremo altre persone con cui si creerà qualcosa di bello, anche se sempre diverso. Diamoci il tempo.

 

Le persone che abbiamo perso ci accompagnano, diventano parte di noi. In questo modo diventa impossibile separarcene davvero, le terremo al caldo dentro di noi. Seppure inizialmente potrebbe sembrare una specie di maledizione, finirà per essere una dolce compagnia. Una sensazione che non peserà più sul cuore, ma che ci ricorderà di noi. 

 

Alla sua tomba come a tutte quelle su cui piansi, il mio dolore fu dedicato anche a quella parte di me stesso che vi era sepolta.

Italo Svevo

 

Sentire la mancanza di una persona cara inizia come un dolore che non si può raccontare e finisce con un nuovo inizio. Diamoci l’occasione di conoscerlo, il romanzo della nostra storia ha sempre spazio per nuovi capitoli. 

 


Pollicino: Il nostro sguardo davanti alla morte

L’Orco: Il dolore e la rabbia della perdita

L’arma segreta: Il tempo di accogliere le emozioni e creare un nuovo capitolo

Marzia Cikada

Psicologa, psicoterapeuta, terapeuta EMDR. Libera Professionista, realizza laboratori di scrittura autobiografica. Si occupa di adolescenti e coppie. Ama le storie.

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